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Fine vita, Mina Welby: “Parole di Papa Francesco sono già nel catechismo”


ROMA – Nessuna storica apertura, “quanto detto da Papa Francesco è già nel Catechismo”. Mina Welby approva con moderazione le parole dette dal Pontefice a proposito della sospensione delle cure quando non servono più: “È dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli- ha detto Francesco- quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito ‘proporzionalità delle cure'”.

Quanto detto dal Papa è già scritto in breve nell’articolo 2278 del Catechismo: ‘quando le cure sono pesanti, onerose, dolorose e non servono più per lasalute, per guarigione del malato si possono interrompere. Si accetta di non poterla impedire. È la volonta che deve essere espressa dal malato stesso’. Questo è quanto riporta l’articolo”, ha detto Welby, interpellata dall’agenzia Dire.

Quanto detto dal Papa “non è una cosa estemporanea, non ha detto una cosa nuova, molti si sono svegliati adesso, ad un certo punto non ho capito perché debba intervenire il Capo della Chiesa che sta nel diritto del cittadino, e la nostra costituzione dice la stessa cosa“.

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La moglie di Piergiorgio Welby non sa se le parole del Papa “possano avere influenza sui politici”. Le società nazionali e internazionali “affermano che i trattamenti di nutrizione e idratazione sono sanitari, e possono essere rifiutati. Sono le persone anziane che non ce la fanno piu e rifiutano il cibo. Nessuno puo’ essere costretto, a inghiottire e a mangiare con il sondino“.

Personalmente Welby non vorrebbe essere nutrita artificialmente: “Non vorrei riceverla- ha detto- L’ho visto messo a mio marito, lo ha accettato e voluto, diceva ‘non sono pronto’. Lui iniziava a lavorare per difendere il diritto delle persone di poter avere la legge sul biotestamento. Lo aveva chiesto nel 2002 al comitato nazionale di bioetica. E all’epoca c’era ancora l’obbligo della nutrizione artificiale”.

Papa Francesco ha detto di poter “rifiutare le cure o di interromperle, ma Papa Giovanni Paolo II nella sua gravissima malattia si era rifiutato di ricevere le cure mediche“. Le desistenze terapeutiche, le interruzioni delle cure, “è eutanasia passiva”.

Papa Francesco, ribadisce, “non ha detto nulla di nuovo, ha solo sottolineato il diritto del paziente di rifiutare le cure invasive e inutili, futili. Così è accanimento”. Il medico deve “ascoltare il paziente e fare quello che chiede. Se ne accetta l’opinione, viene ancora più esaltata la dignità del medico. Che non è solo un tecnico ma è umano”.

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Il dottor Riccio, che seguiva suo marito Piergiorgio, “ha avuto pensieri difficili però non li ha espressi, lui ha accettato la volontà di mio marito. E aveva chiesto tempo prima di far entrare nelle sue vene la sedazione che è l’addormentamento che avviene prima dell’operazione, per non sentire il soffocamento”.

Quindi, nessuna apertura storica: “Ci sono stati anche altri papi che sono intervenuti su questo. Analizziamo la volontà di Giovanni Paolo II, lo ha fatto con la pratica. E Paolo VI,c he ammirava la scienza medica, le tecnologie nuove. Lui diceva che la medicina ha tante possibilità per allungare la vita, ma non è detto che debbano essere usate tutte. E poi Pio XII, che chiedeva ai medici non risparmiare con la morfina, perché i dolori non danno benessere al malato e non aiutano ad avere una morte dignitosa. E lo ha detto 80 volte”.

Il Papa, ha concluso Mina Welby, “ha detto cose umane, a parlare è stato l’uomo Bergoglio. Lui molte volte parla da uomo e non da capo della Chiesa. E secondo me fa bene”.

17 novembre 2017

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