Vaccini, a Macerata un’ostetrica non adempie all’obbligo: licenziata

"Più volte abbiamo provato a parlarci e a convincerla ma non c'è stato verso-conclude-. È una cosa che va avanti da mesi"

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ROMA – “Un’ostetrica dell’ospedale di Macerata ha rifiutato di vaccinarsi nonostante i ripetuti solleciti e così non abbiamo potuto fare altro che licenziarla”. Lo spiega alla Dire il direttore dell’Area Vasta 3 (Macerata) Alessandro Maccioni che, come riportato oggi da un quotidiano locale, nei giorni scorsi ha firmato la determina che dispone il licenziamento per giusta causa dell’ostetrica assunta a tempo indeterminato che si è rifiutata di adempiere all’obbligo vaccinale.

“Non ho fatto altro che applicare la legge- premette Maccioni-. È da tempo che, senza successo, i servizi preposti, l’ufficio del Personale e i dirigenti sanitari invitano la donna ad adeguarsi a quanto previsto dal Piano nazionale della prevenzione vaccinale 2017/2019. Norme nazionali poi recepite dalla determina della Regione Marche 458 del 15 maggio 2017 e ribadite dalla determina Asur del 26 ottobre 2017. Un coacervo di norme che prevedono l’adempimento dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario che opera in reparti particolarmente delicati come, appunto, l’Ostetricia. Leggi condivise pienamente dall’amministrazione regionale e dal presidente di Regione”.

Facile immaginare che l’ex dipendente dell’ospedale di Macerata presenterà dei ricorsi nei confronti della decisione della direzione dell’Area Vasta 3. “Immagino che ci saranno ma io ho solo applicato le regole nell’interesse della salute dei cittadini: non possiamo tenere in Ostetricia una persona che può contagiare un bambino appena nato o quando questo viene a fare delle visite- continua Maccioni-. Faccio una metafora: se io sono un’azienda di autotrasporti e un mio dipendente si rifiuta di rinnovare la patente non posso fare altro che licenziarlo. Un ricollocamento all’interno dell’Area Vasta? Non è possibile. È una presa di posizione personale che non giustifica un ricollocamento”.

Il direttore Maccioni dunque non ha ripensamenti sulla decisione fatta. “Più volte abbiamo provato a parlarci e a convincerla ma non c’è stato verso-conclude-. È una cosa che va avanti da mesi. Posso solo aggiungere che su questo tema la Regione e l’azienda sanitaria stanno portando avanti una politica ferma e decisa. Non è un provvedimento sporadico”.

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15 Novembre 2018
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