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Libia, vertice Vienna: verso stop embargo armi

Bandiera della Libia

ROMA – La sicurezza e la lotta al terrorismo sono le chiavi “per il futuro della Libia”. Si tratta di una delle sfide più ardue per il Governo di unità di Tripoli, ma la comunità internazionale- riunita oggi a Vienna per discutere della crisi del paese nordafricano- “non lo lascerà solo”. Questo quanto si legge nel comunicato finale pubblicato sul sito internet del dipartimento di Stato americano. Il vertice è stata un’occasione per dare la propria benedizione alla Guardia nazionale- ossia l’esercito posto sotto il controllo del governo di Al-Serraj, che pone fine all’anarchia militare e risolve uno degli scalini più alti alla transizione verso un governo unitario- e promettere una revisione dell’emargo sulle armi, in modo da avere gli strumenti per contrastare l’espansione dello Stato islamico.

Nel testo – firmato da rappresentati dei governi di Algeria, Ciad, Cina, Egitto, Francia, Germania, Giordania, Italia, Malta, Marocco, Niger, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Spagna, Sudan, Tunisia, Turchia, Eirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti, nonchè dagli esponenti di Nazioni Unite, Lega Araba e Unione Africana – si legge inoltre il “fermo supporto al popolo libico nel mantenere “l’unità del paese” e si riafferma “il sostegno all’implementazione dell’Accordo politico di Shirati”, firmato in Marocco a dicembre scorso.

Da questo comunicato emerge quindi chiara la volontà della comunità internazionale di mettersi al fianco del Governo di unità nazionale– nato anche sotto gli auspici delle Nazioni Unite, e riconosciuto ancora una volta come unico legittimo governo e interlocutore del Paese- incoraggiando tutte le parti a collaborare nel processo di transizione politica, in particolare nel “rendere in grado la Camera dei rappresentanti nel portare a termine gli obiettivi individuati anche dall’Accordo di Shirati”. Sottolineando che i firmatari del documento cooperano per “la sovranità, l’integrità territoriale e l’unità della Libia”, si pone inoltre l’accento sul fatto che “il desiderio di trasformare il paese in uno stato sicuro e democratico” e’ un sentimento condiviso.

Per ottenere questo risultato, si esorta la partecipazione “di tutte le componenti della società civile”, che devono occupare in questo processo “il posto che spetta loro di diritto”, mentre dal canto loro le istituzioni di governo vengono incoraggiate a trovare le modalità migliori per la promozione del dialogo tra questi diversi attori, in vista della riconciliazione dopo cinque anni di guerra civile. Garantita poi anche la collaborazione da parte di Bruxelles nel contrastare la criminalità interregionale e nel sostenere la Guardia costiera nazionale.

16 maggio 2016
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