Bangladesh, il corteo a Roma: “Elezioni libere, l’Italia ci aiuti”

ROMA – “In Bangladesh 160 milioni di persone vivono senza democrazia, e nella paura di venire arrestati o peggio, uccisi, se esprimono le proprio idee. Questo governo ha trasformato lo Stato in una feroce dittatura”. La denuncia giunge da Dhali Nasir, il segretario generale della sezione italiana del Partito nazionale del Bangladesh (Bnp). Stamani, tra le 500 e le 600 persone appartenenti alla comunità bengalese si sono riunite davanti a Montecitorio sollevando cartelli inneggiando a “libere elezioni”, “giustizia”, “libertà”.

“In questo momento in Bangladesh l’opposizione non esiste. Il governo e i deputati in parlamento occupano la loro carica illegalmente, perché è da dieci anni che non si tengono elezioni regolari. Per questo al presidente della Camera, Roberto Fico, abbiamo consegnato una lettera: chiediamo alle istituzioni italiane di aiutarci. Da soli non possiamo farcela”.

Il Bangladesh è andato alle urne nel 2014, riconfermando in carica il partito di governo, l’Awami League, della premier Sheikh Hasina. Ma il sospetto di brogli, il boicottaggio da parte dei principali partiti di opposizione (tra cui il Bnp), nonché la morte di 24 persone nelle proteste esplose durante il voto hanno spinto vari paesi occidentali a definire tale tornata elettorale “non credibile”.

Entro il 2018 i bengalesi terranno alle urne per le elezioni generali, e la diaspora in Italia si è messa in moto “affinché ci sia un voto libero e trasparente. Non sappiamo se i partiti di opposizione saranno autorizzati a candidarsi”, dice Dhali Nasir.

Nella capitale hanno protestato anche per il rilascio della loro leader storica, Khaleda Zia, gia’ due volte premier, in carcere da febbraio con l’accusa di corruzione. “Tengono in prigione senza assistenza medica una donna di 73 anni, che ha dato la vita per il Paese”, lamenta Nasir. Convinto che “le accuse contro di lei siano state fabbricate. Sono falsi anche i testimoni e il giudice è stato corrotto”.

Più in generale, in Bangladesh regnerebbe uno Stato di polizia: “chi contesta il governo viene arrestato o peggio, ucciso. Oltre 3mila oppositori hanno perso la vita. Pensate che cosa è successo durante le recenti manifestazioni degli studenti”. Gli universitari la primavera scorsa hanno organizzato varie marce contro il governo, nelle quali diversi ragazzi avrebbero perso la vita a causa dell’azione repressiva della polizia, come varie ong hanno denunciato.

Lo stesso Dhali Nasir sostiene di non poter tornare a casa: “Ho dovuto rinunciare anche al funerale di mia madre. Sono in Italia da 24 anni e ho sempre militato nel Bnp. Ricevo minacce e so che se tornassi, rischierei la vita”. Secondo il segretario generale del Bnp-Italia, “a tanti esponenti del Bnp è già capitato. Molti altri sono in prigione oppure risultano scommparsi. Chiediamo giustizia per queste persone”, conclude.

17 settembre 2018
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