Opinioni

Scuola: la rivoluzione dell’educazione inclusiva

di Anna Paola Sabatini, Direttore dell’Ufficio scolastico del Molise

Quella di una educazione inclusiva “che faccia posto a tutti” e che sia capace di “integrare il linguaggio della testa con quello del cuore e delle mani” come ha affermato Papa Francesco, è ormai la vera sfida educativa del nostro tempo. La scuola, come principale agenzia educativa, deve tenerne conto e considerarla una vera priorità. Educare alla pace, alla reciprocità e alla restituzione, nella fase di emergenza sociale che stiamo vivendo, è la premessa autentica su cui basare il processo di apprendimento in classe dei nostri studenti. Un percorso di conquista di valori e conoscenze che può essere rafforzato sicuramente dall’utilizzo dei nuovi strumenti e dalle nuove tecnologie a supporto della didattica ma che non trascuri mai la dimensione fondamentale e imprescindibile della relazione umana. E’ solo nella relazione, infatti, che già gli alunni più piccoli possono sperimentare, primo fra tutti, il valore della reciprocità. Si tratta di un “incastro” vero da cui attingere nuove risorse per la crescita formativa e personale. È l’occasione di scoprire anche la diversità dell’altro come una risorsa per accrescere il proprio patrimonio culturale e soprattutto umano. Solo se riusciremo a far scoprire ai nostri ragazzi la “bellezza” dell’incontro e del dono, saremo riusciti davvero nel difficile compito di aiutarli a crescere.

E’ questa la vera rivoluzione educativa che deve contaminare positivamente la nostra realtà scolastica e che può sostenere realmente la nostra intera società nella battaglia contro tutti i fenomeni di esclusione sociale e di inaudita violenza che stanno caratterizzando i nostri giorni. E’ solo in questo modo che si superano i limiti della cultura dominante dell’individualismo che contraddistingue, in particolare, il nostro popolo, come ha ricordato anche lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in più occasioni. Anche se l’Italia ha esempi straordinari di progetti vincenti dal punto di vista dell’inclusione. Come lo Studentato Internazionale e il Quarto Anno d’Eccellenza di Rondine Cittadella della Pace. In questo borgo in provincia di Arezzo si formano ragazzi provenienti dai paesi in conflitto nel mondo e si lavora con loro per seminare nuove prassi di pace.

Ma un evento del tutto significativo, che di certo apre una nuova e rivoluzionaria finestra sul percorso di un’educazione che riesca davvero a raggiungere e coinvolgere tutti senza esclusioni e discriminazioni, è l’inaugurazione della Scuola di Alta formazione “Educare all’incontro e alla solidarietà” presso l’Università di ispirazione cattolica LUMSA di Roma, che rappresenta una realtà di eccellenza nel panorama accademico italiano. Questa nuova esperienza formativa è stata presentata ufficialmente proprio lo scorso 13 giugno, qualche giorno fa, dal Magnifico Rettore Francesco Bonini che ricordando le parole del Papa “non si può cambiare il mondo se non si cambia l’educazione” ha presentato questa iniziativa come volontà della LUMSA di contribuire a sviluppare in modo ancora più forte il proprio impegno in campo educativo. Un progetto innovativo che porta anche nel panorama italiano l’approccio pedagogico del Service Learning che lega in un’unica attività il servizio a disposizione della comunità con l’apprendimento. La Scuola, diretta dal professor Italo Fiorin, punta ad un percorso di altissimo livello nel campo della formazione e della ricerca, in una prospettiva non soltanto accademica e interna al mondo universitario, ma principalmente aperta all’incontro, al dialogo, all’impegno concreto, alla promozione della cittadinanza attiva.

La Scuola si propone di approfondire sul piano teorico (e di sperimentare sul piano concreto) l’approccio pedagogico dell’apprendimento-servizio, per la potenzialità che tale proposta presenta per gli insegnanti, i dirigenti, i responsabili delle università e delle scuole, e soprattutto per gli studenti, in termini di crescita tanto sul piano umano quanto sul piano culturale e formativo. Gli studenti “in apprendimento” sono infatti coinvolti in attività di restituzione sociale di quanto appreso applicandolo in maniera finalizzata alla soluzione di problemi reali riguardanti la comunità, con lo scopo specifico di mettere il proprio impegno al servizio degli altri. Gli elementi di crescita sono reciproci per chi riceve, da un lato, e per chi mette a disposizione quanto acquisito, dall’altro, con il duplice vantaggio del consolidamento del proprio sapere e delle proprie competenze e contestualmente di crescita umana e di responsabilità nell’incontro con l’altro. Questo non è un modo integrativo o alternativo di fare e di pensare la scuola ma è un modo diverso di voler formare i nostri studenti, è la scuola che davvero si apre al territorio. Questa è la scuola che diventa comunità, che raggiunge e coinvolge con efficacia tutti.

17 giugno 2016
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