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I frontalieri sono 1.212 in meno. Pd Emilia-Romagna: “Servono accordi”

BOLOGNA – Il calo dei frontalieri italiani che lavorano a San Marino, “passati da 6.605 a 5.393″ a causa della crisi, mette in allarme una dozzina di consiglieri regionali del Pd in Emilia-Romagna, che hanno depositato una risoluzione a proposito. Da quanto rilevato in una nota stampa diffusa oggi, i non sammarinesi che prestano servizio sul Titano sarebbero inoltre discrimanati rispetto ai residenti della piccola repubblica, tanto da creare una situazione che, secondi i consiglieri, andrebbe affrontata con la stipula di una serie di accordi.

San Marino generica cittàLe cause della diminuzione rilevata nel documento, di cui è prima firmataria Nadia Rossi, sarebbero dovute a due fattori: “Nel caso di crisi aziendali, le normative sammarinesi prevedono la salvaguardia delle maestranze residenti in territorio- si legge nel comunicato- inoltre i lavoratori frontalieri hanno una tipologia di assunzione che non prevede alcun tipo di stabilizzazione, rendendone più facile l’espulsione”. In particolare, “si fa riferimento al trattamento riservato alle maestranze espulse dal mondo del lavoro” e “stabilizzate prima del 2011″, che hanno diritto al riconoscimento dello stato di mobilità” e “alla ricollocazione”.
Finito il periodo di mobilità, rileva il Pd, “le diverse normative dei due Stati rispetto alla disoccupazione creano una nuova disparità”. I frontalieri non stabilizzati, infatti, “hanno diritto a tre mesi all’82% di cig e, successivamente all’indennità economica di disoccupazione presso la Repubblica italiana, ma avranno scarsissime possibilità di essere ricollocati presso le imprese del territorio sammarinese”. Molti di loro perdono il lavoro “non a causa di riduzioni collettive di personale, ma a fronte del non rinnovo del proprio permesso di lavoro, non potendo dunque beneficiare degli ammortizzatori”.

Rossi e gli altri consiglieri del Pd ricordano inoltre che le norme dell’Unione europea, di cui il Titano però non fa parte, vietano “qualsiasi tipo di diversificazione nel riconoscimento dei diritti sulla base della residenza anagrafica”, e che “dal 2010 il lavoratore frontaliero in stato di disoccupazione” ha “la facoltà di mettersi a disposizione anche degli uffici del lavoro del Paese di ultima occupazione, oltre che a quelli del Paese di residenza, mentre a San Marino, ad esclusione dei lavoratori frontalieri stabilizzati che siano stati collocati in mobilità a fronte di licenziamenti collettivi, per potersi iscrivere alle liste di avviamento al lavoro è necessario essere anagraficamente residenti”.
Di qui le richieste inoltrate alla Giunta regionale, alla quale si chiede di “porre in sede statale una serie di questioni, fornendo ogni supporto utile al fine di giungere agli accordi fra i due Stati necessari a risolvere le problematiche”.

18 gennaio 2016

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