Assistenza domiciliare, “In Italia serve una legge”

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ROMA  – L’Italia e l’assistenza domiciliare. Un divario spropositato tra Nord e Sud, l’arretratezza rispetto agli altri Paesi europei, l’idea di una legge sull’assistenza primaria e progetti sperimentali per migliorare la situazione: se ne è discusso al convegno ‘Misericordia a domicilio’ organizzato dall’Iss, dalla Caritas di Roma e dal Centro per la Pastorale Familiare della Diocesi di Roma.

Il sistema sanitario italiano è “quasi l’unico ad avere ancora una copertura universalistica, anche se frammentata. Ad esempio per quel che riguarda l’assistenza domiciliare il rapporto tra il nord e sud è di 10 a 1, cioè per ogni cittadino della Sicilia o della Calabria al nord ne vengono assistiti 10. Ma se non ci fossero le strutture del volontariato i disabili sarebbero abbandonati a se stessi“. Lo ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi, intervenendo questa mattina a Roma.

“C’è una grande epidemia delle malattie mentali– ha proseguito- di cui, dalla depressione al disturbo psicotico, soffre il 30% della popolazione italiana. E il paradosso è che le regioni del sud spendono per la sanità il doppio rispetto a quelle del nord. Così, molti cittadini sono costretti al turismo farmacologico e terapeutico per cercare in altre regioni quello che non trovano nella propria”. Laddove mancano i servizi, ha aggiunto Ricciardi, aumenta “la prescrizione farmaceutica: la spesa, infatti, è maggiore al sud. Quando si parla di salute, allora, bisogna abbattere le barriere ideologiche. Questo nostro Ssn possiamo ma soprattuto dobbiamo salvaguardarlo- ha concluso- invertendone la rotta”.


PERIODO TRAGICO PER ANZIANI, 1/3 VIVE SOLO –  “Stiamo per affrontare un periodo tragico per i nostri anziani perché non ci sono risposte fuori dall’ospedale e noi abbiamo una popolazione che cresce in termini demografici: gli ultra 65enni oggi in Italia sono 1/5 della popolazione e hanno problemi legati a malattie croniche e invalidanti. Cosa abbiamo fatto noi per loro in questi anni? Gli altri Paesi hanno messo mano alla riforma del sistema sanitario territoriale e hanno costruito dei sistemi, per esempio la Francia e la Germania hanno dato risposte con centri diurni e residenze intermedie, mentre l’Olanda ha sviluppato come il Canada sistemi di assistenza domiciliare. Quanto all’Italia, non ha fatto nulla ad eccezione di alcune realtà del terzo settore che hanno cercato di sopperire alla carenza del sistema sanitario”, spiega il presidente della cooperativa Osa-Operatori sanitari associati, Giuseppe Milanese, intervistato dall’agenzia DIRE questa mattina. “È arrivato il momento- ha proseguito- ma di questo anche il ministro della Salute Lorenzin ne è cosciente, di mettere mano al sistema con una legge sull’assistenza primaria, che faccia sì che le persone possano passare tante fasi della loro vita, quando incontrano le malattie croniche, nel proprio domicilio. Basti pensare a chi soffre di demenze come il Parkinson o l’Alzheimer: sono tutte malattie che, a prescindere da alcuni momenti di ospedalizzazione, hanno bisogno di un approccio territoriale, domiciliare, residenziale e di centri diurni. Ma questo deve nascere con una regia nazionale che possa dare risposte anche alle famiglie. Non dimentichiamoci, infatti, che 1/3 degli anziani vive da solo e che qualora ci siano dei problemi non sa più a chi riferirsi. La famiglia per problemi demografici non è più quella di una volta e il sistema sanitario- ha concluso Milanese- deve rispondere urgentemente”.


IN ITALIA 3,5 MLN CAREGIVER, 2/3 OVER 65 –  “In Italia ci sono 3 milioni e mezzo di caregiver di cui i 2/3 sono over 65- prosegue Milanese-. Per quanto riguarda le badanti, sempre nel nostro Paese, ce ne sono 860mila, di cui il 90% sono straniere e i 2/3 di loro ha rapporti di lavoro sommerso. Questo è accaduto perché abbiamo trasferito moneta con le pensioni e le persone hanno cercato di sopperire alla carenza del sistema trovando una badante. Molte sono in nero e moltissime sono straniere, abbiamo insomma abbandonato i nostri anziani ad un sistema di badantato, a volte costituto anche da persone di cuore, che però non hanno professionalità. Manca una regia che dia agli italiani la garanzia dell’assistenza”.


IN ITALIA 22 ORE L’ANNO PER ANZIANI – “Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare c’è una distanza enorme tra i vari Paesi europei e l’Italia: nel nostro Paese sono dedicate 22 ore l’anno agli anziani, mentre per esempio in Germania 28 ore a settimana. Bisogna allora costruire un sistema di assistenza domiciliare partendo da regole comuni e facendo sì che, nonostante ci sia il Titolo V che ha devoluto alle Regioni la responsabilità, ci siano delle linee guida nazionali”, commenta Milanese.

“Noi abbiamo- ha proseguito- il più basso numero di ultra 65enni assistiti fra i paesi evoluti e fra questi assistiti 22 ore l’anno significa solo una spesa di assistenza a pioggia che non crea sistema. In Olanda è assistito a domicilio il 21% delle persone, in Canada accade lo stesso. E questo non è un problema di spesa ma di sistema che va riorganizzato, partendo da una regia nazionale che faccia le regole e dia un ruolo al Terzo Settore, che lo controlli, con sistemi di accreditamento che verifichino i requisiti e misurino gli effetti dell’assistenza. Cosa sogniamo? Un sistema di soggetti autorizzati e accreditati, anche perché lo Stato non arriva più a coprire ciò che c’è fuori dall’ospedale, tra i quali i cittadini possano liberamente scegliere, probabilmente anche con l’ausilio di agenzie terze che controllino la qualità dell’assistenza misurandone gli esiti”. Ha aggiunto Milanese: “Questo sembrerebbe facile e in un paese normale ci vorrebbe poco tempo. Il ministro della Salute Lorenzin, intanto, è molto sensibile su questi argomenti e ne abbiamo parlato più volte con lei. Come Confcooperative adesso stiamo portando avanti dei progetti sperimentali e speriamo che per i cittadini italiani ci sia una buona notizia“. Per il presidente di Osa, insomma, nel settore dell’assistenza domiciliare serve una legge, esattamente “come si fece anni fa con l’Aids- ha sottolineato- Oggi al convegno abbiamo ascoltato come l’Aids sia stato un momento di affronto a livello nazionale, con una legge (la 135/90) che mise insieme intelligenze e risorse. Oggi sull’assistenza primaria bisogna fare una cosa analoga- ha concluso Milanese- perché i nostri cittadini ne hanno urgenza”.

17 Mag 2016
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