Dal campo al piatto, se le donne sono regine di sostenibilità

BOLOGNA – Donne e cibo. Un connubio che sfocia spesso e malvolentieri nello stereotipo della donna tutta casa e cucina. In realtà, però, la ‘storia’ cambia quando si considera il mangiare non solo come piatti e ricette, ma tutta la filiera di produzione agricola, la sostenibilità, l’ambiente e lo sviluppo del territorio. Anche di questo si è parlato durante la giornata conclusiva del Bologna award, il premio internazionale sulla sostenibilità agroalimentare, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione.

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La rassegna, promossa a Caab e Fondazione Fico con il contributo di Camera, di commercio, Comune, Città metropolitana e Regione, si è conclusa ieri pomeriggio con il saluto in apertura della viceministra agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, Emanuela Del Re, introdotta dal presidente della Fondazione Fico, Andrea Segrè, per poi proseguire con il panel “Women for food“, dove si è parlato del ruolo della donna nel rapporto tra cibo e territorio in Africa e in particolare in Costa d’Avorio.

Kouassi Dja Flore, direttrice Sviluppo della Camera Nazionale dell’Agricoltura in Costa d’Avorio, ha descritto una situazione ancora molto lontana alla parità dei sessi nel ramo dell’agricoltura, ma che sta migliorando grazie ad alcuni progetti che la stanno favorendo.

Dialogando con Valentina Franchi, esperta in questioni di genere e sviluppo della divisione “Protezione sociale” della Fao, e Duccio Caccioni, curatore del Bologna award, Flore ha presentato i risultati di un progetto denominato “La boutique paysanne“, società cooperativa che costituisce un punto d’incontro per produttori, trasformatori e distributori nella creazione di prodotti con le tecniche tradizionali tipiche del territorio. Ad esempio, l’abito da lei indossato durante il dibattito, proviene proprio da lì. Anche per questo le è stato assegnato al termine dell’incontro il premio City of food Master, consegnato da Valentina Franchi. Premio che è stato consegnato anche nei due incontri successivi ai due celebri chef Filippo La Mantia e Antonia Klugmann, che hanno rispettivamente presentato i loro libri dedicati alla cucina.

La Mantia in particolare ha svelato il suo approccio con la cucina, con una lieve vena polemica riferendosi all’eccessiva declinazione “social” che le si attribuisce, quando in realtà prima di tutto è una necessità di mangiare e sfamarsi. Sul palco dell’Arena centrale di Fico ha poi raccontato la sua vita: gli inizi come fotoreporter e l’equivoco giudiziario che lo ha portato a vivere l’esperienza del carcere perchè accusato ingiustamente dell’omicidio di Ninni Cassarà, vicequestore ucciso da Cosa Nostra nell’agosto del 1985, evento che lo ha portato ad abbandonare il fotogiornalismo per lanciarsi nel mondo del cibo e della cucina.

Klugmann, reduce dall’esperienza di Masterchef, ha invece parlato dell’importanza della conoscenza del mondo da parte del cuoco oggi, per poi ripercorrere i passi della sua carriera: prima seguendo lo chef Raffaello Mazzolini che le ha “insegnato tutto”, e poi aprendo il primo ristorante a soli 26 anni. Infine,l’ambito riconoscimento della stella Michelin, arrivata grazie al suo ristorante aperto nelle campagne friulane, la sua terra.

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17 ottobre 2018
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