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Usa, Trump previsto da romanzo del 2002. Anche data coincide

la-silla-del-aguila_fuentesROMA – La letteratura si ispira spesso alla realtà, ma a volte succede il contrario. Nel 2002, lo scrittore messicano Carlos Fuentes ha scritto il romanzo ‘La Silla del Aguila‘ (‘Il trono dell’Aquila’), ambientato nel Messico agli albori del 2020. Nella finzione letteraria la politica messicana è scossa dall’elezione, negli Stati Uniti, di un presidente repubblicano molto radicalizzato, eletto l’8 novembre 2016. Una figura che viene personalizzata in Condoleeza Rice, rigido segretario di Stato con George W. Bush ma che oggi, sconfitta la suggestione del primo presidente donna, ricorda moltissimo quella dell’eletto Donald Trump. Negli scorsi giorni ha fatto il giro del mondo la “profezia” del noto cartone animato ‘The Simpson’s‘, che nel 2000 parlava di un futuro governo Trump che lascia la Casa Bianca in bancarotta ma, forse segno dei tempi, ai più è sfuggita l’intuizione del romanzo di Fuentes, premio Cervantes morto nel 2012 e a pieno diritto rappresentante di quella accademia di scrittori (Gabriel Garcia Marquez, Mario Vargas Llosa, Julio Cortazar, José Donoso) che negli anni tra Cinquanta e Sessanta diede vita al fenomeno del boom letterario latinoamericano.

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Carlos Fuentes

Nel romanzo uscito nel 2002 dopo l’elezione del repubblicano dall’esaltato temperamento, scrive Rosendo Fraga sul ‘Clarìn’, gli States si isolano dal mondo, invadono la Colombia per sconfiggere i narcos e attraverso il controllo delle frontiere e dei satelliti lasciano al proprio destino il popolo messicano: i telefoni cellulari non funzionano, Internet e i social vengono oscurati non funzionano più né radio né televisioni. Dall’altra parte di questo nuovo “muro” non poteva che accadere una reazione uguale e contraria, con l’elezione nel 2018 di un nazionalista in Messico che decide di sfidare gli Stati Uniti. Tutto il libro è fondato sulla corrispondenza epistolare, l’unica rimasta possibile, fra il presidente messicano e una serie di figure importanti per la vita del paese. Uno scambio di lettere in cui emergono intrighi e scenari geopolitici in cui sono coinvolti la Russia e l’Opec; il presidente è perennemente pavido e indeciso: mentre una parte consiglia al leader di desistere nella politica di contrapposizione agli Usa, altri lo incitano a continuare, perché il conflitto con gli Stati Uniti ha radici storiche nella cultura messicana e può offrire significato storico alla sua presidenza. Il presunto presidente degli Stati Uniti invece non ascolta nessuno, soffre le critiche del mondo e reagisce con un esercizio di forza che viola ripetutamente le norme e i regolamenti internazionali. Lo scenario rappresentato da Fuentes nel suo romanzo, conclude Fraga sul ‘Clarìn’, contiene interessanti spunti di riflessione per il futuro immediato: “Le personalità dei leader politici spesso cambiano ideologia in base agli interessi, convenienze e le circostanze ma non alterano la loro personalità, come dimostra la storia”. O, in questo caso, la letteratura.

di Alfredo Sprovieri, giornalista

15 novembre 2016
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