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Si chiude il Forum delle Risorse Umane: “La tecnologia avanza, ma il fattore umano pesa”


MILANO – Rimettere le persone al centro del mondo del lavoro, rendere consapevoli le realta’ aziendali dell’obbligo di dover stare al passo con un mondo che cambia e che pone l’interconnessione (di strumenti, di competenze, ma anche di valore umano) come priorita’ per proseguire, o meglio riprendere il lungo percorso verso la societa’ che sara’.

Questo il cuore pulsante di temi emersi dalla nona edizione del Forum delle Risorse Umane, che si e’ svolto ieri negli spazi di Palazzo Lombardia, a Milano, e che ha visto la presenza di personalita’ provenienti da vari ambiti: dall’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero all’ex pallavolista Maurizia Cacciatori, dal direttore d’orchestra Daniele Agiman all’amministratore delegato di Eni Corporate University, Marco Coccagna.

Insomma, una miscela di diversi settori lavorativi, che hanno voluto e cercato di realizzare una sintesi comune durante le otto ore di evento (dalle 9.30 alle 17.30): “È ora di trovare un ruolo nuovo al capitale umano e dare uno scopo ai giovani per fargli capire che non finira’ tutto in mano ai robot”, ha detto ad esempio l’avvocato Aldo Calza, perche’ “oggi chi emerge e’ chi ha passione e voglia di divertirsi”, mentre “chi lavora come una volta con noia fastidio e cartellino da timbrare sicuramente verra’ divorato dall’intelligenza artificiale”.

In questo senso le tecnologie intelligenti, che incarnano il principale vettore di cambiamento, si pongono a meta’ strada fra l’individuo e l’ambiente che lo circonda, offrendo gli strumenti per delineare una nuova concezione di economia e di lavoro. La risposta di tali tecnologie, infatti, non solo incide sulla produttivita’ e sulla crescita delle imprese ma trasforma il modo stesso in cui si lavora e si vive.

La peculiarita’ di questo Forum e’ stata proprio quella di partire dalla novita’ tecnologica per spostarsi rapidamente su quella umana, perche’ “le tecnologie aiutano ma sono le persone quelle che con il livello giusto di competenze e con il livello giusto di motivazione poi faranno vincere la sfida alle rispettive aziende”, come ha detto la Responsabile Welfare e Formazione di Pirelli Tyre, Donatella De Vita.

Una giornata di incontri, workshop, dibattiti e interviste per chiedersi in primo luogo dove e quali siano stati gli errori passati del sistema welfare e per progettare insieme nuovi metodi per tornare ad avere un mondo produttivo piu’ attento alle esigenze dei lavoratori. Esigenze che non riguardano soltanto i propri diritti sindacali ma anche lo stimolo che si deve ricevere per poter migliorare la propria realta’ lavorativa e, di conseguenza, la propria efficienza.

Valore dunque all’empatia e ai consigli, che paiono scavalcare il freddo responso del capo a cui siamo sempre stati abituati. Ma soprattutto un grande occhio ai giovani, coloro che piu’ di tutti stanno soffrendo quest’epoca di cambiamento non certo per colpa loro, ma per le responsabilita’ di un sistema ‘adulto’ che per troppo tempo non ha compreso l’antifona del cambiamento radicale vissuto dalla societa’ negli ultimi anni e che non si e’ ancora concluso, anzi sembra essere soltanto all’inizio.

Intenzioni e prospettive che si leggono tra le righe di Elsa Fornero: “Consiglierei alle strutture pubbliche di dotarsi di tutti gli strumenti per far si’ che i giovani possano trovare o ritrovare occupazione nel minor tempo possibile“, ha detto, “e per rendere la formazione un processo continuo e non sporadico, senza finalita’ precise”.

Un processo continuo e flessibile, come continuo e flessibile pare essere diventato il mondo del lavoro, verso cui occorre determinare un diverso approccio ma soprattutto occorre determinarlo insieme, a prescindere dagli ambiti di lavoro diversi, a prescindere dalle competenze richieste, a prescindere dalle diverse categorie.

Determinare strumenti, e lasciare che le competenze arrivino quasi per inerzia, perche’ molto e’ cambiato, come ha detto il giuslavorista e fondatore di LabLaw Francesco Rotondi: “Una volta si cercava di immaginare come imparare un mestiere, e quindi era un processo di acquisizione di competenze, oggi le competenze necessarie al lavoro cambiano in maniera rapidissima e quindi forse bisogna focalizzarsi sul concetto di imparare ad imparare- ha chiuso- per essere pronti a cambiare molto rapidamente come questo mercato oggi ci indica”.

17 novembre 2017

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