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Vittorio Emanuele III, i Monarchici rispondono all’Ucei: “Leggi razziali? Non interessano più”

ROMA – “La storia e’ storia. A distanza di 70 anni lasciamo in pace i morti. Questo vale anche per Vittorio Emanuele III. Il piccolo grande re. Il re della vittoria. Non ci ricordiamo le leggi razziali, che non furono ascrivibili alla sua volonta’. Ricordiamo quel che fu ascrivibile alla sua volonta’: la riscossa dopo Caporetto”. Alessandro Sacchi, presidente dell’Unione Monarchica italiana, in un’intervista all’agenzia DIRE replica alla presidente delle comunita’ ebraiche Noemi Di Segni, che ha chiesto di non procedere alla traslazione della salma di Vittorio Emanuele III al Pantheon perche’ il re porta “il peso di decisioni che hanno gettato discredito e vergogna su tutto il paese” a cominciare dalla firma delle leggi razziali.

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“Cominciamo col dire che da oggi in poi i Pantheon sono due: uno a Roma e uno a Vicoforte. Il Pantheon, infatti, e’ la’ dove e’ sepolto il re. E siccome il re e’ a Vicoforte, li’ e’ il Pantheon”, premette Sacchi.

Noemi Di Segni ha un’opinione specularmente opposta. “Massimo rispetto ma non sanno cosa significhi essere un re parlamentare e costituzionale, ruolo che Vittorio Emanuele III conservo’ anche durante il periodo fascista”, risponde il presidente dei monarchici.

L’aspetto piu’ controverso e’ la firma delle leggi razziali. “Ma un re deve controfirmare gli atti del governo. Capisco bene la loro posizione e me ne posso dispiacere tanto e considerare le leggi razziali un abominio. Ma non furono decise da Vittorio Emanuele III, che da capo costituzionale non poteva fare altro che firmare. Si’ e’ vero: avrebbe potuto rifiutarsi e salvarsi la coscienza con l’abdicazione. Dopo di che Mussolini avrebbe fondato la repubblica fascista e promulgato comunque le leggi razziali. Del resto e’ quello che i fascisti hanno fatto a Salo’, no?”.

Ma qual e’ il suo giudizio sui rapporti tra il re Savoia e il regime? “Senza Vittorio Emanuele III non ci sarebbe stato il freno nei confronti del fascismo che comunque c’e’ stato”, risponde Alessandro Sacchi, presidente dell’Unione Monarchica italiana.

“Ma io- aggiunge- non pensavo che ancora oggi, dopo 70 anni, avrei dovuto fare la difesa d’ufficio dalle accuse di vicinanza al fascismo. Per me la monarchia e’ il futuro. Tutto nella storia ha una sua giustificazione, anche la firma delle leggi razziali. Che senso ha parlarne oggi?”.

In che senso dice che ‘tutto ha una giustificazione’? “Qualunque atto umano trova una sua ratio. Da che sono il capo dei monarchici italiani- aggiunge Sacchi- passo una parte del mio tempo per spiegare delle cose che tutto sommato non interessano piu’ nessuno, come la marcia su Roma, le leggi razziali, la fuga di Pescara. Ci sarebbe, invece, molto da dire sulla funzione che hanno oggi le monarchie nel consesso dei popolo democratici. Le piu’ belle democrazie sono oggi monarchie costituzionali. Di questo vorrei parlare e non perdere tempo a domandarsi dopo 70 anni quali responsabilita’ ebbe la monarchia in questo o quel frangente. Ripeto: tutto ha una giustificazione e una ratio”.

Il giudizio complessivo sul re e’ piu’ che positivo. “Vittorio Emanuele III e’ stato il piu’ intelligente dei capi dell’Italia unita dal 1861. E soprattutto quello che piu’ di chiunque altro ha rispettato lo Statuto. Una cosa che gli e’ costata anche cara, visto che anche i suoi consiglieri volevano farlo abdicare gia’ nel 1943 e lui non volle, perche’ sosteneva che abdicando avrebbe implicitamente ammesso di aver commesso degli errori. Cosa che non fu. Neppure quando diede l’incarico a Mussolini per formare il governo. Ci si dimentica che fu il parlamento italiano ad affidarsi a Mussolini. Che nel primo governo Mussolini c’erano anche i popolari. Si vorrebbe Vittorio Emanuele III colpito da una damnatio memoriae. Ma e’ stato un grande re”.

di Alfonso Raimo

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17 dicembre 2017
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