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Welfare

Migranti. I volontari di Baobab: “Dopo lo sgombero segnali di apertura”

ROMA – Un’occupazione durata solo poche ore quella di ieri che nell’intento dei volontari doveva portare alla nascita del Baobab 2, nel centro ex ittiogenico di Tiburtina a Roma. La polizia e’ entrata nello stabile mentre i volontari stavano ripulendo la zona esterna della struttura per adibirla a centro di accoglienza per migranti.

baobab
“Dopo quattro mesi e dieci giorni dopo lo sgombero del 6 dicembre – si legge in una nota dei volontari – , noi attiviste e attivisti dell’ex Baobab, con rappresentanti di Medu e Arci, siamo entrati nella vecchia sede dell’Istituto Ittiogenico, davanti alla stazione Tiburtina. Armati si’, ma di scope e rastrelli, abbiamo iniziato a preparare uno spazio per l’allestimento di tende in modo da garantire un riparo sicuro per i migranti in transito nella citta’. Ritenendo insostenibile e disumano il fatto che ad oggi ancora non sia stata trovata una soluzione da parte del comune, che si era impegnato a dicembre per il tramite del commissario Tronca, abbiamo lavorato per due ore prima che la polizia ci intimasse di uscire”.
“Siamo sconcertati dal fatto che faccia piu’ scandalo l’insediamento pacifico in un edificio in disuso da otto anni, in stato di degrado e abbandono, che la continua presenza di persone per strada in fuga da guerre e persecuzioni, costrette a vivere in situazioni indegne e di pericolo – prosegue la nota – . Ci ha stupiti la velocita’ e l’intransigenza dell’intervento da parte della forza pubblica, in merito al quale facciamo presente che non e’ stato condotto nessuno in questura, e solo tre persone, e non quindici come erroneamente riportato dai media, sono state identificate: cittadini italiani che hanno fornito su richiesta le generalita’ senza opporre resistenza alcuna. Cogliamo con fiducia la disponibilita’ della regione, espressaci da propri rappresentanti presenti durante lo sgombero, a valutare una proposta congiunta tra Baobab e varie realta’ associative e umanitarie per adibire l’ex Ittiogenico a centro di prima accoglienza; erano mesi che attendevamo un riscontro in questo senso e potrebbe essere un segnale di apertura verso un tipo di accoglienza diverso dal muro del Brennero, dai fili spinati di Idomeni e dai respingimenti in atto in vari paesi europei. Trovare e gestire un luogo sicuro non e’ solo una questione di civilta’, ma costituisce anche un servizio alla comunita’ in quanto impedisce lo sfruttamento del migrante da parte della criminalita’ organizzata e aiuta ad evitare che minori e soggetti vulnerabili siano vittime di tratta e abusi“.

Fonte: Redattore Sociale

17 aprile 2016
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