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Dall’appello al Papa al Tar, ecco la storia del McDonald’s di Borgo Pio

ROMA  – Una querelle finita perfino sul tavolo del Pontefice e, immancabilmente, nelle aule della Giustizia amministrativa.

Il nuovissimo McDonald’s di Borgo Pio sulle cronache (non solo italiane) tiene banco da mesi e vede alternarsi opinioni, appelli e richiami alle legislazioni di cittadini più o meno illustri, abitanti e non del quartiere all’ombra del Cupolone.

Tant’è, il tempio degli hamburger made in Usa è attivo ormai da qualche settimana e, fosse anche solo per una scelta di marketing, si occupa anche di tenere decoroso il tratto stradale antistante, tra via del Mascherino e Borgo Pio. Di più, da oggi il colosso americano inaugura una serie di lunedì solidali, giorni in cui donerà mille pasti ai clochard.

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Ma nell’era dei minimarket h24 e dei tavolini selvaggi, perché proprio un McDonald’s (fino a prova contraria, con le carte in regola) diventa la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza cittadina? O, come azzarda qualcuno, siamo di fronte a un pugno di abitanti che non tollera novità di alcun tipo? Fatto sta che proprio i residenti già ad aprile scorso hanno iniziato a dare voce alla loro preoccupazione, distribuendo volantini con lo slogan ‘Fermiamo il mostro’. Il cuore della protesta è la difesa del tessuto sociale e commerciale di Borgo, fatto per lo più di artigiani e attività tradizionali.

Ma è all’inizio dell’autunno che la battaglia diventa tale. Il 3 ottobre l’attivissimo Comitato per la Salvaguardia di Borgo Pio, presieduto da Moreno Prosperi, fa partire l’appello al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, e alla presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi. Questa volta la polemica è più mirata e punta sul divieto di sostituire, nelle aree tutelate, una attività di cucina tipica con una di tradizione straniera.

I residenti si scagliano infatti contro il trasferimento di licenza che McDonald’s ha effettuato dal civico 186 di Borgo Pio, che ospitava la trattoria il Ristochicco, ai locali di via del Mascherino, scelti per il nuovo fast food. A stretto giro, il 18 ottobre, con l’aiuto del Codacons il Comitato scrive anche a Papa Francesco. Lo stesso giorno, con il suo assessore allo Sviluppo economico, Adriano Meloni, è il Comune di Roma a dare la prima risposta: “La competenza è del Municipio, nel rispetto del decentramento amministrativo”.

Pronta la risposta della minisindaco Alfonsi: “Abbiamo scritto al Comune sull’argomento, ma non abbiamo avuto risposta”. Di lì a poco parte il primo esposto (22 ottobre) con cui il Comitato dà 30 giorni di tempo alla sindaca per intervenire, pena il ricorso al Tar. Data la prossimità del McDonald’s all’istituzione, il documento viene inviato anche al presidente del Senato, Piero Grasso, e al presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, affinché analizzi carte e permessi in mano alla società americana.

La prima doccia fredda per il Comitato, però, arriva proprio dal Vaticano, proprietario delle mura con l’Apsa, Amministrazione del patrimonio della sede apostolica. “E’ tutto nella norma, l’iniziativa va avanti”, risponde il presidente dell’Apsa, il cardinale Domenico Calcagno. La strada diventa in salita per i cittadini del Rione, che dalla loro hanno personalità di spicco come Alberto Asor Rosa, Vittorio Emiliani e alcuni parlamentari di centrosinistra. Tuttavia, editoriali e interviste possono poco, così come l’arrivo delle nuove norme, tra cui la Scia 2, che per volere del ministro Franceschini daranno ai sindaci più potere sulle scelte delle attività commerciali nelle aree tutelate. Da molti visto come un toccasana per il futuro dei Centri storici, il provvedimento però arriva poco prima dell’apertura del McDonald’s della discordia.

Il taglio del nastro va in scena i primissimi giorni del 2017, seguito a ruota dal ricorso al Tar presentato dal Codacons e dal Comitato Borgo Pio: “Alla base del nostro ricorso, la violazione della delibera del Consiglio comunale (35 del 2010) che vieta la trasformazione di esercizi di somministrazione caratterizzati da ‘cucina tradizionale’ in esercizi di somministrazione della sola ‘cucina straniera’, con estensione di tale divieto anche alle nuove attivazioni”, spiega il presidente, Carlo Rienzi. La richiesta è di sospendere l’autorizzazione rilasciata dal Campidoglio, ma i giudici di via Flaminia l’8 gennaio negano la sospensiva. Il prossimo appuntamento con il Tribunale è per il 7 febbraio per una valutazione collegiale della richiesta. Per adesso, il McDonald’s può continuare la sua attività.

di Nicoletta Di Placido, giornalista professionista

16 gennaio 2017

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