Lazio

In acqua come in laboratorio, la ‘ricerca’ di Minisini

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ROMA – Vincere una medaglia, anzi due, quando neppure pensavi di poter entrare in gara. E’ la storia di Giorgio Minisini, nazionale di nuoto sincronizzato tesserato per l’Unicusano Aurelia Nuoto, doppia medaglia di bronzo nel duo misto ai Mondiali di Kazan 2015. L’unico uomo in Italia a competere (ad alti livelli) nel regno magico e perfetto delle sincronette, le danzatrici dell’acqua. Marte che ‘invade’ Venere, dunque. Come spesso capita, la storia del ragazzo cresciuto a Ladispoli, 20 anni il prossimo 9 marzo, inizia per caso da bambino. Guardando suo fratello in vasca. Poi anni di sacrifici, e quel che è peggio, senza la certezza di poter mai gareggiare per un sogno. Invece la Fina, la Federazione internazionale di nuoto, a un certo punto decide che il mondo del sincro si può aprire anche agli uomini. Ed ecco il sogno si avvera, arrivano le prime gare e subito le prime medaglie. L’Italia, e non solo, si accorge di lui e del suo talento in acqua. Un exploit che gli è valso il premio del Coni Lazio come migliore atleta del 2015 insieme a Giulia Conti (vela) e Matteo Lodo (canottaggio). In comune con la società per cui nuota, Minisini ha l’attenzione alla ricerca, al dettaglio, al mettersi sempre in gioco superando le difficoltà.

“Anche il mio sport negli ultimi anni è diventato uno sport di ricerca- spiega- ricerchiamo continuamente nuovi movimenti, nuove musiche e nuovi modi di interpretare la disciplina. E non sempre otteniamo risultati immediati: proprio come i ricercatori di un laboratorio dobbiamo attendere mesi, se non anni, prima di raggiungere l’obiettivo voluto”. E la lotta non è solo contro se stessi, ma anche con il resto del mondo che a volte si mette di traverso. A lui è successo con i pregiudizi ignoranti di chi non vede bene la presenza di un ragazzo in uno sport tradizionalmente femminile. “Spesso si deve lottare contro barriere e contro chi non crede in quello che facciamo”. Ma “la cosa più importante è cercare di non fermarsi alla prima caduta e continuare contro ogni muro e ogni falliamento, anche se c’è qualcuno che non crede in noi”. Il messaggio di Giorgio è chiaro: “Se abbiamo un obiettivo è molto probabile che con il massimo impegno riusciremo a raggiungerlo”. Nonostante tutto. A confermare c’è la sua allenatrice, Rossella Pibiri.

Giorgio Minisini“Non è stato difficile integrare Giorgio in una squadra esclusivamente femmnile. La vera parte complicata è stata portarlo in gara e convincere in giudici a guardarlo con occhi diversi: da un lato paritari al mondo femminile, dall’altro cercando di valorizzare la sua diversità, l’essere maschio e non nuotare come una donna ma con caratteristiche differenti e non per questo di minore importanza”. Testimonial ideale di costanza, testardaggine, impegno e ovviamente talento, per Minisini la strada è stata in salita fin dall’inizio. “Ho dovuto aspettare 13 anni per avere una possibilità di rappresentare l’Italia a livello internazionale. Ho avuto alti e bassi, momenti di difficoltà in cui volevo fermarmi ma ogni volta, nei momenti più difficili, pensavo a cosa mi aveva spinto a continuare per tutti quegli anni, perché dovevo fermarmi? Alla fine sono stato ripagato, ho sfruttato la possibilità di rappresentare il mio Paese e sono arrivate le due medaglie. Adesso vogliamo sfruttarla ancora meglio agli Europei, ai Mondiali, e magari un giorno alle Olimpiadi”. Già, le Olimpiadi. L’ultimo muro da tirare giù. Il Comitato olimpico internazionale non ha ancora dato il via libera al sincronizzato misto. “Noi lavoreremo senza grosse aspettative nell’immediato ma per farci trovare pronti laddove la porta si dovesse aprire definitivamente”, spiega Pibiri. Magari l’occasione potrebbe arrivare nel 2024, magari a Roma… “Unire l’Olimpiade in casa con la possibilità di parteciparvi sarebbe incredibile- ammette Minisini- Io però spero di gareggiare anche prima, nel 2020 a Tokyo perché il mio ispiratore Bill May ha annunciato che potrebbe arrivare fin lì: potermi confrontare anche a livello olimpico (dopo Kazan, ndr) con chi mi ha spinto a entrare in acqua a fare questo sport, sarebbe un punto di arrivo fin da quando a 4 anni lo vidi nuotare”. Insomma, “un percorso che si potrebbe concludere lì. Noi speriamo di far vedere sempre di più quanto vale questo sport e quanto il doppio misto potrebbe risollevare la disciplina. Speriamo che il Cio lo apprezzi”.

16 febbraio 2016
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