Il lavoro in diretta, ecco le notizie dal territorio

Il mondo del lavoro e non solo. Ogni giorno in Italia il tema dello sviluppo economico, dei rapporti tra imprenditori e lavoratori assume i contorni piu’ diversi. Qui la ragione di ‘Lavoro in DIREtta’ lo speciale della Dire in collaborazione con i colleghi di Rassegna (www.rassegna.it). Buona lettura

RIFIUTI. CGIL  UMBRIA, BASTA GALLEGGIARE, SERVE PIANO REGIONALE – La Cgil dell’Umbria, “anche alla luce delle recenti indagini della magistratura sulla gestione dello smaltimento dei rifiuti nella nostra regione, torna a chiedere un nuovo piano regionale organico sulla gestione dei rifiuti in Umbria”. Lo dichiara Vasco Cajarelli, segretario regionale della Cgil Umbria. “In primo luogo – spiega – va resa subito operativa l’Auri (Autorità umbra per i rifiuti e le risorse idriche), stante la necessità di governare in maniera complessiva i processi di gestione, attualmente frammentati all’inverosimile, arrivando quindi ad una razionalizzazione e riduzione drastica del numero di imprese operanti nel settore (attualmente sono 36 in Umbria). Questo anche con l’obiettivo di produrre un’armonizzazione del servizio e conseguentemente una riduzione uniforme delle tariffe. Il traguardo finale deve essere quello della costituzione di un gestore unico regionale”. “Questo processo di riforma si rende assolutamente indispensabile, alla luce della sempre più evidente criticità che attraversa il sistema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti in Umbria. Criticità determinate soprattutto dalla difformità delle scelte e delle politiche attuate nei vari territori, come dimostrano anche le grandi differenze di risultati sia sulla raccolta differenziata, che sulle tariffe e sugli assetti societari delle aziende Come Cgil, insieme ai lavoratori del settore, che sono i primi ad essere penalizzati da questa situazione ormai insostenibile, chiediamo alla Regione dell’Umbria di avviare immediatamente una fase di confronto con le organizzazioni sindacali per approdare al più presto ad un nuovo piano regionale di smaltimento rifiuti”, conclude.

FLORAMIATA. CGIL, SOSTEGNO AL REDDITO E NON DISPERDERE PROFESSIONALITÀ – La vertenza di Floramiata Servizi, giunta al tragico epilogo con la dichiarazione di fallimento del Tribunale di Siena, ha già avuto un primo effetto con la sospensione di circa 100 dipendenti fissi, la maggioranza dei quali senza reddito perché privi di ammortizzatori sociali. A questo si deve aggiungere, al momento poco evidenziata, la condizione delle 60 lavoratrici a tempo determinato che non hanno nessun legame giuridico con l’Azienda. “Si chiude così la più grande azienda florovivaistica italiana a causa di una dissennata gestione imprenditoriale – afferma in una nota stampa la Cgil di Siena e della zona Amiata – , ma anche per una sottovalutazione della condizione in cui versava l’impresa e, per questo, è una dura sconfitta per tutto il territorio amiatino. Tuttavia questo è il momento di un grande senso di responsabilità collettiva evitando di esternare ingannevoli promesse di rioccupazione basate sul nulla, come purtroppo abbiamo visto in questi giorni nella stampa locale”. “Bisogna prendere atto che Floramiata Servizi è fallita e che un nuovo futuro produttivo per l’azienda non è né certo né scontato. Per questa ragione, a partire dalle istituzioni locali, tutti i soggetti coinvolti devono contribuire al fine di creare le condizioni per un reinsediamento imprenditoriale di prospettiva che si ponga come obiettivo il recupero dei posti di lavoro ad oggi perduti. Per questo non possiamo illuderci né illudere nessuno con false promesse: prendiamo atto che ci aspetta un periodo problematico che dovremmo affrontare con determinazione e responsabilità. Facciamo appello alle istituzioni e agli enti coinvolti nel consentire un primo urgentissimo approdo di questa vicenda: trovare risorse per forme di sostegno al reddito così da evitare che la perdita dei posti di lavoro si trasformi in vero dramma sociale per molte famiglie e in perdita delle professionalità del territorio”.

