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Acqua, Galletti: “Italia rischia una multa da 185 milioni”

“L’Italia è soggetta a tre procedure di infrazione relative alla violazione della disciplina europea in materia di acque reflue urbane” e con ciò “non siamo di fronte a una situazione rosea, né di semplice risoluzione: il rischio di una seconda condanna connessa alla procedura d’infrazione n. 2004/2034, con l’irrogazione di pesanti sanzioni economiche è, purtroppo, estremamente realistico”. Lo dice il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in audizione alla commissione Bilancio della Camera, sul dl Mezzogiorno. “Lo scorso 8 dicembre il Collegio dei Commissari Ue ha deciso, infatti, di deferire l’Italia innanzi alla Corte di Giustizia chiedendo l’applicazione di una sanzione forfettaria una tantum di 62.699.421,40 euro– segnala Galletti-. La Commissione ha proposto, inoltre, una sanzione giornaliera pari a 346.922,40 euro (61,3 milioni di euro a semestre) qualora la piena conformità non sia raggiunta entro la data in cui la Corte emetterà la sentenza”.

La decisione finale in merito alle sanzioni spetta alla Corte di Giustizia dell’Ue. “Ove la Corte di Giustizia accogliesse tale richiesta- avverte il ministro dell’Ambiente-, l’Italia sarebbe quindi tenuta a pagare ben oltre 185 milioni di euro solo nel primo anno, tra multa ‘una tantum’ e penalità di mora oltre, ovviamente, il costo necessario per la realizzazione degli interventi”.

“Ritornando al rischio concreto di applicazione delle sanzioni pecuniarie, l’amministrazione centrale potrà esercitare il diritto di rivalsa dello Stato nei confronti di Regioni o di altri Enti pubblici responsabili di violazioni del diritto dell’Unione Europea, così come previsto dalla vigente normativa- avverte il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti-. Le amministrazioni locali e regionali infatti sono state ampiamente informate delle problematiche derivanti dalla ritardata attuazione della normativa europea attraverso comunicazioni formali, specifici incontri tecnici e, da ultimo,direttamente da me nel corso della Conferenza Unificata del 21 luglio scorso”.

GALLETTI: “NOMINA 6 COMMISSARI NON HA DATO RISULTATI SPERATI, PRESTO UNO UNICO”

Per far fronte alla situazione di estrema criticità relativa alla gestione sostenibile delle acque reflue urbane e alla mancanza o all’inefficienza dei depuratori, in special modo a sud, nello ‘Sblocca Italia’ (articolo 7, comma 7) è stata prevista la nomina di appositi Commissari straordinari per interventi finanziati nel settore fognario depurativo, ciò al fine di accelerare la progettazione, l’affidamento e la realizzazione degli interventi necessari al superamento del contenzioso con l’Ue nel settore della depurazione che fa rischiare all’Italia 185 milioni di multa. La mossa, però, “non ha prodotto i risultati sperati per diverse ragioni”. Lo dice il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in audizione alla commissione Bilancio della Camera, sul dl Mezzogiorno. L’esecutivo è intervenuto proprio con il dl Mezzogiorno che, all’art. 2, prevede la “good governance”, spiega Galletti, e quindi “l’attività dei Commissari nominati per l’adeguamento alle sentenze di condanna della Corte di Giustizia” europea e relative alle procedure n. 2004/2034 e n. 2009/2034, “sarà ricondotta in capo ad un unico Commissario straordinario per la realizzazione e l’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione degli agglomerati urbani oggetto delle due infrazioni”.

“Tra aprile 2015 e luglio 2016, con 14 successivi decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri, su mia proposta, sono stati nominati complessivamente 6 Commissari straordinari per 94 interventi (ricompresi nelle tre procedure di infrazione) per un importo finanziato superiore a 1 miliardo di euro (1.050.269.575)”, spiega il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Tuttavia, rileva il ministro, “la nomina di una molteplicità di commissari non ha consentito di conseguire economie di scala rilevanti portando, invece, in alcuni casi alla duplicazione di strutture inutili; le procedure di concreta messa a disposizione delle risorse finanziarie, sia nazionali che locali, sono risultate troppo laboriose (solo recentemente è stato introdotto un comma 7 bis all’articolo 7 del decreto legge ‘Sblocca Italia’ che consente di procedere ad impegni di spesa con la sola competenza a prescindere della cassa); i tempi previsti nel codice degli appalti per l’espletamento delle gare per la progettazione e per la realizzazione dei depuratori non sono congruenti con l’urgenza dei tempi dettati dalla sentenza della Corte di Giustizia; ai commissari non sono corrisposti compensi e l’incarico commissariale è quindi aggiuntivo rispetto a quello ordinariamente espletato; la vicinanza con i territori spesso ha irretito il loro operato in sterili contrapposizioni localistiche”. Per superare le problematiche riscontrate “e per riportare a unitarietà la situazione commissariale è stata predisposta la scelta di good governance, auspicata formalmente dalla stessa Commissione europea, ora prevista all’articolo 2″ del decreto sud, segnala il ministro.

“Tale disposizione è da considerarsi a tutti gli effetti quale misura necessaria per attuare una corretta politica di tutela dei corpi idrici”, come imposto dalla Direttiva 2000/60/Ce (Direttiva quadro acque), per arrivare “nel più breve tempo possibile” all’adeguamento alla direttiva 91/271/Cee, “che rappresenta una misura base obbligatoria della direttiva 2000/60/Ce da attuare per la tutela dei corpi idrici, degli impianti fognari e depurativi a servizio degli agglomerati oggetto di infrazione comunitaria”, aggiunge il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Come stabilisce l’articolo 2 del dl Mezzogiorno, “l’attività dei Commissari nominati per l’adeguamento alle sentenze di condanna della Corte di Giustizia relative alle procedure n. 2004/2034 e n. 2009/2034, ai sensi dell’articolo 7, comma 7 dello Sblocca Italia, sarà ricondotta in capo ad un unico Commissario straordinario per la realizzazione e l’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione degli agglomerati urbani oggetto delle due infrazioni”, chiarisce il ministro. Tale Commissario, “dotato dei necessari poteri straordinari ed acceleratori, dovrà dedicarsi in via esclusiva alla realizzazione degli interventi- prosegue Galletti- e, pertanto, è previsto che gli venga riconosciuto un compenso a carico delle risorse (Fondo Sviluppo e Coesione, risorse statali ed in parte regionali, nonché corrispettivo di tariffa) già stanziate per la realizzazione di tutti gli interventi in questione”. A ciò si aggiunge il supporto di una Segreteria tecnica (composta da un massimo di 6 esperti) dei cui oneri si farà carico il ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. “E’ evidente che la nomina del Commissario straordinario del Governo non fa venire meno la responsabilità delle amministrazioni inadempienti agli obblighi europei e non precluderà, in futuro, l’eventuale esercizio del potere di rivalsa da parte dell’amministrazione statale”, conclude il ministro.

18 gennaio 2017

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