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DIRE Emilia-Romagna

‘Eternit’, il film sulle bonifiche da amianto agli European film awards

BOLOGNA – Ci sarà anche un pezzo di Emilia ai prossimi European film awards, il premio dell’eccellenza cinematografica europea di scena il prossimo 12 dicembre a Berlino. La candidatura per l’Efa 2015 se l’è conquistata a Venezia (short film nomination) il regista bolognese Giovanni Aloi, applaudito alla 72esima Mostra del cinema con il suo ultimo lavoro “Eternit“. O “E.T.E.R.N.I.T.”, come recita la ragione sociale ufficiale.

Più film che docufilm, si tratta di un corto di 14 minuti di produzione francese, scritto con Nicolò Galbiati, sostenuto dalla Cineteca di Bologna e approdato in laguna nella sezione Orizzonti Cortometraggi. Proiettato il 3 settembre al Palabiennale con replica il 10 nella Sala Casinò, la giuria presieduta da Jonathan Demme l’ha lanciato a Berlino preferendolo ad altri 33 film in concorso.

Per il giovane Aloi, 31enne, in fondo è una rivincita: l’anno scorso, l’altro suo corto “A passo d’uomo” (sempre Galbiati) era stato escluso a Cannes solo perché presentato prima in un altro festival. Emiliano è Aloi (studi al Dams di Bologna e poi a Parigi) ma emiliano è anche il contesto dove è stato girato e concepito “Eternit”, ovvero Sassuolo e dintorni.

La storia segue le vicende di Ali (Ali Salhi), abile operaio impegnato nelle bonifiche dall’amianto che lavora in Italia mentre la moglie la figlia sono rimaste in Tunisia, aspettando i documenti che consentano alla famiglia di ricongiungersi. A destabilizzare i buoni propositi irrompe nel tourbillon Serena Grandi, che dopo “La grande bellezza” ha sposato volentieri il lavoro di Aloi diventandone l’unica interprete professionista. Ma il vero protagonista resta l’amianto con tutto il suo sinistro bagaglio, al quale però Ali, esile di fisico e forte di testa, sembra decisamente indifferente.

Alì pensa a lavorare duro giorno dopo giorno in attesa di moglie e figlia, Serena permettendo, e pazienza se la mascherina di protezione si sfila distrattamente. “L’amianto è sempre associato alla morte, ma io volevo raccontare una storia di vita”, per dirla con Aloi. Interpretato anche da Alessandro Castiglioni e Mohamed Omar Abd Rabou (quello che si stupisce perché “anche gli italiani” lo chiamano per le bonifiche), colonna sonora del duo Futuro (ma nella scena più drammatica largo a un bel silenzio), “Eternit” diventa così una riflessione possibile sulle scelte difficili e irrevocabili dell’esistenza. E diventa allo stesso tempo un ritornello sulla distanza: quella tra Ali e i suoi, quella tra la vita e la fibra tossica. Ma più di altro, forse, del film ora in gara agli Awards europei colpisce l’avvincente ‘making of’, che ormai un anno fa aveva imposto una complessa preparazione sul campo. Nel distretto sassolese, come del resto un po’ ovunque in Emilia-Romagna, gli edifici da bonificare non mancano. L’affiatata crew al fianco di Aloi ha intervistato gli operai specializzati a camera spenta, il cantiere è vero e la bonifica è reale. La troupe, munita di tuta bianca e dispositivi di sicurezza al completo, ha girato sui tetti contaminati le scene clou, tra problemi tecnici e rischi per tutti. “Non è stato facile girare in quelle condizioni, ma volevo riprodurre al meglio quella realtà”, dice il regista. Inquadrature ravvicinate e riprese dall’alto, prima che le lastre di amianto sovrastino, in tutti i sensi, la pianura padana e quello che la circonda: Aloi gira così.

17 settembre 2015

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