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Il ‘gender’ a scuola, a Bologna il popolo del Family day spulcia i programmi e compila un dossier

BOLOGNA – A Bologna il 77% delle scuole, in pratica tre su quattro, presentano tracce di ideologia “gender”. E’ la denuncia arrivata ieri dal comitato “Difendiamo i nostri figli“, quello del Family day, che ha lavorato ad un dossier sui piani dell’offerta formativa degli istituti di Bologna e hinterland metropolitano. “Il 40% delle scuole bolognesi accoglie le leggi ‘genderiste’ e un altro 37% presenta indizi di quella ideologia”, afferma David Botti, referente del comitato sotto le Due Torri, secondo il quale il ‘gender’ si cela spesso dietro attività anti-bullismo o simili. Ad esempio il liceo classico Minghetti, nell’anticipazione presentata oggi alla stampa, è stato bocciato con indicatore “rosso”: secondo il dossier stilato dal comitato ci sono “almeno sei attività extracurricolari filo gender”.

Non vogliamo criminalizzare i dirigenti o i collegi docenti, sappiamo che queste attività vengono svolte da attivisti Lgbt all’interno delle scuole”, spiega l’esponente del Family day. Il punto è però che tutto è perfettamente legale: anzi, come sottolinea lo stesso Botti, è la stessa riforma della Buona Scuola a rendere del tutto normali questi contenuti. Ma “noi quella legge la rifiutiamo, e siamo un milione di famiglie scese in piazza“, replica Botta a chi gli pone la questione. Infine, un appello: “E’ necessario che le famiglie all’interno delle scuole facciano gruppo. E che chiedano di essere informate dettagliatamente sulle attività che si svolgono”.

FORZA ITALIA STA CON LORO: “CI VUOLE CHIAREZZA, NO A PROGRAMMI CAMUFFATI”

Galeazzo Bignami

Ad aiutare il comitato nella sua battaglia è Forza Italia, presente alla conferenza stampa di ieri in Comune con il capogruppo in Regione Galeazzo Bignami e i consiglieri comunali Marco Lisei e Francesco Sassone. Secondo Bignami è “un numero enorme” il 40% di scuole che applicano le leggi cosiddette ‘genderiste’. Ma ne fa soprattutto una questione di corretta informazione alle famiglie. “Ci vuole chiarezza e trasparenza nei confronti delle famiglie, che hanno il diritto ad un consenso informato su ciò che si fa a scuola. Oggi vengono proposti programmi in maniera surrettizia e se non si chiede il consenso per queste attività è perchè le famiglie non lo darebbero”.

PUGLISI: DA FAMILY DAY UNA LISTA DI PROSCRIZIONE

F. Puglisi

“Davvero amareggiano le accuse di David Botti rivolte alle scuole bolognesi sul presunto insegnamento di non meglio specificate teorie ‘gender'”. Lo scrive su Facebook la senatrice Pd Francesca Puglisi, dopo la diffusione del dossier del Family day sugli istituti bolognesi. “Ed è inaccettabile la lista di proscrizione fatta. Le scuole bolognesi– afferma la democratica- rispettano la legge e quanto disposto dalla legge 107 che al coma 16 chiede di inserire nei piani triennali dell’offerta formativa ‘attività di educazione alla parità tra i sessi e di prevenzione della violenza di genere’. Attività che sono approvate dal consiglio di istituto in cui le stesse famiglie e gli studenti sono democraticamente eletti”.

Ben vengano, prosegue Puglisi, “queste attività di educazione di ragazze e ragazzi, quando sappiamo che quasi un quarto degli adolescenti ritiene ‘normale’ dare uno schiaffo alla fidanzata e secondo la stessa percentuale di ragazze un segno di amore riceverla. Botti e la sua associazione piuttosto collaborino affinché le nuove generazioni sappiano creare famiglie libere dalla violenza domestica e rispettose della libertà e autonomia femminile, così come il Santo Padre più volte ha ricordato. Ma soprattutto la scuola non sia terreno di scontro ideologico, ma luogo di crescita armonica dei nostri figli”.

PD STOPPA FAMILY DAY: OFFENDE AUTONOMIA ISTITUTI

Lasciamo stare la scuola e lasciamo fuori gli studenti“. L’invito è del consigliere comunale del Pd Francesco Errani, alla luce della diffusione del dossier che mette i voti alle scuole bolognesi a seconda del presunto tasso di ideologia ‘gender’ riscontrato.

“Vorrei ricordare che l’insegnamento di genere a scuola risponde all’articolo 3 della Costituzione italiana che chiede di non discriminare in base alla religione o all’orientamento sessuale”, scrive Errani su Facebook. “È un tema che riguarda le pari opportunità e l’obiettivo della legge ‘Buona Scuola’ è di educare alla parità tra i sessi e alle uguali opportunità”. “Quanto è successo oggi- prosegue il consigliere dem- è un episodio molto grave che offende il senso e l’autonomia della scuola. Bisogna smetterla di alimentare polemiche: nelle nostre scuole si è sempre lavorato sull’accettazione delle differenze: dalla disabilità, all’educazione di genere, a chi viene da altri mondi e culture”.

di Mirko Billi, giornalista professionista

15 settembre 2017

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