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Amatrice, il racconto di Sara e Maria sulla notte del terremoto

amatriceROMA – Ore 03.36 e 32 secondi. Il 24 agosto la terra trema nel centro Italia. La scossa principale di magnitudo 6.0 ± 0.3 del terremoto ha avuto il suo epicentro nel paese di Accumoli. La zona colpita dal terremoto fu già teatro di altri eventi sismici, il più devastante avvenuto nel lontano 1639.

Il sisma principale e le derivanti scosse di assestamento sono state avvertite nella quasi totalità del centro Italia, incluse grandi città come Roma, Pescara, Napoli, Firenze e Bologna. Le scosse principali – di magnitudo superiore a 4.0 – sono state circa 17, dalle 03.36 alle 12.18 del 03 settembre 2016. Mentre la Rete sismica nazionale ha localizzato complessivamente 2002 eventi sismici.

Amatrice come l’Aquila, un territorio a rischio

Il frangente di territorio colpito fa parte di un’area sismologica molto attiva in cui si trova anche l’Aquila dove, il 6 aprile del 2009 alle ore 03.32, si verificò un altrettanto devastante terremoto che vide la morte di 309 persone.

Nonostante l’intensità di questo recente terremoto sia stata inferiore a quella de l’Aquila, il numero di vittime è stato comunque molto elevato: i numeri ufficiali riportati dalla Protezione Civile parlano di 296 vittime, concentrate principalmente nella valle del Tronto e di 388 feriti; mentre le persone estratte vive dalle macerie sono state 238, nel particolare 215 per mano dei Vigili del Fuoco e 23 del Soccorso Alpino. I comuni colpiti sono ben 17 di quattro diverse regioni: Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo.

Il terremoto oltre ad aver danneggiato abitazioni ed edifici pubblici, quali ad esempio il principale ospedale di Amatrice “Francesco Grifoni”, ha causato anche vasti danneggiamenti al patrimonio culturale della zona. Ad Amatrice, la facciata e il rosone della chiesa di Sant’Agostino sono stati distrutti, mentre la statua dedicata a Nicola Filotesio è crollata. A Roma, distante più di 100 km dall’epicentro, si sono create delle crepe nelle Terme di Caracalla, che avevano già sofferto degli effetti del terremoto dell’Aquila del 2009.

Amatrice: la voce di chi l’ha vissuto

“Non c’è più lo stesso spirito, il senso di sicurezza e di pace che ci trasmetteva quel posto è svanito. Ci mancheranno la gente, le feste, l’aria di felicità e di spensieratezza che emanava Amatrice e i paesi vicini.” Così inizia il racconto a Diregiovani delle ragazze Sara e Maria (i nomi utiliizzati in questa intervista sono di pura fantasia per proteggere la privacy), mentre ricordano tutto ciò che è cambiato nella loro vita dopo il terremoto del 24 agosto.amatrice_3 Per i prossimi anni infatti, hanno spiegato le ragazze, non potranno tornare nel luogo che evoca loro i ricrordi più belli della loro infanzia. Luogo che, come ha detto Maria “sentivo come un vero e proprio rifugio”. Le due giovani, la mattina del 24 agosto intorno alle 3, si trovavano nel letto della loro casa nella zona colpita dal terremoto, dopo una bella serata in compagnia degli amici nel centro di Amatrice. La notte scorreva tranquilla fino alla prima e potente scossa che le ha svegliate di soprassalto e le ha spinte ad uscire di casa: “finché non sono uscita di casa -ha detto Maria- sentivo solo l’adrenalina e la necessità di fuggire”. “Dio, siamo salve”.

Questo è stato il primo pensiero delle ragazze una volta fuori dall’abitazione. Essendo state colte nel bel mezzo del sonno, inizialmente per loro non è stato facile realizzare la gravità della situazione. Solo dopo aver visto i danni causati dal sisma alle abitazioni, si sono rese conto di quanto avessero rischiato ed hanno temuto per i loro cari. “A dir la verità sono stata molto fredda, ma subito dentro di me ho capito che il nostro paese non sarebbe stato più lo stesso” ha detto Maria, mentre Sara ha ammesso che l’impatto emotivo per lei è stato molto forte: “Mi ha fatto dispiacere vedere le case e i dintorni e mi sono preoccupata in particolare per la casa di una delle mie zie che ha riportato più danni anche alle fondamenta e molto probabilmente dovrà eserre demolita”. “In generale- continua- si trattava di case vecchie e apparentemente di poco valore, ma facevano parte della nostra identità culturale, un pezzo delle nostre radici familiari che verrà persa”.
Fortunatamente nessuna delle due ragazze ha necessità di alloggiare nelle tende o in altri centri di accoglienza in quanto gli edifici, ormai inagibili, dove alloggiavano erano per loro delle seconde case.

