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Trivelle, Comitato Pro-Triv: “10 motivi per votare NO al referendum del 17 aprile”

Foto Comitato Contro il Referendum del 17 aprile_Ottimisti e Razionali OK

ROMA – “Bufale e bugie” che rischiano di creare “rischi economici, occupazionali e ambientali per il Paese”. Se referendum del 17 aprile per decidere di non rinnovare le concessioni al loro termine per le piattaforme entro le 12 miglia marine anche se c’è ancora da estrarre vincesse il ‘sì’, per il sostenitori del ‘no’ quei rischi si concretizzerebbero. Per evitarlo, ecco un decalogo di informazioni pro-Triv diffuse dal Comitato ‘Ottimisti e razionali’, che oggi a Roma presenta la propria posizione in merito al referendum. Fedele al proprio nome, il Comitato ha una posizione “ottimista e contro i catastrofismi”, ma anche “razionale per contrastare paure, allarmi e luoghi comuni”.

Al referendum del 17 aprile per decidere di non rinnovare le concessioni al loro termine per le piattaforme entro le 12 miglia marine anche se c’è ancora gas da estrarre, “non bisognerà andare a votare. Si tratta di un referendum ingannevole e dannoso“: è l’invito di Gianluca Borghini, presidente del comitato ‘Ottimisti e razionali’, che oggi a Roma presenta la posizione del gruppo pro-Triv, dunque per il ‘no’ al referendum. Ma sarebbe meglio dire “contro il referendum”, nell’auspicio che non si raggiunga nemmeno il quorum.

Ecco il decalogo ‘pro Triv’:

1) Una sola cartiera di medie dimensioni consuma piú del doppio del consumo annuale di tutto il settore Oli&Gas.

2) Il settore ha una produzione di rifiuti inferiore, almeno 100 volte, al settore chimico e siderurgico.

3) Le trivellazioni si svolgono su aree assai limitate.

4) Le piattaforme non inquinano, niente viene scaricato in mare. 5) Le piattaforme sono oasi si ripopolamento ittico, nelle aree circostanti esiste il divieto della pesca a strascico.

6) Il catrame che troviamo a volte sulle spiagge é prodotto dalle imbarcazioni e non dalle trivelle.

7) Lo stop alla produzione idrocarburi aumenterà il transito di navi per l’import di combustibili.

8) Sono piú di 400 le imprese Oil&Gas coinvolte in Italia.

9) Il settore dá lavoro a circa 100mila addetti nella fornitura di beni e servizi.

10) Il fatturato annuo é superiore ai 20 miliardi.

Il Comitato per il ‘no’ si schiera contro le Regioni, responsabili di aver ‘spinto’ per il referendum. Per Borghini sono molte le connotazioni politiche della vicenda. “Non si voterá per qualcosa di popolare- sottolinea- non c’é stata la raccolta di mezzo milione di firme. Si andrá al referendum perchè l’hanno voluto le Regioni“. Insomma, “è un’assurditá– prosegue- che su alcune questioni prevalgano gli interessi locali a quelli nazionali”. Anche perchè poi le conseguenze sarebbero a carico dello Stato. “Se dismetto un impianto- termina Borghini- poi lo devo chiudere, e chi paga i costi? Alla fine sarà lo Stato e non mi sembra ragionevole”.

16 marzo 2016

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