Rugby, tutti mobilitati per Ian: il giocatore con la ‘mascherina’ che non può scendere in campo (per la burocrazia)

BOLOGNA – Il rugby è uno sport per duri. Pochi i dispositivi di protezione ammessi, per lo più di materiali soffici e sottili, come il caschetto, le protezioni per le spalle o i parastinchi. Il regolamento è molto chiaro.

Ian Mckinley è un giocatore di rugby irlandese. Solo qualche anno fa la sua carriera sportiva, iniziata sotto i migliori auspici nei Leinster, sembrava essere giunta al capolinea. In uno scontro di gioco avvenuto nel 2010 si era gravemente ferito ad un occhio ed è stato costretto a smettere di giocare a soli 21 anni per non rischiare di perdere anche l’altro. E’ arrivato in Italia, dove ha iniziato ad allenare i bambini. Poi è accaduto qualcosa che ha cambiato la sua vita. Perché Ian è potuto tornare a misurarsi con la palla ovale. Grazie ad una maschera protettiva (sviluppata e realizzata da una ditta italiana, Raleri di Bologna) che la World rugby sta testando a livello globale che per cambiare le regole in vigore e consentire ai giocatori che abbiano subito una limitazione del campo visivo o danni alla vista di scendere comunque in campo (al momento la stanno usando 525 sportivi in tutto il mondo).

Il giovane atleta irlandese, classe 1989, che milita nel Viadana Rugby di Mantova, non può giocare, però, nel suo paese di origine. La federazione irlandese, infatti, non ha aderito, al ‘global law trial’ lanciato dalla World rugby, al quale hanno risposto le principali federazioni rugbistiche nazionali, fatta eccezione per Irlanda, Francia e Inghilterra. McKinley , però, non si arrende e, con il supporto del fratello, ha lanciato una petizione su Change.org affinchè la sua federazione d’origine aderisca al test globale della maschera protettiva e gli consenta di tornare a giocare in patria. L’ultimo ‘no’ è arrivato qualche settimana fa. Ian è stato invitato dalle Zebre, team di Parma che disputa la  Guinness PRO12, competizione di rugby a 15 per club tra squadre delle federazioni di Galles, Irlanda, Italia e Scozia.

Oggi McKinley avrebbe dovuto disputare un match contro il Connacht a Galway, in Irlanda. Nelle scorse settimane, però, ha ricevuto una lettera dalla federazione irlandese in cui, d’accordo con la World rugby, gli è stato comunicato che non avrebbe potuto giocare indossando la sua speciale mascherina protettiva, visto che l’Irlanda non ha aderito al test mondiale . Una doccia fredda per l’atleta, che ritiene, però, che i suoi diritti, così come sanciti dalla Costituzione irlandese e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, non siano stati rispettati dalla federazione di Dublino e da quella mondiale. Di qui la decisione di lanciare una petizione su Change.org. già firmata da oltre 11.000 persone. “Spero che questa campagna- spiega Ian sulla pagina delle sua petizione- possa dimostrare che è possibile riprendere una carriera sportiva ad alti livelli, nonostante si sia subito un grande incidente. Spero anche che mostri a tutti quelli che si occupano di standard di sicurezza nel rugby che ci sono soluzioni alle quali si può lavorare per assicurare agli atleti, a tutti i livelli, di poter giocare in sicurezza”. Per firmare la petizione #LetIanPlay si può cliccare qui

16 ottobre 2015
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