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Venerdì 17 gli studenti scendono in piazza: ecco le loro ragioni

ROMA – Il 17 novembre, in occasione della Giornata dello studente, migliaia di ragazzi scenderanno in piazza “per manifestare contro la riforma della legge 107/15, contro le limitazioni al diritto allo studio e contro al definanziamento della scuola e delle università”.

Questi gli orari e i luoghi di ritrovo delle manifestazioni nazionali degli studenti:

PARMA – Assemblea d’ateneo, aula Ferrari – Dipartimento di studi umanistici (ore 15-19);

ROMA – Piazzale Ostiense (ore 9-13);

MILANO – Assemblea studentesca, aula 109, via Celoria 20 (ore 17-19);

LATINA – Piazza del Popolo (ore 9-11.30);

ANCONA – Palazzo Raffaello (ore 10);

CAGLIARI – Via Roma (ore 9);

PALERMO – Piazza Ruggero Settimo (ore 9);

CALTANISSETTA – Piazza Falcone e Borsellino (ore 9-12.30);

TRAPANI – Piazza Ex Mercato del Pesce (ore 9-12.30);

MODICA – Corso Umberto (ore 16);

CALTAGIRONE – Sant’Anna (ore 8.30);

PERUGIA – Piazza Italia (ore 9);

VENEZIA – Piazzale Roma (ore 9);

ROVIGO – Piazzale Fratelli Cervi (ore 8-12.30);

MONTEBELLUNA – Biblioteca comunale (ore 8).

A spiegare le ragioni dei ragazzi Giammarco Manfreda, coordinatore della Rete degli studenti medi, il quale punta il dito anche sulla legge di bilancio che porterà una dispersione di fondi che potrebbero essere impiegati in maniera diversa.

“In questa legge di Bilancio si parla esclusivamente di aumenti di stipendio per i presidi e di 85 euro in più per i docenti. Viene riconfermato il bonus di 500 euro ai neo-diciottenni prevedendo un capitolo di spesa di 290 milioni, fondi che potrebbero essere destinati al diritto allo studio, nella legge invece mai citato. Si sceglie di continuare a investire in bonus spot e sostanzialmente inutili e negli sgravi unilaterali verso il mondo dell’impresa, come quello previsto per chi assume gli studenti che hanno svolto almeno il 30 per cento delle ore di alternanza scuola-lavoro nella propria azienda scambiando quello che dovrebbe essere uno strumento didattico per una fonte occupazionale. Unica nota positiva sembra lo stanziamento di 900 milioni per gli enti locali di cui 400 destinati a interventi di edilizia scolastica, insufficienti però per pensare a un piano di risanamento duraturo”.

Una scuola sempre più povera e sempre più d’élite invece per Elisa Marchetti, coordinatrice dell’Udu: “In questo Paese studiare è diventato un lusso. Il numero chiuso a livello nazionale impedisce a centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi di iscriversi all’università. Le tasse crescono di anno in anno e le borse di studio sono poche e insufficienti. Questa legge di Bilancio pensa a distribuire sgravi, ma non riesce a invertire la tendenza all’abbandono scolastico in tutte le fasce anagrafiche. Per le borse le anticipazioni parlano di 10 milioni in più. Un primo segnale, ancora troppo piccolo. Serve aumentare di almeno 150 milioni il fondo statale per eliminare gli idonei non beneficiari e quindi investire nel Fondo di finanziamento ordinario per abbassare le tasse nell’ottica della gratuità. E’ necessario, infine, un piano di reclutamento nell’università che inverta lo smantellamento dell’accademia, svuotata in pochi anni di 14.000 docenti”.

15 novembre 2017

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