Fortunatamente nessuna delle due ragazze ha necessità di alloggiare nelle tende o in altri centri di accoglienza in quanto gli edifici, ormai inagibili, dove alloggiavano erano per loro delle seconde case. Dopo l’accaduto sono salite in macchina per fare ritorno a Roma.
Riguardo l’efficacia dei soccorsi si sono espresse all’unanimità: “Abbiamo veramente apprezzato la velocità e l’efficacia dei soccorsi. Se si fossero attivati meno tempestivamente ci sarebbero state sicuramente più vittime. Dobbiamo loro molto.”
amatrice_2Nonostante l’immediato intervento, le vittime sarebbero state ancor meno se, come anche le ragazze dichiarano, fossero stati fatti dei preventivi controlli sull’antisismicità degli edifici, essendo sempre stato noto l’alto rischio sismico di quella zona. “Comunque mettiamo le mani in alto, sappiamo poco se non niente delle questioni politiche e burocratiche. A questo ci penserà la magistratura.”
Sebbene la situazione appaia assai critica, è da lodare la positività e la speranza, forse un po’ ingenua, che anima le parole delle giovani che hanno previsto un tempo di ricostruzione minimo, di soli sei anni. “Comunque niente e nessuno ci fermerà, pur di tornare siamo disposte a dormire in tenda.”

Charlie Hebdo, una nota stonata

La satira è corretta e gradevole quando è propedeutica alla conoscenza di determinati argomenti, seri o meno, con un tono più pacato e ironico ma, rispondendo all’ultima domanda posta loro riguardo le vignette della testata satirica francese, hanno risposto: “c’è differenza tra satira e cattivo gusto. Io sono stata Charlie Hebdo e non me ne pento, ma ritengo che questa volta abbiano esagerato perché lo scherzo è bello, ma quando ci sono di mezzo morti e feriti non è accettabile.” Questo il pensiero di Maria a cui Sara ribadisce, in modo più duro: “Hanno completamente perso il buon senso e la ragione. Non si gioca con il dolore e in generale con i sentimenti di chi ha perso tutto”.

Amatrice, nel cuore di tutti

Nell’ ambito della nostra inchiesta, abbiamo posto una serie di domande – simili a quelle fatte alle ragazze che hanno vissuto il terremoto – a Gianluca (nome di fantasia), cittadino romano, che ci ha risposto così:amatrice_4

1. Ascoltando le notizie e vedendo le immagini ed i video in TV di quanto successo nelle zone terremotate, personalmente quali sono state le tue prime sensazioni?
– “Sensazione sicuramente forte, improvvisamente si è bloccato il mondo, la vita. Un punto di fine.”

2. Quanto tempo pensi che servirà per tornare alla normalità?
– “20 anni minimo. Assolutamente non di meno. Non è un discorso di ricostruzione del paese, ma più un discorso della vita delle persone, della normalità. 20 anni forse sono pochi, deve passare almeno una generazione. Lì sono morte tante persone, non è che se ritiri su una casa torni a vivere. 20-25, è difficile fare una stima ed essere precisi su una cosa del genere.”

3. Ritieni che i soccorsi siano stati efficaci? Hai contribuito in qualche modo (es. donazioni di soldi, vestiti o quant’altro)?
– “Sotto tutti i punti di vista i soccorsi sono stati efficaci, dalle Forze dell’Ordine ai Vigili del Fuoco, e ancora la Protezione Civile e tutti i volontari. Lo dico perché l’ho vissuto.”

4. Ultimamente ci sono state numerose polemiche riguardo le vignette create dai fumettisti di Charlie Hebdo, nota testata satirica. Qual è stata la tua rezione a queste vignette?
– “Riguardo alla vignetta di Charlie Hebdo non vi voglio dire niente. Perché rispondere a cose del genere; sarebbe una cosa troppo cattiva per quanto mi ha sconvolto.”

La parola all’esperto: le conseguenze psicologiche

Come si manifesta un trauma in un adolescente e quali sono i segni?
“Dunque il trauma è un qualcosa che accade a una persona giovane o adulta e c’è un modo di reagire a questo trauma oppure di subirlo. Sono tutti comportamenti diversi che variano da persona a persona.” Lo dice Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’istituto di Ortofonologia di Roma.

