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Morte dell’operaio, Saviano: “Il Governo e i sindacati hanno fatto una figura meschina”

lavoro_edilizia_crisi_disoccupazioneROMA – Il Governo e i sindacati confederali hanno fatto “una figura meschina” commentando con frasi che potrebbero essere pronunciate da “un qualsiasi utente da social” la morte dell’operaio egiziano a Piacenza, travolto ieri da un camion durante una manifestazione davanti alla Gls. L’accusa arriva da Roberto Saviano, che sul suo profilo Facebook commenta con toni duri la vicenda. “Il Governo derubrica la vicenda a ‘incidente sul lavoro‘- punta il dito lo scrittore- la Cgil non si esprime nel merito della contestazione, ma si limita a commentare come farebbe un qualsiasi utente da social: ‘fatto grave e inaccettabile’. Per la Cisl si tratterebbe di un ‘imbarbarimento della convivenza civile'”. E la Uil “non se la cava meglio”, sferza Saviano, parlando di “termometro di una violenza verbale e anche fisica che sta avvelenando il dibattito politico e il livello culturale del Paese”.

Detto in altri termini, attacca Saviano, “dal Governo e dalla triade sindacale non è possibile accettare questi commenti a margine di un fatto gravissimo: la morte di un operaio straniero residente in Italia, con contratto regolare e stabile, che manifesta insieme a un sindacato di base per far rispettare i diritti di lavoratori per i quali la triade sindacale non nutre alcun interesse”. Secondo Saviano, dunque, “tanto valeva tacere, se le dichiarazioni dovevano essere queste. Tanto valeva evitare questa figura meschina, tanto ormai dal Governo la triade sindacale ha ottenuto la tanto agognata assicurazione che le pensioni d’oro non saranno toccate”.

E allora, affonda il colpo Saviano, “mettiamoci l’animo in pace e iniziamo a guardare alla triade sindacale per quello che è: associazioni in difesa dei privilegi di pochi, che non tengono in alcun conto i diritti di molti”. (DIRE) Bologna, 16 set. – Saviano esprime dunque solidarietà all’operario egiziano, Abd Elsalam Ahmed Eldanf, che “in Egitto non faceva l’operaio, ma il professore”. In Italia, sottolinea Saviano, “non era un lavoratore precario perché dal 2003 aveva un regolare contratto di lavoro”. Quindi, l’operaio egiziano “stava manifestando per diritti che non erano i suoi- afferma Saviano- per diritti che per lui erano già acquisiti. Possiamo dire che in Italia gli stranieri non vengono solo a ‘sottrarre lavoro agli italiani’ ma anche a lottare per i nostri diritti? Credo di sì. Possiamo dirlo”.

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16 settembre 2016
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