Politica

Grasso con i lavoratori del Cnr: “Precariato nella ricerca non deve esistere”

ROMA – “Il lavoro di ricerca precario non dovrebbe esistere, perché ricerca e innovazione daranno un futuro al nostro paese. Questo ancora non lo hanno capito, ma noi cercheremo di farglielo capire e venire incontro alle vostre esigenze”. Così Pietro Grasso, presidente del Senato e leader di Liberi e Uguali, risponde alla richiesta di un incontro da parte dei precari del Cnr, questa mattina durante l’assemblea per la scrittura del programma di Liberi e Uguali su scuola, università e cultura.

Un vero e proprio blitz, quello dei ricercatori precari del Cnr, che hanno ottenuto anche la promessa di una visita del presidente del Senato nella loro sede di Roma, attualmente occupata per protesta. I ricercatori precari rappresentano infatti il 40% dei ricercatori del Cnr e portano avanti da mesi una battaglia per essere stabilizzati. Attualmente, numerose sedi di ricerca in tutta Italia sono state occupate, compresa quella di Roma.

LEGGI ANCHE: I precari della ricerca ‘sospesi’ al Cnr: “Dal governo solo briciole”

“Non è possibile che scuola, università e cultura siano la cenerentola nel bilancio dello Stato. Servono più investimenti, il diritto allo studio sia una priorità insieme a lavoro e sanità“, dice poi dal palco Pietro Grasso.

“È sbagliato pensare che la cultura sia la prima cosa da mettere da parte quando ci sono problemi di bilancio. C’è da costruire un mondo sulla cultura, che produrrà sviluppo sostenibile e posti di lavoro. Abbiamo un patrimonio culturale enorme che tutto il mondo ci invidia, quindi dobbiamo valorizzare questo nostro patrimonio. Mi viene da pensare- conclude- che chi si è resa conto per prima di questo è stata la Mafia, che nel ’93 ha fatto gli attentati a Roma, Milano e Firenze per ricattare lo Stato. Com’è possibile che la Mafia se ne sia resa conto, e noi no?“.

16 dicembre 2017
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»