A Roma riapre Santa Maria Antiqua: era chiusa da più di 30 anni - FOTO e VIDEO - DIRE.it

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A Roma riapre Santa Maria Antiqua: era chiusa da più di 30 anni – FOTO e VIDEO

Santa Maria Antiqua - dicembre 2015, gennaio 2016

ROMA – Santa Maria Antiqua riapre al pubblico dopo oltre trent’anni. La spettacolare basilica scoperta da Giacomo Boni nel 1900 alle pendici del Palatino torna a essere visitabile dopo un complesso intervento che ha riguardato la struttura, a cui è seguito anche il restauro delle pitture che rivestono le pareti e che rappresentano un esempio “unico nel mondo cristiano del primo millennio”, databile dal VI al IX secolo, quando la basilica fu abbandonata a seguito dei crolli causati dal terremoto dell’847.

Una mostra inaugura la nuova vita della chiesa, che nel tempo è stata fruibile soltanto per brevi periodi con visite guidate ai cantieri. ‘Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio’ è il tema scelto per accogliere il pubblico che da domani potrà visitare la basilica arricchita con pezzi che raccontano lo stesso monumento, considerato “un’eccezionale testimonianza dello sviluppo della pittura romana e di tutto il mondo greco bizantino altomedievale, prima che l’conoclastia cancellasse gran parte delle immagini sacre dell’epoca”. Tra le opere esposte, l’icona della Madonna col bambino oggi nella chiesa di Santa Maria Nova, dove era stata spostata dopo l’abbandono dell’antico edificio a seguito del terremoto. Grazie alla mostra, l’icona oggi torna dove appariva ai fedeli fino al IX secolo. Ancora, all’ingresso di Santa Maria Antiqua sono stati allestiti ritratti scolpiti dei regnanti all’epoca della fondazione della chiesa, tra cui il gruppo denominato dell’imperatrice Ariadne e Amalasunta, figlia di Teodorico. Infine, tra le chicche della mostra, anche il mosaico dell’VIII secolo, voluto da Papa Giovanni VII, che raffigura l’Adorazione dei Magi. L’opera è tornata al suo splendore grazie all’intervento dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

A SANTA MARIA ANTIQUA MOSAICO VIII SECOLO, ECCO RESTAURO ISCR – Torna a splendere il meraviglioso mosaico dell’VIII secolo raffigurante l’adorazione dei Magi, fiore all’occhiello della mostra ‘Tra Roma e Bisanzio’ allestita in occasione della riapertura di Santa Maria Antiqua, la Basilica nel Foro Romano scoperta da Giacomo Boni nel 1900 alle pendici del Palatino. Riportato ai colori originali grazie a un intervento dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr), il mosaico proviene da Santa Maria in Cosmedin e ha una storia “decisamente lunga e travagliata”. Realizzato su commissione di papa Giovanni VII, è stato custodito nell’oratorio dell’antica Basilica di San Pietro fino al 1609, anno in cui l’oratorio, completamente rivestito di un paramento musivo, venne demolito. “In quell’occasione- racconta Dora Catalano, storica dell’arte Iscr e direttore dei lavori, intervistata dall’agenzia Dire- le maestranze di San Pietro distaccarono dalle pareti alcune porzioni di mosaico, 10 o 15 frammenti di cui oggi se ne conosce una decina sparsi tra Vaticano, Chiese italiane, ma anche raccolte straniere. Questi frammenti furono staccati più per motivi devozionali che non di interesse storico-artistico, per essere poi trasformati in vere e proprie icone. E questa è una di quelle, forse il frammento più grande, almeno di quelli presenti a Roma. Il più significativo”.

Il mosaico è stato scelto per la mostra ‘Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio’ perché rappresenta “una delle poche opere note e conosciute di questa fase e dell’attività di Giovanni VII– specifica Catalano- che era un papa greco e ha richiesto la presenza di maestranze se non di provenienza bizantina, almeno educate al gusto dei mosaici orientali e bizantini”. Ma non solo, perché a Giovanni VII si deve anche il trasferimento dell’episcopio dal Laterano alla domus tiberiana sul Palatino, cui era collegata Santa Maria Antiqua tramite la rampa imperiale. Da domani, dunque, i visitatori di Santa Maria Antiqua potranno osservare anche l’opera restaurata dall’Iscr. “Quello che però oggi noi vediamo è solo una porzione della scena narrativa originaria- dice ancora Catalano- che raffigurava un’adorazione dei Magi e proseguiva a partire dalla Madonna seduta con il bimbo sulle ginocchia, San Giuseppe alle spalle del trono della Vergine, un angelo di accompagnamento e si vede anche la porzione di un braccio con una mano nell’atto dell’offrire: il classico gesto dei Magi nel momento dell’Epifania”.

Quando l’oratorio fu smantellato, i pezzi del mosaico furono sistemati in cassette lignee, e il frammento restaurato dall’Istituto finì a Santa Maria in Cosmedin, corredato da una pesante cornice in noce che ne faceva un quadro a sé stante. Nel tempo, il mosaico subì vari interventi di restauro, come dimostra la carta di un giornale del 1932 mischiata a malta e trovata dalle restauratrici durante l’intervento. “A settembre scorso, quando è arrivato qui- ricorda la restauratrice Carla D’Angelo, coordinatore dell’intervento Iscr- il mosaico era molto alterato nella sua leggibilità. Era ricoperto da uno spesso strato di sporco depositato sulla superficie. La cornice, fortemente deteriorata, è attualmente è in restauro. Questa è dunque l’occasione per presentare il restauro non più come un’icona, ma come un frammento, quello che era in origine”. Durante il restauro, la squadra Iscr – formata anche dagli allievi della Scuola di alta formazione – ha rimosso anche le sponde di contenimento della cassa, svelando numerosi distacchi tra gli strati originali e quelli aggiunti nel restauro seicentesco. “Due erano gli obiettivi del nostro intervento: rispettare esattamente la configurazione che era stata data nel Seicento e mettere l’opera in mostra come frammento”, spiega D’Angelo. Per questo, “abbiamo dovuto ridare stabilità agli strati preparatori, sia quelli originari che quelli aggiunti nel Seicento e dare una struttura di contenimento”. Poi, la pulitura ha fatto il resto, ridando alle tessere la vivacità dei colori originali: “E’ una cromia sfavillante- indica la restauratrice- frutto di una rimozione degli strati sovrapposti che avevano completamente offuscato i colori delle paste vitree e ha riportato una leggibilità della superficie”. Oltre a questo, il lavoro dell’Iscr ha liberato anche gli spazi interstiziali, “perché negli interventi precedenti il sistema di consolidamento delle tessere era quello di serrare i naturali spazi interstiziali che fanno parte della tecnica del mosaico diretto e non devono essere chiusi”, conclude D’Angelo. Dopo la mostra a Santa Maria Antiqua, il mosaico restauro dall’Istituto superiore tornerà a Santa Maria in Cosmedin.

16 marzo 2016
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