UMBRIA ACQUE, SPI CGIL: RICALCOLO CAUZIONE IN BOLLETTA COLPISCE I PIÙ DEBOLI – Nelle case di molti utenti sta arrivando una lettera di “Umbra Acque s.p.a.” che annuncia una modifica nell’applicazione del deposito cauzionale. La lettera prosegue avvertendo che “il deposito cauzionale… serve a tutelare l’intera collettività degli Utenti da quella minoranza che paga in ritardo o non paga affatto il servizio ricevuto generando così dei costi che verrebbero poi a ricadere sulla maggioranza degli Utenti…”. “Sembrerebbe una norma di equità e giustizia. In realtà non lo è”, questo il commento di Lega Spi Cgil Perugia-Torgiano-Corciano. “Secondo i dati forniti da Federconsumatori- scrive il sindacato- il costo della bolletta è aumentato dal 2014 del 16%, tenendo conto del costo al metro cubo tra prima fascia, seconda fascia e quota fissa, quest’ultima da tutti pagata indipendentemente dal consumo. Solo la quota fissa dal 2014 è aumentata del 10,50%. Un ulteriore aumento complessivo del 16% si prospetta a partire da gennaio 2016. Oltre a questi aumenti c’è quello della cauzione”. La lettera annuncia al “gentile utente” il ricalcolo del deposito cauzionale che per le vecchie utenze significa un ulteriore esborso a vantaggio di una surrettizia ricapitalizzazione della Società. “Chi paga il ricalcolo della cauzione? Chi non ha un conto corrente su cui caricare il costo delle bollette – attacca lo Spi -. Mentre nella lettera si dice che solo una minoranza ‘relativamente piccola’ è insolvente o ritardataria, vengono colpite le fasce deboli di chi non ha un conto corrente o i pensionati, che sono molti, i quali hanno i libretti postali agevolati e in genere ritirano la pensione in contanti (la maggioranza ha pensioni al di sotto dei mille euro). La stessa fascia di 9500 euro secondo il calcolo Isee, prevista per l’esenzione dal pagamento della cauzione, non favorisce i redditi bassi, perché, ad esempio, un pensionato da 700 euro nette mensili che vive in una casa di proprietà non rientra nella esenzione prevista e quindi paga il ricalcolo”.

FP CGIL. ASL LECCE CONDANNATA PER CONDOTTA ANTISINDACALE – Condotta antisindacale. È l’accusa con la quale è stata condannata l’Azienda Sanitaria di Lecce con l’ordinanza emessa il 14 ottobre 2015 dal Giudice del Lavoro di Lecce dottoressa Donatella De Giorgi. “Il ricorso era stato promosso dalla Fp Cgil di Lecce- si legge in una nota-, affinché fosse accertato il carattere antisindacale del comportamento tenuto dalla Asl Lecce, la quale aveva proceduto, con provvedimenti adottati il 9 gennaio 2015, al trasferimento di alcuni collaboratori professionali sanitari verso diverse strutture, dipartimenti e distretti socio-sanitari sulla base delle domande dagli stessi presentate, prescindendo dalle graduatorie stilate e senza fornire alcuna informazione sul punto alle organizzazioni sindacali. Tali disposizioni di servizio, per effetto della suddetta ordinanza, dovranno essere revocate”. “Auspico che d’ora in avanti la direzione generale di Asl Lecce instauri un dialogo assiduo e proficuo con le parti sociali – dichiara il segretario della Fp Cgil Simone Longo – evitando forzature e decisioni unilaterali, per perseguire l’obiettivo comune di migliorare l’azienda nell’interesse, non solo dei dipendenti, ma, ancor più, di tutti i cittadini”.

TAVELLA (CGIL CAMPANIA) A GIOVANI IMPRENDITORI: FIRMIAMO I CONTRATTI – “Il convegno nazionale dei giovani imprenditori di Confindustria, in programma a Capri, può essere un’occasione per rimarcare e sottolineare ancora una volta l’esigenza di una priorità che si chiama Mezzogiorno”. E’ quanto afferma il segretario generale della Cgil Campania, Franco Tavella, secondo il quale “dopo gli annunci, occorre passare alla concretezza delle decisioni e degli atti aggredendo i nodi che ritardano lo sviluppo del Sud”. “In questi anni- ricorda Tavella- si è fatto esattamente il contrario di ciò che bisognava fare, diminuendo e limitando gli investimenti pubblici, riducendo la spesa ordinaria, situazione alla quale si aggiunge il disastro dei fondi europei”. “La Campania e il Mezzogiorno- secondo Tavella- hanno bisogno di investimenti pubblici e privati e di rendere attrattivo il territorio. Ciò significa maggiore competitività e quindi dotazione infrastrutturale, politiche energetiche a sostegno dell’industria, portualità, legalità, sburocratizzazione. Le recenti decisioni della giunta regionale, così come abbiamo già detto, vanno nella giusta direzione, nell’imprimere una maggiore certezza sui tempi degli investimenti”. “Occorre ora- aggiunge Tavella- superare le difficoltà registrate nella spesa dei fondi europei. La programmazione 2014-2020 può essere una straordinaria e grande occasione per garantire competitività al territorio”.

15 Ott 2015
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»