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Rogo Sesto Fiorentino, occupata palazzina a Firenze

FIRENZE – “Oggi abbiamo occupato”. Dal palazzetto dello sport di Sesto Fiorentino a Firenze ad uno stabile dei gesuiti a poche centinaia di metri da piazza della Libertà. Dopo essere scampati al rogo nell’ex mobilificio Aiazzone, costato la vita ad Ali Muse, dopo la doppia protesta sotto la prefettura, è arrivato il blitz degli attivisti del movimento lotta per la casa che, alla testa di un centinaio di migranti, sono entrati, occupandolo, un palazzo in via Spaventa, vicino a piazza della Libertà. “Abbiamo fatto questa scelta- spiegano dal movimento- per sottolineare che, a fronte delle proposte lesive della nostra dignità che le istituzioni ci hanno presentato, soluzioni praticabili e non temporanee possono esistere”.

A Firenze, infatti, “decine di immobili sono inutilizzati“. Per questo “chiediamo che le istituzioni regolarizzino la nostra permanenza qua o in un luogo analogo, in cui poter abitare stabilmente, senza scadenze e senza il ricatto degli sgomberi e dell’articolo 5”. I migranti, che si sono sempre detti indisponibili a soluzioni temporanee, tarate sull’emergenza freddo, lanciano quindi un nuovo appello alle istituzioni che “devono fare i conti con il nostro rifiuto di vivere nella precarietà di un’emergenza permanente. Perché una casa vera e dignitosa è indispensabile per una vita degna, tanto per noi quanto per le tantissime persone e famiglie che sono in difficoltà”.

Il movimento, quindi, rimanda la palla al Cosp, il comitato per la sicurezza pubblica, chiamato a trovare “soluzioni stabili e dignitose, prendendo in considerazione lo strumento della requisizione di questo o altro stabile in disuso”. Uno tra i primi a mettersi in contatto con i migranti è stato padre Ennio Brovedani, il gesuita a capo dello storico istituto Stensen. L’occupazione, infatti, è adiacente al cinema e al centro culturale Stensen. Lo stabile in questione è al centro di una trattativa tra i gesuiti e l’università cinese di Shanghai. Nel palazzetto dello sport di Sesto, invece “sono circa una decisa i migranti rimasti”, fanno sapere dal municipio. In mattinata in tre degli ex occupanti scampati alle fiamme hanno accettato un percorso di accoglienza in altri comuni limitrofi. Un quarto, un professore con in tasca un permesso di soggiorno norvegese, sta raggiungendo via aereo- come ha richiesto- il paese scandinavo.

ROGO SESTO, “NO ELEMOSINA, COSTRETTI A OCCUPARE”

L’occupazione in via Spaventa “sta procedendo tranquillamente. E’ tutto ok”. Lorenzo Bargelli, lo storico leader del Movimento lotta per la casa di Firenze, alla ‘Dire’ fa il punto sul blitz dei migranti che, scampati al rogo dell’ex mobilificio Aiazzone e lasciato il palazzetto dello sport di Sesto Fiorentino, sono entrati nella palazzina dei gesuiti. “Una struttura dignitosa- racconta-, un ex collegio in vendita ai cinesi”, all’università di Shanghai. Quante sono in tutte le persone che hanno occupato? “Novanta, sono tutti quelli che hanno rifiutato l’elemosina concessa da alcuni Comuni della periferia fiorentina”. Perché elemosina, cosa c’è che non vi ha convinto? “Perché quella dell’emergenza freddo è una soluzione priva di prospettive. Hai un letto per dormire, esci la mattina alle 8 e rientri entro le 22. Una scelta che hanno rifiutato, visto che da anni chiedono casa, integrazione e lavoro”.

Però l’occupazione ha riacceso la polemica, non crede? “Chiariamoci, non volevamo farlo. Ma al tavolo di sabato in prefettura invece di ascoltare ci hanno manganellato“. Poi, continua Bargellini, “sono arrivate accenni di soluzioni, mezze risposte, e infine nemmeno quelle. Risultato? Alla stato delle cose, a quanto ci risulta, sono state trovate sistemazioni solo a 25 persone. Con lo spettro di una probabile chiusura delle porte del palazzetto da qui alle prossime ore, sono stati costretti a rioccupare”. Dopo l’azione di via Spaventa avete parlato con il Comune di Firenze, la Città metropolitana o la prefettura? “No, non ci ha contattato nessuno. Purtroppo manca il terreno di ascolto. Lasciano fare solo all’ordine pubblico, una forma sbagliatissima per dialogare. Da troppo ormai va avanti così, ma non è mandando la polizia che possiamo affrontare i problemi sociali”. Ma voi ora cosa chiedete? “La struttura c’è, il Comune o la prefettura potevano già aver chiesto l’ex convitto per lo meno per un anno tramite un comodato d’uso oppure requisendolo”.

di Diego Giorgi, giornalista

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17 gennaio 2017

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