Campania

Sulla carta in malattia, di fatto al lavoro: era truffa all’Inps. Sette arresti

PARMA – Risultavano formalmente in malattia o in solidarietà, ma in realtà venivano lavorare come se niente fosse. E non c’è solo questo: a loro insaputa erano stati tutti licenziati e poi riassunti con la procedura della mobilità in un’altra azienda collegata allo stesso imprenditore, che così aveva goduto degli incentivi per le assunzioni relative alla mobilità e risparmiato sui contributi. E’ una maxi frode all’Inps e allo Stato quella scoperta dalla dalla Guardia di Finanza di Parma, che oggi ha arrestato sette persone.

Le manette, con l’accusa di frode fiscale e truffa ai danni dello Stato, sono scattate per un imprenditore di origini campane che operava nel parmense nel settore della impiantistica industriale, destinatario di un provvedimento di custodia cautelare in carcere. Altre sei persone coinvolte a vario titolo nella vicenda sono invece agli arresti domiciliari. Tra questi ultimi figurano cinque professionisti, di stanza nel napoletano ma operanti nel territorio parmense, che avevano messo a disposizione le proprie competenze per la realizzazione degli scopi fraudolenti.

Gli indagati nell’inchiesta coordinata dalla Procura ducale sono però 26 in tutta Italia. Circa 100 finanzieri stamattina hanno eseguita una trentina di perquisizioni in provincia di Parma, Napoli, Salerno, Modena, Reggio Emilia, Roma e Crotone. Le indagini sono partite in particolare dalla verifica fiscale su due società riconducibili all’imprenditore arrestato, da cui è emerso uno schema criminoso basato sul sistematico ed illecito ricorso agli istituti della malattia e dell’ammortizzatore sociale del contratto di solidarietà.

Infatti i lavoratori dipendenti, pur risultando assenti per malattia o inseriti nel programma di riduzione dell’orario di lavoro, continuavano a lavorare anche giorni in cui sarebbero dovuti essere a riposo, percependo lo stipendio con un sistema di retribuzione ufficioso definito “paga globale”. In sostanza, il lavoratore veniva retribuito, a prescindere dalle previsioni del contratto nazionale di categoria del settore, con una paga oraria forfettaria: le buste paga ufficiali erano regolarmente predisposte con l’inserimento delle ore da contratto sindacale, mentre la retribuzione effettiva veniva calcolata sulla base dei fogli di lavoro, con le ore effettivamente svolte. Con questo stratagemma la società era riuscita nel tempo a contabilizzare indebitamente ingenti crediti erariali grazie all’anticipo, per conto dell’Inps, delle indennità economiche di “malattia” e “contratto di solidarietà”.

Questi crediti, fittizi e non spettanti, venivano successivamente utilizzati per compensare i debiti tributari e, conseguentemente, non versare le altre imposte dovute all’amministrazione finanziaria (come ritenute alla fonte, Iva e imposte sui redditi). I dipendenti, peraltro, a loro insaputa, erano stati anche sottoposti a licenziamento collettivo e collocati in “mobilità”, per poi essere immediatamente riassunti da un’altra società riconducibile alle stesso imprenditore.  In questo modo, grazie alla consulenza dei professionisti compiacenti, l’imprenditore ha potuto fraudolentemente accedere alle agevolazioni previste per l’assunzione di lavoratori in “mobilità”, pagando meno di un quinto dei contributi previdenziali effettivamente dovuti.

Nel giro di un paio d’anni, la banda aveva potuto accumulare “risparmi fiscali” illegittimi per circa 2,6 milioni. Nell’ambito dell’indagine, è stato anche accertato un episodio di usura, posto in essere da uno dei professionisti coinvolti nella vicenda, nei confronti di un imprenditore del parmense a cui è stato chiesto un tasso del 117% per rimborsare un prestito di 10.000 euro. Nell’operazione gli uomini delle Fiamme Gialle hanno anche sequestrato beni mobili, immobili, quote societarie e disponibilità liquide delle società coinvolte e dei sodali, per 2,3 milioni.

17 aprile 2018
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