‘I miei santi in Paradiso’ il libro sui carteggi di Andreotti

Ieri la presentazione del volume I miei santi in Paradiso
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ROMA – E’ stato presentato ieri, presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani ‘I miei santi in Paradiso’ il libro che racconta l’amicizia di Giulio Andreotti con le figure piu’ note del Cattolicesimo del Novecento, scritto da monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, insieme al giornalista Roberto Rotondo.

Il volume ripercorre i carteggi inediti, i racconti e le testimonianze dello statista democristiano per i processi di beatificazione e canonizzazione di alcuni suoi amici: dai Papi a Madre Teresa di Calcutta, da La Pira a don Gnocchi.

Tra le pagine, ha continuato Bassetti, traspare “la caratura spirituale e culturale di una generazione di cattolici che si e’ riverberata su quella generazione politica che si e’ assunta la responsabilita’ storica di ricostruire il paese dalle macerie, restituendo all’Italia dignita’ e collocandola nell’Europa libera e democratica. E’ un libro generazionale”.

Il presidente della Conferenza episcopale ha citato “lo scambio epistolare con San Pio da Pietralcina” e il rapporto con Giorgio La Pira. “Nel ’65 Andreotti e’ ministro della Difesa- ha raccontato Bassetti- e La Pira, sindaco di Firenze, gli chiede di creare un capitolo di bilancio a favore dei monasteri di clausura perche’ la preghiera e’ l’arma piu’ potente per difendere l’umanita’ e scongiurare il pericolo nucleare”.

L’evento e’ stato organizzato dall’associazione Giovane Europa e il presidente Angelo Chiorazzo ha ricordato come a pochi metri dalla sala Zuccari, dove si e’ svolto il convegno, si trovi l’ufficio che Andreotti ha mantenuto per 22 anni come senatore a vita.

Dell’ufficio del senatore a vita ha parlato anche Gianni Letta, nella veste di presidente del comitato del centenario di Andreotti: “Era un porto sicuro dove trovare conforto e insegnamento”. Da questi carteggi, ha osservato, “viene fuori la figura autentica di Andreotti, i suoi ideali e l’azione politica, ristabilendo una verita’ che qualcuno cerca di velare o di sporcare”.

Infine monsignor Sapienza ha ricordato come “il pregiudizio abbia circondato la figura e l’opera” del sette volte presidente del Consiglio. Il libro, ha concluso, “non e’ assolutamente un modo di beatificare Andreotti o di difenderlo, ma un tentativo di vederlo da vicino e dentro”. Sapienza ha anche letto alcuni passaggi di lettere private, che i familiari non hanno reso pubbliche, nelle quali lo storico esponente della Dc scrive di “non aver mai avuto a che fare con la mafia e con l’omicidio Pecorelli”. Al “tribunale di Dio”, queste le parole di Andreotti che i figli hanno scoperto dopo la sua morte, “dovro’ rispondere di tante cose ma non di questi carichi penali”.

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17 Gennaio 2019
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