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Sistema universitario in crisi, e il decreto che peggiora la situazione


ROMA – Cosa propone il sistema universitario italiano oggi? Non certo un quadro positivo. Anzi, potremmo dire senza timore di smentita che la situazione è disastrosa.

Scandali e inchieste riguardanti i concorsi, atenei che bloccano le iscrizioni attraverso il numero chiuso perché in evidente difficoltà  dal punto di vista dell’organizzazione didattica, come testimoniano i casi riguardanti importanti realtà statali che hanno cercato di risolvere la situazione con il numero chiuso o aumentando al massimo l’orario delle lezioni dei docenti.

Per chiudere la fotografia di un mondo universitario in affanno abbiamo l’Ocse che ribadisce per l’ennesima volta che in Italia ci sono pochi laureati. Di fronte a questa situazione quali sono le risposte che arriveranno dallo Stato? La risposta grottesca e surreale sarà un decreto ministeriale firmato dall’ex ministro Stefania Giannini, l’ultimo giorno del suo mandato, che impone l’assunzione di centinaia di docenti a tutte le università italiane, senza che esista una motivazione valida e supportata tecnicamente.

Esiste per caso l’obbligo di frequenza in Italia? Al contrario è prevista la figura dello studente non frequentante che non segue le lezioni. Quindi? Traetene voi le conclusioni.

Questo Decreto non entra  nel merito dell’aspetto scientifico e didattico degli atenei, e non aiuta affatto questo sistema in evidente difficoltà, ma entra solo e assurdamente nel merito della gestione manageriale degli atenei ledendo fortemente l’autonomia degli stessi.

Quell’autonomia che nei Paesi dove le università rappresentano l’eccellenza internazionale viene esaltata e tutelata. Oggi gli atenei italiani invocano più risorse, con questo decreto lo Stato dovrà spendere ancora di più per aiutare chi dovrà assumere i docenti, molto di più. Può farlo lo Stato italiano oggi?

La soluzione alternativa sarà limitare il diritto allo studio agli studenti attraverso il numero chiuso e l’aumento esponenziale delle rette. Il risultato sarà un’Università di elite, per pochi privilegiati, una situazione dannosa per le famiglie e per la crescita del Paese. Questo vogliono per il futuro il nostro ministero e un ministro sensibile al tema come la Fedeli? Se così sarà, tanti saluti ai giovani italiani e all’Ocse che ci farà fare l’ennesima pessima figura.

di John Keating

16 ottobre 2017

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