Caschi blu della cultura, Capponi (Iscr): “La nostra squadra è pronta”

Firma caschi blu cultura

ROMA – L’Italia presenta al mondo la sua task force per la difesa del patrimonio culturale e schiera le sue eccellenze per Unite for heritage, i Caschi blu della cultura nati oggi da un accordo tra l’Unesco e il Governo italiano, alla presenza dei ministri italiani della Cultura, Dario Franceschini, degli Esteri, Paolo Gentiloni, della Difesa, Roberta Pinotti, e dell’Istruzione, Stefania Giannini, e dal direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova.

La squadra dei Caschi blu della cultura conta già la presenza del Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale e di diversi organismi del Mibact, tra cui l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr). Il direttore, Gisella Capponi, ha raccontato all’agenzia Dire quale sarà il ruolo degli esperti Iscr all’interno di Unite for Heritage.

Direttore Capponi, qual è l’obiettivo della vostra partecipazione alla task force italiana?

“La componente del Mibact per la task force proviene dall’Iscr, dall’Opificio delle pietre dure, l’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione e l’Istituto centrale per la Conservazione e il Restauro del patrimonio archivistico e librario. Questi istituti garantiscono la presenza di una componente tecnico-specialistica all’interno della task force. In questo modo, di volta in volta e a seconda delle problematiche da affrontare, il ministero potrà individuare le professionalità più idonee per lavorare in stretta collaborazione con il Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale. Poi, in una fase successiva, il gruppo potrà essere arricchito con esperti che vengono anche da altre università e da istituti di ricerca con i quali già c’è una collaborazione e una familiarità al lavoro comune nelle situazioni di emergenza. In futuro, si potrà dunque pensare a gruppi più articolati”.

Come si è formata la squadra Iscr per Unite for heritage?

“Il segretario generale del Mibact ha chiesto agli Istituti la disponibilità volontaria dei suoi tecnici. Per quanto riguarda l’Iscr, c’è stata una grande adesione, vista anche l’abitudine dell’Istituto ad affrontare situazioni di emergenza o post emergenza. In questo senso, tutte le esperienze fatte nei nostri frequenti interventi in zone colpite da terremoti o calamità naturali saranno preziose, così come tutte le procedure che l’Unità di crisi del ministero ha già definito e messo in atto, in ultimo dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna. Queste esperienze potranno costituire la traccia per mettere in campo procedure collaudate che dovranno essere affinate a seconda del Paese e dell’ambito in cui ci si troverà a operare”. – Che tipo di intervento sarà quello prestato dagli esperti dell’Iscr? “Sicuramente, essendo civili non interverremo nelle fasi di guerra. La nostra azione sarà sia di prevenzione che di intervento post emergenza. E questo vale sia per la presenza di conflitti che per eventi calamitosi naturali. Una dinamica già messa in atto in alcune nostre missioni all’estero e in tante occasioni in cui si ci è dovuti confrontare con condizioni di grave danno per il patrimonio e anche in situazioni difficili dovute a conflitti. Con l’accordo firmato oggi, questi interventi potrebbero diventare molto più efficaci. Per quanto riguarda la prevenzione, sarà sicuramente incentrata sulla conoscenza del patrimonio e sulla sua dislocazione. Mi riferisco anche ai beni mobili che potrebbero essere trasferiti in luoghi sicuri che ogni Paese potrà individuare. Ecco, il trasporto in sicurezza di questi beni sarà un grande contributo di prevenzione che l’Istituto potrà dare”.

Nelle missioni che l’Istituto Superiore svolge all’estero, il lavoro sul patrimonio è spesso accompagnato dalla formazione che gli esperti Iscr fanno agli operatori locali. Avverrà anche nel caso di Unite for heritage?

“Sicuramente, proprio per rendere più efficace la nostra presenza, bisogna lavorare insieme agli operatori delle aree colpite. Tanto più in un contesto in cui i danni al patrimonio sono dovuti a scenari di guerra, dunque con ricadute sociali particolari. Sono queste le occasioni in cui la condivisione e la formazione sono importanti. Per questo, vorremmo portare all’interno della task force la nostra struttura d’intervento. Anche se per il momento sono stati coinvolti dal progetto soltanto architetti, archeologi, storici dell’arte, restauratori e fotografi, in un secondo momento la squadra Iscr potrà essere allargata e garantire anche l’interdisciplinarieta’ su cui si fonda la conservazione del patrimonio culturale”.

di Nicoletta Di Placido, giornalista professionista

16 Feb 2016
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