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Roma, Meloni vs Bertolaso: in gioco la leadership di Berlusconi

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ROMA – Meloni scende in campo, ma Bertolaso non molla e va avanti “come una ruspa”. La prossima tornata elettorale per la conquista del Campidoglio si è ormai trasformata in una conta interna al centrodestra, per vedere chi pesa di più in vista delle prossime elezioni nazionali. Ma per Silvio Berlusconi è soprattutto una battaglia campale per la sopravvivenza politica, perché l’ex Cavaliere non ha alcuna intenzione di accettare supino le decisioni di quelli che considera ancora i suoi “alleati minori”: la Lega di Matteo Salvini e i Fratelli d’Italia della neo candidata a sindaco di Roma. Vorrebbe dire la fine della sua già traballante leadership nel campo dei conservatori italiani. L’annuncio di questa mattina di Giorgia Meloni di voler “correre per il sindaco di Roma” ha dunque avuto l’effetto di un terremoto per il centrodestra, non solo romano, ma nazionale, vista la caratura dei protagonisti dello scontro. In gioco non c’è solo la possibile riconquista di una città, ma la legittimità di guidare la coalizione i prossimi anni, a partire dalle elezioni politiche del 2018. “Berlusconi- spiegano ambienti di Forza Italia all’agenzia di stampa Dire- non tornerà indietro, è assolutamente determinato ad andare fino in fondo appoggiando Bertolaso. Cedere a diktat di Salvini e alle capriole di Meloni, che era stata la prima ad appoggiare Bertolaso, per lui vorrebbe dire non tanto perdere la faccia quanto abbandonare, soprattutto, la guida del centrodestra”. Le stesse fonti interne agli azzurri raccontano di un Berlusconi molto irritato. “Si sente tradito, perché Bertolaso era stato voluto da tutti e tre gli alleati”.

Per questo motivo il Cavaliere andrà avanti, magari esponendosi in prima persona più di quanto non abbia già fatto nei giorni scorsi per lanciare Bertolaso. Anche a costo di far schiantare la coalizione contro il muro del primo turno delle prossime elezioni comunali romane, e non riuscire ad arrivare al ballottaggio. Senza, però, rompere definitivamente con gli alleati a Milano, Napoli e Bologna. L’unica speranza per ritornare ad un centrodestra parzialmente unito sarebbe un clamoroso dietrofront di Bertolaso, una rinuncia “per motivi personali”, che suoni come irrevocabile. E che possa salvare la faccia al Cavaliere. Ma la corsa per gli eredi del vecchio Popolo della Libertà sarebbe comunque in salita. Perché sullo scacchiere romano resterebbero Francesco Storace, a rosicchiare voti a destra, e Alfio Marchini, ad erodere il consenso del centrodestra nell’area dei moderati.

di Emiliano Pretto, giornalista professionista

16 marzo 2016
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