Sanità

Tumore alla prostata, migliorano le prospettive grazie all’enzalutamide

tumore_prostata_milanoMILANO – È la terza neoplasia maligna nella popolazione generale, la più frequente dei maschi adulti per i quali, dopo i 50 anni di età, rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati. Sono almeno 398.000 gli uomini che convivono con una pregressa diagnosi di carcinoma prostatico che, malgrado i progressi terapeutici, in un’elevata percentuale di casi evolve in una forma resistente alla terapia anti-androgenica per poi andare in metastasi. Adesso per i pazienti con cancro della prostata già metastatico, resistente alla terapia ormonale e non sottoposti a chemioterapia, l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) autorizza l’indicazione pre-chemioterapia di enzalutamide, già utilizzato dopo il fallimento del trattamento chemioterapico. Lo studio Prevail, che ha arruolato pazienti non sottoposti a chemioterapia, ha dimostrato che enzalutamide riduce la crescita delle cellule neoplastiche e riduce del 29,4% il rischio di decesso: “Il tumore della prostata per anni e anni non ha avuto a disposizione farmaci efficaci, ad eccezione degli analoghi agonisti dell’Lhrh che tuttora rappresentano la terapia standard della malattia metastatica o delle recidive dopo il trattamento con chirurgia e radioterapia- afferma Sergio Bracarda, direttore di Oncologia Medica all’Istituto Toscano Tumori-. Per i pazienti che non rispondono alla terapia ormonale si disponeva solo della chemioterapia con docetaxel, ma in anni recenti lo scenario è cambiato grazie all’arrivo sul mercato di farmaci innovativi ed efficaci, come ad esempio enzalutamide”.

Bracarda descrivendo il farmaco spiega come “sia capace di bloccare in maniera potente e duratura il recettore degli androgeni, che è una molecola chiave nel processo di crescita e metastatizzazione della cellula tumorale prostatica”, definendo enzalutamide “un importante strumento per il miglioramento della terapia sul carcinoma prostatico resistente alla castrazione”. L’oncologo poi specifica che al di là dell’efficacia, il farmaco in questione è caratterizzato da un buon profilo di tollerabilità”. Il tumore della prostata è una patologia maligna dell’età avanzata, essendo la fascia più colpita quella degli over 70, sebbene oggi si riscontri un suo aumento nelle fasce d’età più giovani, tra i 55 e i 65 anni. Ogni anno in Italia si registrano circa 35.000 nuovi casi e i decessi sono attorno agli 8.000. Più del 40% degli uomini colpiti da un tumore della prostata sviluppa metastasi e molti di questi diventano resistenti al trattamento di derivazione ormonale, o castrazione. Tuttavia per il trattamento di queste forme metastatiche resistenti e che non necessitano ancora di chemioterapia si aprono nuove prospettive terapeutiche, come spiega Giario Conti, primario di urologia all’ospedale Sant’Anna di Como e segretario generale della Società Italiana di Urologia Oncologia, “il trattamento del carcinoma prostatico comprende diverse opzioni, ma la scelta della terapia dipende dalle caratteristiche del paziente e dalla malattia”, e “tutti i trattamenti hanno subito nell’ultimo decennio un’evoluzione importante in termini di qualità della vita del malato”, ed è appunto proprio enzalutamide “il più recente farmaco ad essere registrato sia in fase pre che post-chemioterapica, risultando efficace sia nei pazienti con metastasi ossee che viscerali, prolungandone la sopravvivenza”.

La nuova opportunità terapeutica per il trattamento del tumore prostatico è frutto della ricerca di Astellas Pharma, una delle prime 20 aziende farmaceutiche a livello mondiale, che ha lanciato con successo altri prodotti innovativi in aree terapeutiche importanti come l’urologia, i trapianti, gli antinfettivi e la terapia del dolore. Ultimamente, grazie a enzalutamide, Astellas Pharma estende anche all’oncologia il suo impegno orientato a migliorare la qualità della vita dei pazienti, permesso anche grazie un lavoro di squadra medico “che migliora del 10% i risultati clinici in oncologia- ricorda Barbara Jereczek, direttore della divisione di Radioterapia all’Istituto Europeo Oncologico di Milano- anche in Italia questa esigenza è stata recepita: da qui- conclude Jereczek-nasce la volontà di creare delle Prostata Cancer Unit simili a quelle già esistenti per il tumore alla mammella”.


CARTENÌ: RITARDARE CHEMIO UN SUCCESSO – “Il tumore della prostata è un tumore che cresce nutrito dal testosterone, quindi dall’ormone maschile. A un certo punto della storia del trattamento che avviene con i farmaci ormonali, il tumore diventa resistente alla castrazione, ossia comincia a ricrescere nonostante i livelli di testosterone nel sangue siano bassi. Questo è il momento in cui l’enzalutamide trova il suo spazio”. Queste le parole di Giacomo Cartenì, direttore dell’Oncologia Medica all’ospedale Cardarelli di Napoli in merito all’innovativa funzione del nuovo farmaco per il trattamento del tumore alla prostata, il cui studio è stato presentato oggi a Milano. “È da tenere presente che fino a poco tempo fa questo passaggio della patologia veniva trattato con la chemioterapia- prosegue Cartenì- quindi avere un farmaco che possa ritardare di molti mesi l’inizio della chemioterapia è un grosso successo, e considerando che i pazienti affetti da questa patologia sono tendenzialmente anziani con ipertensione, diabete, cardiopatie, quindi avere a disposizione un farmaco con profilo di tossicità molto basso è molto importante”.

17 maggio 2016
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