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Afghanistan, i Talebani vogliono negoziare: “inutile escluderli”


ROMA – L’Afghanistan non e’ in grado di camminare con le proprie gambe, si trova quindi in una fase di grande pericolo per il futuro dei suoi abitanti e delle sue istituzioni. E i Talebani si stanno dimostrando favorevoli a sedersi al tavolo negoziale con Kabul, per avere la loro parte nella gestione del Paese. Lo ha spiegato all’agenzia Dire Claudio Bertolotti, analista strategico per Itstime (Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies), gia’ capo sezione di contro-intelligence della Nato in Afghanistan dal 2005 al 2008.

Per Bertolotti, dopo 16 anni di guerra, la questione deve “essere risolta tra afghani”. I talebani, spiega, “stanno conquistando sempre di più il terreno, hanno il controllo di circa il 40 per cento del territorio, questo non significa che il restante 60 per cento sia sotto il controllo delle forze governative, tutt’altro. I talebani hanno dato una disponibilita’ a sedersi al tavolo delle trattative, bisognera’ vedere quanto saranno in grado di concedere, quanto saranno disposti a dare alle forze di sicurezza internazionali e al governo afghano, in cambio di una spartizione del potere”.

Impensabile per l’analista non prevedere nella gestione dello Stato anche i miliziani, anche perché “al momento non e’ in mano al legittimo governo“.

Sulla presenza dell’Italia, che controlla l’area ovest del Pese con un commando regionale nell’area di Herat, Bertolotti commenta, all’indomani dell’annuncio dell’invio di nuovi soldati statunitensi: “Al momento il numero non e’ aumentato, se non per le circa 100 unita’ che hanno portato in totale circa mille nostri soldati in Afghanistan lo scorso anno, per compensare il ritiro delle forze spagnole, che condividevano con l’Italia la responsabilita’ di quell’area. Anche le forze italiane come quelle internazionali che contribuiscono alla missione ‘Resolute Support Mission’ della Nato- prosegue l’analista di Itstime- sono impegnate in attivita’ a contatto con le forze di sicurezza afghane attraverso nuclei di addestramento e di consulenza e affiancamento”.

Le nostre agenzie di cooperazione internazionale continuano a contribuire (l’ultima volta a maggio, con dieci milioni di euro) alle missioni di ricostruzione del Paese. Rispetto a queste, l’Afghanistan “non e’ più un oggetto di attenzione da parte dei media, di conseguenza anche a livello politico l’attenzione si e’ via via diluita con il tempo, concentrandosi invece su altre aree di crisi che attirano di più l’attenzione mass-mediatica. L’Italia ha un ruolo molto importante nel processo di ricostruzione dell’Afghanistan, ma dopo sedici anni credo di poter dire che vi siano ben poche speranze di risollevare le sorti di questo Paese che da un punto di vista sia militare che politico- tiene a sottolineare ancora- non e’ in grado di sostenersi da solo”.

17 giugno 2017

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