“Aspetti classici che si manifestano quando accade qualcosa di pesante sono: disturbi del sonno, dell’alimentazione, dell’umore, incapacità di concentrarsi e tutte quelle situazioni che pervadono la persona e le impediscono di avere un pensiero lucido, di vivere bene con consapevolezza. Questo con i grandi traumi. Esistono poi – aggiunge l’esperto – i cosiddetti traumi con la “t” minuscola, così sono stati chiamati, cioè quando le persone vivono dei piccoli traumi che si portano avanti con il tempo che invece di essere superati subito, come potrebbe sembrare, lasciano una piccola traccia e quindi, alla fine, si parla di trauma cumulato.”

Qual è la miglior terapia da far seguire ad un ragazzo in seguito ad eventi simili?
“Le terapie possono essere di tipo diverso, l’importante è scegliere quella migliore per il ragazzo; non esiste una terapia universale, ma esiste una capacità di poter proporre al paziente quella che sia più congeniale a quest’ultimo ed in cui lui ci si possa ritrovare, fare un lavoro vero e non adattarsi a dover fare cose che non risolvono il suo problema. Dunque si fa una valutazione iniziale che serve per capire quello che il ragazzo vive male e per poter capire quale sia la strada migliore da seguire per aiutarlo.”

Quanto tempo serve al ragazzo per superare il trauma?
“Questo dipende da quattro principali fattori,non è un numero fisso: l’entità del trauma, che dipende da quanto tempo è passato e quanto questo trauma condiziona la persona; in seguito, dall’abilità del terapeuta che chiaramente deve riuscire a facilitare ciò e, infine, anche dall’ambiente che si ha intorno, dal peso non indifferente.”

Quali sono i problemi in cui può incorrere il ragazzo dopo un evento del genere, se non viene seguito in modo adeguato?
“Il primo grande problema è che vive male la propria vita, vivere male la proprio a vita significa vivere male il proprio ruolo da figlio, da studente da amico e da fidanzato, quindi quello di cui si deve sempre tener presente è che un ragazzo, dopo aver subito un trauma, se lo si vede sorridere non si deve pensare che lo abbia superato. Il trauma è qualcosa che alberga nella persona e bastano poche cose, anche situazioni leggermente difficili a farlo riemergere. Questo è il vero obiettivo: che il trauma deve poter riemergere nel modo più adeguato, in modo tale che il ragazzo o l’adulto lo possa affrontare e poter gestire. Se ciò non dovesse accadere il soggetto ovviamente comincia a peggiorare fino a quando l’angoscia del trauma emerge ed è troppo pesante da gestire.”

Dopo un trauma, quale può essere il ruolo degli adulti (professori, genitori)?
“Il criterio è: la posizione dell’adulto deve essere di accoglienza verso il ragazzo. Per accoglienza intendiamo non far fare al ragazzo ciò che vuole, ma è più vicina al concetto di comprensione, dare al ragazzo la possibilità di vivere e fare certe cose. Non deve assillarlo né tanto meno facilitarlo troppo. La vita non si può facilitare. Loro la devono affrontare e avere la possibilità di chiedere aiuto e di capire cosa possa servire loro per poter vivere meglio. L’adulto dunque deve trasmettere il senso di consapevolezza al giovane.”

Per questo motivo è opportuno che in ogni scuola sia presente uno sportello d’ascolto per gli studenti?
“Sicuramente si, ma non solamente per il trauma, bisogna pensare che i ragazzi di oggi vivono delle situazioni piuttosto pesanti per tanti motivi: la società è cambiata, dunque non c’è più tanto tempo per loro sin da quando sono più piccoli, crescono in un autonomia a volte forzata e spesso si trovano a prendere delle decisioni da soli quando dovrebbero essere perlomeno informati. Quindi una persona esterna, obbligata al segreto professionale, che ascolta il ragazzo può aiutarlo a capire meglio quello che sta accadendo e fondamentalmente a non fargli prendere decisioni e soluzioni sbagliate.”

In base all’esperienza, qual è la fascia d’età che ha bisogno di maggiore aiuto in questi casi?
“1-90 va bene come fascia d’età? Intendo dire che ora come ora in questa società si ha sempre bisogno di un aiuto in più.”

di Adele Nicolais e Edoardo Tullio

II E – II D Liceo Classico Giulio Cesare di Roma

16 settembre 2016

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