Di una biblioteca, dei 'tornelli' (che tornelli non sono) e dei collettivi studenteschi a Bologna - DIRE.it

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Di una biblioteca, dei ‘tornelli’ (che tornelli non sono) e dei collettivi studenteschi a Bologna

BOLOGNA – La biblioteca universitaria di via Zamboni 36 a Bologna è al centro- da settimane- di quella che è stata ribattezzata la vicenda dei ‘tornelli‘. E di ‘tornelli’, nel vero senso della parola, non c’è neanche l’ombra in verità. Tutto nasce, infatti, dalla volontà dell’Ateneo di Bologna di ‘regolamentare’ gli accessi alla sala studio di Discipline umanistiche, del 36 appunto, con una porta che in prima battuta può essere oltrepassata solo da chi è in possesso di un badge (che tutti gli studenti universitari hanno). Chi non è studente ma ha bisogno di consultare un volume può spiegare le ragioni e viene fatto entrare. L’idea dell’Ateneo di introdurre un meccanismo di controllo è dovuta a ragioni di sicurezza: era nell’aria da molto tempo- perchè quella biblioteca è risaputo essere frequentata anche da brutte facce e da persone che studenti universitari non sono- e si è rafforzata di recente, quando l’Università ha deciso di tenere aperta la biblioteca anche la sera, fino a mezzanotte.

Contro questi ‘tornelli’ si sono scagliati alcuni collettivi universitari- in prima fila il Cua- che in queste ultime settimane hanno messo in piedi proteste, cortei, raccolte firme e anche ‘azioni‘ per dire ‘no’ alla limitazione degli accessi alla biblioteca. Le proteste sono culminate in un’azione plateale: lo smontaggio della porta regolamentata dalle macchinette striscia-bagde: i ragazzi, un pomeriggio della settimana scorsa, l’hanno divelta e portata di peso in Rettorato, annunciando la ‘liberazione’ della biblioteca. Il giorno dopo- visto che l’Ateneo dopo l’accaduto aveva chiuso la biblioteca per tutti- alcuni di loro ci sono entrati in barba alla serrata e l’hanno ‘occupata’. A metà pomeriggio, dentro la biblioteca, è intervenuta la Polizia (in tenuta antisommossa e armata di manganelli, elemento questo non proprio usuale che ha fatto molto scalpore) e li ha tirati fuori in mezzo ai tafferugli. Mentre alle loro spalle restava una sala studio a soqquadro e ‘devastata‘, gli scontri si sono spostati fuori, quel pomeriggio e poi anche il giorno successivo.

Il procuratore capo Giuseppe Amato e il sindaco Virginio Merola, nei giorni successivi, hanno tuonato contro i collettivi: il primo annunciando l’intenzione di accusare gli attivisti di associazione per delinquere, il secondo tacciandoli di essere dei violenti e invitandoli a lasciar perdere qualunque paragone con il ’77. I collettivi hanno chiamato a raccolta il mondo dell’antagonismo con un’assemblea “pubblica” (da cui però sono stati tenuti fuori i giornalisti) che è stata molto partecipata. Il caso, nel frattempo, è salito agli onori delle cronache nazionali. Ma la situazione, sotto le Due torri, non si è ancora risolta. Tanto che anche oggi c’è stato un nuovo corteo. E continua quanto mai acceso il dibattito nella politica locale. Nell’infografica trovate il riassunto delle tappe principali di questa vicenda.

di Marcella Piretti, giornalista professionista

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16 febbraio 2017
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