“Daremo il nostro contributo contro il terrorismo”. Ne parla all’agenzia DIRE l’imam della Magliana Sami Salem

IMG_3961ROMA – “Le prime vittime del terrorismo siamo noi. L’Islam non è terrorismo anzi, siamo noi i primi a morire sotto i suoi colpi e i primi a pagarne le conseguenze in termini sociali, culturali e di vite umane”. A dirlo è l’imam della moschea di Magliana, Sami Salem, interpellato dall’agenzia di stampa Dire in merito agli attacchi terroristici di venerdì a Parigi.  “La comunità islamica a Roma e non solo, è bene integrata nella società e da sempre offre un contributo fondamentale- aggiunge a proposito di un’eventuale inasprimento dell’opinione pubblica nei confronti della comunità dopo gli attacchi di venerdì- scagliarsi contro di noi in questo momento non giova a nessuno, nè a noi, nè alla società stessa. Al contrario, dobbiamo essere tutti uniti per combattere il fenomeno del terrorismo e su questo versante siamo in prima linea e non ci sottrarremo“.

In che modo? “Il nostro ruolo all’interno delle moschee, è religioso. A noi quindi il compito di indottrinare culturalmente i membri della nostra comunità, intervenire laddove vi siano segnali di devianza ideologica e offrire un sostegno e un aiuto soprattutto ai giovani che hanno smarrito la retta via. Alla Polizia e all’intelligence il compito invece di stanare potenziali terroristi”, replica l’imam. Quindi un riferimento ai dettami islamici: “Uccidere un’anima innocente equivale ad uccidere tutta l’umanità– sottolinea Salem- Questo un dogma sacro nell’Islam. Il terrorista che uccide un essere umano ci uccide tutti, per questo è da considerarsi come un nemico comune per noi, per i romani e per qulunque altro cittadino del mondo. Nell’Islam non ci sono appelli alla morte, ma solo alla carità e alla fratellanza”.

Le Moschee “sono dei luoghi di culto e quindi degli edifici, chiuderle sarebbe profondamente sbagliato. Sono le persone che commettono le azioni, giuste o sbagliate che siano. Se c’è sentore di un’azione sbagliata, i servizi segreti – che conoscono ogni singola persona che entra ed esce dalle moschee così come in altri luoghi – devono intervenire come stanno facendo”, conclude l’imam.

di Ugo Cataluddi – giornalista

16 Nov 2015
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