Padri Trinitari, la 1a tappa del viaggio a cavallo: Venosa-Lavello


VENOSA – A Venosa questa mattina l’insegna della farmacia segnava 28 gradi e un sole bianchissimo si riverberava sulla piazza principale. Dall’Istituto dei padri trinitari escono in 23, tutti a cavallo, direzione finale Bernalda, in provincia di Matera, ma per oggi la destinazione è Lavello a 18 chilometri da qui. Dieci di loro sono gli ospiti della struttura dei Frati trinitari, li hanno già ribattezzati i cavalieri speciali. Si sono preparati per più di un anno per circa 3 ore al giorno. Insieme a loro anche 4 cavalieri della scuderia di Peppino Modugno, 2 della scuderia Diciommo, 5 cavalieri di Biancalancia diretti da Franco D’Andrea insieme ad altri 2 cavalieri uno di Spinazzola e l’altro di Foggia.

Prima tappa il giardino dell’Istituto tecnico ‘Ernesto Battaglini’ di Venosa, “un luogo dove si coltiva il futuro” come ricorda don Gino Buccarello, direttore del centro di riabilitazione dei Frati Trinitari, dal palco allestito per l’occasione.

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Oggi la lezione per gli studenti è semplice, ma non meno potente: se non ci sono limiti per questi 10 ragazzi non ci sono per nessuno, non ci sono scuse plausibili. Quante volte si dice che la disabilitá è un plus, quante volte si dice per dirlo, poi però li vedi lì nel cortile della tua scuola che montano un cavallo alto 2 metri con la sicurezza di chi fa qualcosa per cui si sente portato e il concetto astratto prende forma ed è già ricordo, uno di quelli indelebili che arriverà in aiuto in quei momenti in cui tutto sembra più difficile di ciò che è.

Dopo la benedizione del vescovo si riparte, direzione Lavello, la carovana si riallinea, il tratturo è coperto quasi completamente dall’erba, ma questo non rallenta la marcia.

Ci fermiamo ad una fontana, in località Contrada Finocchiaro, giusto il tempo per far bere i cavalli e fare una foto di rito con tutti i cavalieri allineati in sella. Un sentiero in salita ci porta vicino a Lavello, in un laghetto per la pesca sportiva, qui le terre sanno di storia, storie di lotte, quelle delle riforme agrarie. I ragazzi levano le selle ai cavalli, li legano, gli danno da mangiare il fieno che ci siamo portati dietro, sono gesti precisi che non lasciano nulla al caso. Dietro a questo viaggio ci sono anni di preparazione e si vede. In un viaggio come questo non si può prevedere tutto, ma il prevedibile è stato calcolato al secondo. Finalmente è arrivata l’ora di pranzo, pasta tonno e pomodoro, spezzatino con piselli per secondo. I ragazzi mangiano, scherzano fra di loro, di riposare non se ne parla. La tappa finale ci attende, si risellano i cavalli e riprendiamo il sentiero che ci porta a Lavello, ma prima cambio dei cavalieri. Quelli che hanno cavalcato fin qui lasciano il posto in sella a chi era nel furgone e non vedeva l’ora di mettersi gli stivali.

Entriamo a Lavello percorrendo il lastricato della via principale, scortati dalla protezione civile. In piazza una folla festante, i cavalieri salutano, immaginavano una accoglienza, non la immaginavano così calda. L’assessore alle politiche sociali Rachele Catapano consegna a nome della città una targa a Francesco Castelgrande, l’organizzatore del viaggio, poi è il momento della musica. I ragazzi delle parrocchie hanno preparato un piccolo spettacolo, si canta e si balla e i dieci cavalieri ci mettono poco per scatenarsi. Non siamo neanche alla seconda coreografia, ma loro sono già nel mezzo. Non conoscono i passi e neanche le parole, ma non conta niente e a vederli lì in mezzo non si distinguono più. Le differenze non contano, come sempre, ma come sempre c’è bisogno di una prova tangibile e loro non si tirano mai indietro.

La festa è finita. C’è da riportare i cavalli alle stalle, mangiare e riposarsi, domani ci aspetta la seconda tappa. Le facce sono stanche, ma la felicità è incontenibile. Ogni viaggio inizia con il primo passo, adesso che lo abbiamo fatto, non resta che continuare, direzione Spinazzola.

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15 Set 2018
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