VIDEO | ‘Loveability’, un libro per rivendicare il diritto alla sessualità dei disabili

Penna (M5s): "Presto una legge per regolamentare, e' importante"
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ROMA – L’assistenza sessuale ai disabili è una tematica molto discussa negli ultimi anni e portata alla ribalta ciclicamente, ma senza ottenere ad oggi una risposta definitiva. Sembra però che le cose stiano per cambiare, infatti, sarà presentata in Parlamento una proposta di disegno di legge per istituire e legalizzare la figura dell’O.E.A.S. l’operatore all’emotività, affettività e alla sessualità. Molto spesso però si fa confusione su questa figura equivocandola con altre e confondendola con i Sex Worker. Ecco perché Maximiliano Ulivieri, presidente e fondatore del ‘Comitato per l’assistenza sessuale alle persone con disabilità’ insieme al suo team ha sentito l’esigenza di informare le persone attraverso ‘LoveAbility il diritto alla sessualità delle persone con disabilità’, un volume che è stato presentato nella sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio. Un luogo altamente significativo che fa ben sperare sull’apertura su questo tema da parte del Governo.

Leonardo Aldo Penna, deputato del Movimento 5 Stelle appoggia la battaglia e, intervistato dalla Dire, ne spiega le ragioni. “Oggi è una giornata importante perché abbiamo presentato il libro di Max Ulivieri ‘LoveAbility’ che parla del diritto alla sessualità nelle persone affette da disabilità, ma soprattutto è l’inizio di una azione di persuasione nei confronti del Parlamento perché possa in tempi rapidi arrivare alla definizione di una legge che sia in grado di regolamentare e porre più che mai l’attenzione su un diritto tanto importante per queste persone”.

QUATTRINI: “O.E.A.S ACCOGLIE E RENDE AUTONOMO NELL’ AFFETTIVITA’ IL DISABILE”

La presentazione del libro ‘LoveAbility’ è servita anche a tracciare e chiarire meglio i contorni della figura dell’operatore affettivo e sessuale. Un elemento strategico non solo per la persona affetta da disabilità, ma medium con il quale le famiglie possono interagire, sentirsi ascoltate e addirittura sollevate. Si sentono storie di genitori che arrivano a masturbare il proprio figlio, ma la deriva verso ciò che non è più eticamente e socialmente accettabile è breve. L’O.E.A.S. invece è una figura terza e formata in grado di aiutare e rendere ‘autonomo’ emotivamente il soggetto. A spiegare meglio come vengono formati gli operatori e quali sono gli obiettivi e limiti degli operatori all’agenzia Dire ci ha pensato Fabrizio Quattrini, vice presidente del Comitato per la promozione dell’assistente sessuale in Italia, sessuologo e psicoterapeuta.

“L’O.E.A.S. può essere sia uomo che donna poiché le esigenze sono di tutte le persone con diversa abilità. Noi prevediamo per l’operatore una formazione importante di circa 200 ore sia in aula che esperienziale oltre a un tirocinio finale. L’operatore non deve essere assolutamente considerato un sex worker quindi non è né un prostituto né una prostituta come alcuni continuano ancora a pensare, ma è un soggetto che interviene con tre aspetti: accoglienza, ascolto e contatto all’interno di un percorso costruito sulle esigenze delle persone che richiedono l’intervento. Ascolto e accoglienza e poi il contatto che non è solo fisico, ma che può essere anche più emozionale in modo da rendere comprensibili sia le percezioni corporee, emotive, relazionali e sessuali. L’aspetto della sessualità non è l’aspetto principale, ma coordina all’interno del percorso che permette al soggetto di capire cos’è la sessualità. Se una persona che chiede il nostro intervento e ha, ad esempio, una difficoltà di conoscenza o espressione dell’autoerotismo l’operatore può arrivare al massimo a masturbare la persona in quanto non ha le capacità per riuscire a farlo. Il nostro obiettivo è creare autonomia e svincolare il soggetto e i parenti da tutte quelle situazioni complesse che si generano all’interno delle famiglie”.

PIEROBON (O.E.A.S.): “SENZA IL SOSTEGNO DELLA MIA FAMIGLIA SAREBBE STATO UN PERCORSO DIFFICILE”

Per un disabile il valore dell’abbraccio è una cosa importante, un atto di dolcezza e comunicazione un gesto nobile che non ha nulla a che fare con il sesso eppure anche questo ad una persona diversamente dotata ciò è negato. Questo soprattutto fa un O.E.A.S. accoglie l’altro e lo rende autonomo nella sua esperienza affettiva e sessuale. Per capire le ragioni che possono portare persone normali, che lavorano e hanno famiglie proprie l’agenzia Dire ha raccolto la testimonianza di Anna Pierobon, operatrice all’emotività, sessualità e sessualità per persone con disabilità.

“La motivazione per me è di tipo sociale- ha sottolineato Pierobon- la vedo come un impegno che voglio prendermi perché ritengo che l’affettività sia un elemento importantissimo nella vita di tutte le persone e quindi ho pensato di potermi spendere in questa causa che ritengo molto giusta e necessaria. Fortunatamente i mie parenti, il mio compagno, che mi conoscono bene, hanno capito le mie motivazioni e ho ottenuto il loro sostegno senza il quale un percorso di questo tipo sarebbe stato difficile”.

 

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16 Aprile 2019
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