Franceschini a Vargiu: L’Orfeo a Cagliari? Magari in prestito…

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ROMA –  “Si possono mettere allo studio ipotesi di prestito temporaneo lungo, di percorsi espositivi didattici fondati sulla collaborazione tra il Museo di Torino e il Polo Museale di Cagliari su cui noi stiamo investendo”. Lo dice il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, rispondendo, durante il question time in aula alla Camera, a una interrogazione del deputato di Scelta civica, Pierpaolo Vargiu, candidato sindaco alle prossime amministrative del capoluogo sardo, sulle iniziative per consentire il rientro a Cagliari del mosaico dell’Orfeo rinvenuto nel quartiere cagliaritano di Stampace nel 1762, e attualmente esposto- essendo stato “trafugato” dai piemontesi un anno dopo, sottolineava il 22 febbraio scorso il deputato sardo- al Museo archeologico di Torino. “E’ un caso particolare, sia per le circostanze del ritrovamento, che per il suo trasferimento in Piemonte che risale a due secoli e mezzo fa”, nota Franceschini. “Il mosaico ormai è entrato da tantissimo tempo a far parte della collezione storica che costituisce il nucleo originario del museo archeologico di Torino. Lo spostamento dall’attuale sede museale piemontese e una diversa collocazione, più vicina al luogo di ritrovamento, oggettivamente rimetterebbe in discussione il formarsi delle grandi collezioni pubbliche e comunque non potrebbe prescindere da una valutazione dei competenti organi tecnico-scientifici del ministero”. Questo tema, comunque, “spinge ad affrontare un tema più generale che io sto cercando di affrontare, con il totale rispetto della comunità scientifica- continua Franceschini- e cioè la conciliabilità tra la cosiddetta storicizzazione di una collezione in una città diversa da quella in cui è stata ritrovata (o del patrimonio a cui appartiene) e invece l’esigenza di restituire nel territorio italiano, almeno tra i musei dello Stato, molte opere, in particolare quelle che sono nei depositi”. Nel polo museale di Torino, sottolinea Franceschini, c’è “una collezione nata nel Cinquecento come raccolta dinastica e poi incrementata, tra il Settecento e l’Ottocento, con rinvenimenti provenienti da tutti i territori del Regno di Sardegna, con la collezione di antichità dei duchi di Savoia, e per questo assume essa stessa un valore di testimonianza storica in quanto collezione, in quanto prova del contesto culturale e politico nel quale si è formata e si è sviluppata“.

di Maria Carmela Fiumanò, giornalista professionista

16 Marzo 2016
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