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Yemen, “Meglio la morte della miseria”

ROMA  – “Alcuni preferirebbero essere colpiti da un bombardamento, almeno la loro miseria finirebbe”. E’ questo cio’ che un residente della capitale yemenita Sana’a, Hisham Al-Omeisy, ha raccontato ad Al-Jazeera.

La citta’- come gran parte del paese- da marzo scorso e’ stretta nella morsa della guerra tra i ribelli della minoranza houti e le forze della coalizione a guida saudita, che non lesinano le bombe sui civili. Sana’a, patrimonio Unesco, e’ stata devastata dagli attacchi, e ad oggi la popolazione e’ allo stremo.

sana'a yemen

“La comunita’ internazionale ha accolto la notizia del cessate il fuoco- scattato alle 10 di ieri, e che proseguira’ per sette giorni- come una buona idea, ma noi sappiamo cosa ci attende”. D’altronde, due cessate il fuoco ci sono gia’ stati nei mesi scorsi: “Significa che gli attacchi aerei si interrompono, ma gli scontri di terra proseguono. Quindi mentre i politici e i media sono entusiasti, non lo siamo molto meno“.

Hisham ricorda di cosa ha realmente bisogno un paese che affronta da ormai 9 mesi una guerra severa, che ha distrutto la gran parte degli edifici, delle infrastrutture e delle fabbriche del paese: “Ci sono gravi carenze di servizi e beni di prima necessita’, come l’elettricita’, il carburante, il cibo, l’acqua e le medicine”. Il conflitto ha causato 2,3 milioni di sfollati, e l’80% della popolazione- ricorda Al-Jazeera- sta affrontando una crisi umanitaria pesantissima. “La situazione e’ esacerbata dal blocco alle importazioni” che ha un impatto devastante su un paese che acquistava dall’estero il 90% delle derrate alimentari e del carburante.

“Eppure l’accordo sul cessate il fuoco non lo ha nemmeno menzionato. Ad ogni modo- osserva Hisham- se anche il blocco fosse sospeso, la finestra di tempo offerta non sarebbe abbastanza ampia per rispondere alla domanda locale, ma intanto si profila la minaccia della carestia”.

La gente, prosegue l’uomo, “non ne puo’ piu’. Prima il pollo a tavola non mancava mai, ora capita forse una volta alla settimana”. Sana’a, bellissima citta’ dal profondo valore storico, “e’ ormai distrutta, e la vita quotidiana e’ una lotta per la sopravvivenza, in cui la maggior parte di noi cercano solo di arrivare al giorno dopo”. In una situazione simile, confessa Hisham, “non e’ raro sentire la gente dire che l’unico desiderio che ha e’ essere colpita da un raid aereo, che ponga fine alla miseria. Ecco perche’ un cessate il fuoco momentaneo, che non prevede nessun passo avanti, non serve a cambiare l’angoscia che pervade le strade yemenite”.

16 dicembre 2015
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