Iraq, Geddo (Unhcr): Civili in fuga da Falluja, Is non controlla più

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ROMA – A Falluja lo Stato islamico non riesce più a controllare il movimento dei civili: a migliaia, donne, bambini, anziani, stanno attraversando il ponte sull’Eufrate. Bruno Geddo, l’italiano coordinatore in Iraq dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), parla con la Dire dopo che le forze governative hanno raggiunto il centro città. “I bombardamenti aerei e i colpi di mortaio della coalizione internazionale hanno rimosso gli ultimi ostacoli alla fuga dei civili”, sottolinea Geddo: “Dopo aver attraversato il ponte, camminano a piedi 15 chilometri fino a un incrocio dove sono assistiti dalle forze governative e dai nostri operatori“. Questa mattina l’esercito iracheno ha annunciato di aver assunto il controllo di Nazzal, il quartiere di Falluja dove sono situati gli edifici dell’amministrazione locale.

Secondo il responsabile di Unhcr, “anche i capi tribali che si erano schierati con Al Qaeda e poi con lo Stato islamico si stanno riposizionando perchè hanno capito che a Falluja non c’è speranza”. Sul piano umanitario, però, la situazione resta difficile. Alle migliaia di sfollati che hanno raggiunto i campi profughi allestiti nella provincia di Al Anbar gli operatori dell’Alto commissariato hanno distribuito 4500 kit con coperte, cibo e beni di prima necessità. Altri 1500 saranno distribuiti nelle prossime ore, mentre si continua a lavorare per l’apertura di quattro campi di accoglienza. Un appuntamento significativo è poi in programma lunedì. In occasione della Giornata internazionale dei rifugiati, a Baghdad, nel campo profughi di Al Salam, si esibirà Naseer Shamma, uno dei più noti suonatori di oud, la chitarra allungata tipica della Mesopotamia. “La speranza- dice Geddo- è che la musica possa portare nel cuore dei rifugiati armonia e voglia di riconciliazione”.

17 Giu 2016
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