Genitori paurosi e figli arrabbiati, lo psicologo: manca la consapevolezza e la coerenza

di Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO (Istituto di Ortofonologia)

“I genitori si mostrano inadeguati a gestire e comprendere l’aggressività e la rabbia dei figli. Trovano soluzioni lampo limitate all’incidente, all’occasione, al momento per tacitare i figli e potersi raccontare di aver fatto tutto il possibile nel risolvere le difficoltà. Puntano a un atteggiamento pseudo-accudente e accontentante che non porta ai benefici desiderati, ma conferma solo la loro incapacità a gestire richieste, anche assurde, perché non hanno altre risposte da dare”. È dura la posizione di Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), che, al fianco dei bambini da oltre 40 anni, ha potuto constatare una vera e propria crisi della genitorialità. Per questo motivo, l’IdO organizza gruppi di incontro per sostenere i genitori nel contenere ed elaborare il disagio del proprio figlio.

“I bambini e gli adolescenti vedono che la compiacenza dei genitori è a prescindere dalla richiesta o dall’atto, anche negativo, che commettono”, continua lo psicoterapeuta dell’età evolutiva. “Il problema è che gli adulti, più che essere autorevoli, sperano di trovare dei momenti di alleanza con i loro figli. Un essere complici anche di atti negativi pur di tacitare le loro richieste”.

Castelbianco dà esempi pratici: “È sotto gli occhi di tutti questa dinamica assurda. Moltissimi bambini e ragazzi insultano con facilità e gratuità i loro genitori appellandoli con epiteti incredibili, e cosa fanno i genitori? Li giustificano rispondendo: ‘È il linguaggio dei giovani di oggi. Sempre più spesso i figli alzano le mani e in quel caso cosa ripetono gli adulti? ‘Quando è arrabbiato non capisce nulla, poi però si scusa’”.

Intanto la Francia e la Gran Bretagna, “paesi in condizioni analoghe, se non peggiori delle nostre- aggiunge il direttore dell’IdO – si indirizzano verso una risposta di tipo razionale e promuovono dei corsi di informazione e formazione per offrire agli adulti degli schemi da seguire e delle risposte da poter dare ai figli, iniziando così a tamponare una situazione che è sfuggita di mano”. L’idea non è sbagliata, ma non è la vera soluzione secondo l’esperto: “Lo Stato deve investire per garantire alle madri di poter accudire a tempo pieno i loro figli possibilmente fino al secondo anno di vita. Se questo periodo di tempo risultasse impossibile da garantire, per lo meno si assicuri ai bambini tutto il primo anno di vita insieme alla mamma”. Sarebbe sufficiente questa misura per “evitare che i piccoli vivano come un abbandono il distacco delle madri chiamate a tornare a lavoro”.

Il direttore dell’IdO sottolinea anche che “l’essere più tolleranti verso i genitori significa accoglierli nelle loro difficoltà, informarli che non è vero che se si diventa padri a cinquanta o sessant’anni si è più maturi e più capaci. Ciò che aumenta con l’età è la tolleranza- afferma- e questa non è determinata da una competenza o da una maggiore esperienza, ma dal fatto che nei pochi anni che sentono di poter vivere ancora, preferiscono evitare sofferenze e punizioni ai figli”. Eppure per loro la beffa c’è: “I figli troppo accontentati finiscono per percepire le figure genitoriali come persone deboli. Questo perché sia i bambini che gli adolescenti vogliono e cercano regole e limiti- conclude- e sanno apprezzare un diniego se chi lo pone è riconosciuto come autorevole”.

16 Maggio 2016
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