Emilia Romagna

A Forlì la Procura è su Facebook, twitta e ha la sua app

Una Procura che vuole essere social e che parla attraverso Facebook e tramite una app. E’ un caso unico in Italia, quello della Procura di Forlì, in Emilia-Romagna, che ha un proprio profilo Facebook e Twitter, ha una app e anche un sito internet, un portale in cui vengono inserite le notizie di reato ma anche dei video. “La comunicazione è ritenuta fondamentale” dice il procuratore capo Sergio Sottani, che ieri ha presentato a stampa e autorità il bilancio sociale. Sì, proprio il bilancio sociale, altro tassello che fa parte di una strategia per “superare l’inconoscibilità dell’attività giudiziaria“, e nell’intento di “essere sempre un esempio di attenzione e coerenza per i giovani“. A questo proposito, in un anno e mezzo, la Procura ha ridotto “sensibilmente” le spese per le convenzioni, passate da oltre 700.000 a poco più di 100.000 euro.

E’ proprio ai giovani che punta il lavoro che la Procura di Forlì ha scelto di fare sulla comunicazione: serve un “linguaggio rapido, che manifesti serietà senza essere troppo burocratico, da Istituto Luce”, dice ancora Sottani. Oltre che social, poi, quella di Forlì è anche una Procura multiculturale, perchè ad occuparsi della digitalizzazione degli atti sono “tre soggetti di cultura e religioni diverse, un piccolo messaggio di tolleranza che dimostra come cambiano gli uffici giudiziari”, aggiunge ancora Sottani.

Oltre che sulla comunicazione, nell’ultimo anno e mezzo a Forlì si è scelto di puntare anche molto sulla sicurezza dell’edificio da un alto e sul confort di chi lo vive dall’altro, a partire dalla sala per le audizioni protette inaugurata l’anno scorso.

Venendo alle attività investigative vere e proprie, in un anno e mezzo è salito il numero delle intercettazioni: 245 i bersagli rispetto ai 169 del 2013-2014, specie per i reati legati alle sostanze stupefacenti, anche se la città più che per lo spaccio in strada, si presenta come luogo di transito. E infatti sono stati effettuati sequestri anche di notevole entità.

Quanto all’attività giudiziaria, risultano in aumento reati contro il patrimonio, in materia di droga e bancarotta, ma anche le denunce per violenze sessuali (da 38 a 76 in un anno), contro le quali occorre “alzare la guardia”, e la spesa per le intercettazioni, da circa 42.000 euro a oltre 73.000.  Nel corso dell’ultimo anno giudiziario, dice ancora il bilancio, sono stati iscritti oltre 14.659 procedimenti e ne sono stati definiti oltre 14.980, mentre l’arretrato si è attestato, a fine anno, a 4.014 procedimenti. Il dato sulla pendenza dei procedimenti dimostra un trend positivo in quanto vi è una costante diminuzione delle pendenze. La durata media delle indagini è diminuita e nell’ultimo anno i tre quarti dei procedimenti sono stati definiti in meno di sei mesi.

Anche l’Uas (Ufficio affari semplici) ha ridotto le pendenze che sono passate da 245 a 99. Il valore dei beni confiscati è ulteriormente aumentato passando da 117.853 euro a 193.788 euro, per il solo primo semestre di quest’anno; mentre la spesa media per procedimento passa da 226 a 161 euro. Sono stati poi 7.477, in calo sul 2013-2014, i procedimenti verso noti, con 10.234 indagati. Tra le 3.933 denunce, erano 3.273, ce ne sono cinque per omicidi volontari, 10 per tentati omicidi, 17 per sequestro di persona, 512 per furti, 96 per rapine, sei per usura e 88 per bancarotta. In definitiva, “le difficoltà economiche, la scarsezza di personale e di mezzi non hanno impedito un miglioramento costante del servizio giustizia e di questo va dato merito alla responsabilità e all’impegno profuso dalle singole persone, sia dai magistrati, che dal personale amministrativo e di polizia giudiziaria”, conclude Sottani.

Dal canto suo il presidente dell’Ordine provinciale degli avvocati, Roberto Roccari, rimarca che a Palazzo di giustizia c’è un “rapporto nell’assoluto rispetto dei ruoli, che dà frutti vantaggiosi”. Inoltre “sapere cosa fa la procura è utilissimo”, senza però ricorrere a una “spettacolarizzazione ad arte delle iniziative”. Insomma “c’è rispetto per la dignità delle persone”. Di certo, però, aggiunge alla luce dei fatti di Parigi di venerdì sera, “c’è anche il fondato timore che si debba rinunciare a una parte di libertà per garantire a tutti la sicurezza”. Rimane poi il problema dei tempi, sottolinea il presidente della Camera penale, Marco Martines. Per esempio quelli delle indagini preliminari che vanno a incidere pesantemente sulla giustizia del processo.

 

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

17 novembre 2015
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