Cop22, Ciarlo (Agenzia Cooperazione): “L’Italia a Marrakech anche per l’Africa”

ciarlo_gentiloniROMA –  “Da oggi cerchiamo di co-progettare, con l’obiettivo di creare un sistema nazionale in prima fila anche nella lotta contro i cambiamenti climatici”: Emilio Ciarlo, responsabile per i rapporti istituzionali e la comunicazione dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), è raggiunto dalla Dire a Marrakech. Nella città marocchina partecipa oggi a un “side event” organizzato dal ministero dell’Ambiente a margine della conferenza dell’Onu sul clima, la Cop22.

Il titolo degli incontri è ‘L’impegno italiano per affrontare il cambiamento climatico’.

Una sfida che può essere affrontata se si fa “sistema”, sottolinea Ciarlo; a partire dal protocollo d’intesa che Aics ha siglato nel luglio scorso con il ministero dell’Ambiente, puntando su “partenariati”, “obiettivi comuni” e “sinergie”. “Aics inizia il suo lavoro per la creazione del sistema Italia, cercando da oggi di co-progettare, anche mettendo insieme i fondi” spiega Ciarlo. L’assunto è che l’Italia è determinata a rafforzare l’impegno contro i cambiamenti climatici: “La nostra cooperazione allo sviluppo ha più di 60 progetti nel mondo sui temi ambientali, con un budget complessivo di 380 milioni di euro, che ora vogliamo incrementare”.

La sfida è fondamentale anche alla luce delle incertezze del contesto internazionale e dell’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump, che in più occasioni sul surriscaldamento planetario ha rilasciato dichiarazioni controverse. “La situazione americana conferma che l’Europa deve prendere la guida di questa battaglia contro i cambiamenti climatici” sottolinea il responsabile di Aics: “Se ci sarà un passo indietro da parte degli Stati Uniti, l’Europa dovrà continuare a forzare e andare verso l’applicazione dell’Accordo di Parigi siglato nel 2015”.

L’assunto è che la posta in gioco sia alta non solo per l’Africa, continente ospite della Cop22, colpita duramente da fenomeni come desertificazione e deterioramento dei suoli, ma anche per l’Italia. “Come Aics ci stiamo concentrando sui migranti ambientali, un concetto ora al cuore del dibattito” spiega Ciarlo. Deciso a sottolineare che al netto di stime da verificare, come quelle secondo le quali i profughi climatici sarebbero addirittura 200 milioni, il fenomeno sia ormai studiato e riconosciuto dalle Nazioni Unite. “L’Italia vuole approfondire questo aspetto anche in vista della presidenza del G7” annuncia il responsabile dell’Agenzia. L’idea è che “la chiave da rilanciare” possa essere anche l’agricoltura sostenibile: un settore di eccellenza del nostro Paese, “dalle grandi potenzialità anche e soprattutto per l’Africa”.

16 novembre 2016
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