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Uragani, siccità e malattie dagli insetti: per l’Italia i cambiamenti climatici saranno disastrosi

ROMA – L’Italia e il bacino del Mediterraneo sono considerati dagli scienziati un ‘hotspot’, cioè tra le aree dove l’impatto dei cambiamenti climatici sarà maggiore e potenzialmente più disastroso. Nell’area vivono oltre 500 milioni di persone in circa 30 Paesi tra Europa, Africa e Asia. Per l’Italia e il Mediterraneo è dunque cruciale rimanere al di sotto di 1,5 gradi di aumento della temperatura, soglia ambiziosa fissata dagli Accordi di Parigi e che di solito fa pensare alle Isole del Pacifico a rischio sommersione.

Ecco, questa soglia invece riguarda anche noi, anche l’Italia, non solo le remote isole del Pacifico, per cui è “cruciale rimanere al di sotto della soglia di un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi”. Così Stella Bianchi, deputata Pd, nel corso di una conferenza stampa alla Camera con Antonio Navarra e Riccardo Valentini, scienziati dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change, l’organismo scientifico che risponde alla Nazioni unite), Maria Grazia Midulla (Wwf), Pippo Onufrio (Greenpeace), Edoardo Zanchini (Legambiente).

Le conseguenze dei mutamenti climatici per il nostro Paese possono essere davvero pesanti e drammatiche. Detto che nell’area del Mediterraneo “le temperature aumentano più di quanto avviene in media nel resto del mondo”, il rischio è di una “maggiore salinità” (con risalita del ‘cuneo salino’ nei fiumi dalla ridotta portata) e di un innalzamento del livello del mare “dai 7 ai 12 centimetri da 2021 e 2050”, una “marcata riduzione dei ghiacciai alpini e impatti sui bacini idrografici”, un’esplosione dell’aridità e dei fenomeni di desertificazione, con “la metà del territorio italiano a rischio di degrado”.

Arrivano poi i ‘medicanes’, crasi tra ‘Mediterranean’ e ‘hurricanes’, a testimoniare l’arrivo nel Mediterraneo degli uragani sinora tipici del Pacifico.

A questi fenomeni, già pesantissimi, vanno aggiunti una perdita di biodiversità nel nostro Paese doppia rispetto a quanto si prevede avverrà in Europa, un’alterazione dell’integrità degli ecosistemi marini con arrivo di speci aliene, gravi effetti sulla salute umana con muove malattie clima-sensibili come quelle trasmesse da insetti vettori e pesanti impatti sulle città.

Il rateo di crescita delle temperature in Italia è circa il doppio rispetto a quello globale. E’ stato già raggiunto un aumento intorno a 1,3 gradi rispetto al periodo tra 1880 e 1920 con una sostanziale riduzione delle precipitazioni. L’aumento della temperatura media proiettata è particolarmente pronunciato nell’Europa meridionale e nel nord Africa durante la stagione estiva e sulle Alpi dove sia in inverno che in estate il riscaldamento potrebbe raggiungere i 2 gradi. Le conseguenze: minori precipitazioni nella stagione estiva; tendenza all’aumento dell’ampiezza del ciclo stagionale con inverni anomali e estati con maggiori possibilità di avere ondate eccezionali di calore.

Con l’aumento delle temperature si registrano maggiore salinità e innalzamento del livello del Mar Mediterraneo, con effetti anche sulla circolazione tra Mediterraneo e Atlantico. Per quel che riguarda il livello del mare si rischia un possibile aumento medio dai 7 ai 12 centrimetri tra il 2021 e il 2050 rispetto al periodo di riferimento 1961-1990. A questo innalzamento del livello del mare va poi aggiunto l’aumento dovuto ai fenomeni di subsidenza costiera e all’aumento del livello dell’oceano globale indotto dalla fusione dei grandi ghiacciai continentali quali quello Groenlandia e penisola antartica occidentale.

La temperatura in aumento superiore alla media nelle Alpi porta poi ad una marcata riduzione dei ghiacciai alpini, che si sono significativamente ritirati con bilanci di massa generalmente negativi e l’estinzione dei ghiacciai più piccoli. Si riducono le riserve di acqua, con impatti rilevanti sui bacini idrografici montani e sul bacino del Po, sul settore agricolo, idroelettrico e sugli usi potabili dell’acqua.

Ci sono poi l’aridità e fenomeni di desertificazione, legati ad aumento delle temperature e alla diminuzione delle precipitazioni. Si temono anche possibili fenomeni di retroazione: un suolo più secco si riscalda più facilmente e si lascia penetrare più lentamente da piogge intense, questo limita la capacità di accumulo riducendo ulteriormente il contenuto idrico che a sua volta limita lo sviluppo della vegetazione determinando condizioni favorevoli alla desertificazione con riduzione della biodiversità del sistema.

Si verificheranno poi pressioni aggiuntive sulle coste dovute all’aumento del livello del mare e all’incremento del fenomeno dell’intrusione delle falde acquifere costiere. Tutte le regioni hanno aree sensibili alla desertificazione ma con gradi di intensità e con estensione delle aree interessate diverse: oltre la metà del territorio italiano è a rischio di degrado e le regioni con aree sensibili superiori alla media nazionale sono Basilicata, Marche, Molise, Sicilia, Sardegna, Puglia e Emilia Romagna.

Sul fronte degli eventi intensi si teme un aumento della frequenza di eventi intensi che riproducono caratteristiche tipiche dei cicloni tropicali quali ad esempio la presenza di un occhio centrale relativamente calmo (Medicanes, Mediterranean hurricanes). In forte aumento anche frane e alluvioni.

A tutto ciò si aggiunge una perdita di biodiversità stimata al doppio di quanto previsto a livello europeo, dove arriva al 10%, dovuta anche all’insorgere di malattie e maggiore vulnerabilità agli agenti patogeni e ai parassiti che possono avere maggiore diffusione.

Vi saranno alterazioni all’integrità degli ecosistemi marini con aumento delle temperature, acidificazione degli oceani, introduzione di specie aliene. Nel Mediterraneo, per la sua modesta estensione e la caratteristica di essere un mare semi-chiuso, i cambiamenti indotti dal riscaldamento globale possono provocare risposte a livello biologico più rapide rispetto a quanto riscontrato in altri sistemi su scala globale.

Non mancano poi gli effetti sulla salute: aumenta il rischio di malattie trasmissibili clima-sensibili quali quelle trasmesse da insetti vettori (emergenti e riemergenti), tossinfezioni alimentari e malattie trasmesse con l’acqua; impatti dovuti anche a peggioramento della qualità dell’aria e delle acque; i cambiamenti climatici incidono su tutti i fattori della sicurezza alimentare. Ci saranno anche impatti sulle città: i cambiamenti climatici sono amplificatori di criticità pregresse e quindi accrescono le difficoltà di drenaggio o i rischi idraulici o i danni da mancanza di verde urbano. Possibili anche gli impatti sulle infrastrutture.

17 giugno 2017

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