Vaticano

La lezione dell’Arcivescovo di Bologna ai bambini: “Non ascoltate chi teme gli stranieri”

BOLOGNA – Lo straniero non è un nemico: ha solo bisogno che qualcuno si interessi a lui. Quindi, “non credete a chi vi dice di non parlare” con chi viene da un altro Paese. E’ la raccomandazione che l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, fa ai bambini riuniti questa mattina nel parco di Villa Revedin per la festa di Estate Ragazzi.

Zuppi parte dal passo del Vangelo letto dal palco, nel quale Gesù esorta ad amare i propri nemici (“Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?”). E invita i bambini a metterlo in pratica, calandolo nella stretta attualità.

ZUPPI

“Chi viene da lontano sembra un nemico- dice il vescovo- ma solo perché nessuno gli ha mai parlato. Non credete a quelli che vi dicono che con quello non ci dovete parlare: bisogna solo trovare il modo giusto per parlargli“. E aggiunge: “A volte sembra che l’egoismo convenga, invece ci fa solo del male. L’amore conviene sempre, l’amore vince sempre. Dobbiamo imparare a fare le opere della misericordia, non le opere dell’egoismo”. E quali sono le opere dell’egoismo? Ad esempio, elenca Zuppi, “quando uno sta male, ce ne freghiamo. Quando uno è in carcere, diciamo: ben gli sta. Quando uno è straniero, diciamo: tornatene a casa tua. Queste sono le opere dell’egoismo”. Poi, sceso dal palco, a chi gli chiede se le sue parole contengano anche un messaggio politico, il vescovo risponde: “E’ il messaggio del Vangelo, per cui non siamo nemici. Ospitare i forestieri è una delle opere di misericordia, poi bisogna vedere come. Ma quello è un altro discorso. Ma che sia un’opera della misericordia, non c’è dubbio”. Un insegnamento, fa capire Zuppi, che i piccoli sono in grado di recepire meglio degli adulti.

“I bambini capiscono subito quello che divide, quello che fa male- sottolinea il vescovo- due bambini, se non mettiamo loro un pregiudizio, anche senza parlare giocano insieme. Dovremmo impararlo tutti quanti a farlo. E’ quello che dice il Piccolo principe: gli adulti si dimenticano di essere stati bambini“.

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Secondo il vescovo, il personaggio di Antoine de Saint-Exupery “dice una cosa molto intelligente: i bambini hanno occhi che poi si chiudono. Forse dovremmo imparare a riaprirli”. E chi pensa che quelli dei bambini “siano gli occhi dell’ingenuità, sbaglia. Sono occhi che vedono sempre nell’altro l’umanità e credo siano gli occhi più veri che ci sono”.

Zuppi si è poi lasciato andare a un piccolo bagno di folla tra bambini e ragazzi. In tanti si affollavano intorno al vescovo per chiedergli qualcosa, salutarlo o anche solo dargli il cinque. E Zuppi ha risposto a tutti, chiedendo il nome, stringendo mani, abbracciando e scambiando quattro chiacchiere. In modo bonario ha rimproverato chi è andato male a scuola (“A buon intenditor…”) e ha ripetuto il messaggio lanciato poco prima dal palco: “Guai a picchiare una donna”.

Con Gabriele, un bambino della parrocchia di San Cristoforo, si è fermato anche a concedere un’intervista. Armato di carta e penna, Gabriele ha chiesto a Zuppi come si trova a Bologna (“Bene”) e com’è essere vescovo. “Difficile ma bello”, risponde il vescovo, che promette di andare presto a visitare la parrocchia.

16 giugno 2016
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