Da Bologna 110.000 dollari per ospedale del Tibet/FOTO

tibet_ospedaleBOLOGNA – L’eco del terremoto in Tibet è ormai lontano, ma la solidarietà non ha dimenticato. E così 110.000 dollari hanno preso il volo da Bologna per ‘piovere’ su un ospedale in Tibet. La donazione proviene da vari club bolognesi tra cui un ruolo fondamentale l’ha avuto il Rotary Club del capoluogo emiliano-romagnolo. L’ospedale è quello di Kirtipur, paese a pochi chilometri da Kathmandu, e si tratta dell’unico rimasto in piedi dopo il disastroso terremoto del 25 aprile 2015.  Dopo la tremenda scossa Shankar Man Rai, direttore del piccolo presidio ospedaliero, si era trovato in grande difficoltà per la quantità di feriti e la carenza di apparecchiature mediche adeguate. Per lui e per gli oltre 4.600 pazienti, questi 110.000 dollari segnano “la differenza tra la vita e la morte“. Prima lì non c’era nessuna delle attrezzature essenziali per le operazioni mediche come i monitor e si operava quasi “come in un campo di battaglia”. E il Rotary non si è limitato a spedire i soldi; ha anche organizzato un viaggio per verificare gli ‘effetti’ della donazione e capire i bisogni dell’ospedale. C’è infatti l’intenzione di continuare nei prossimi anni questa raccolta fondi.

CONF ROTARY IN ASCOM DA SINISTRA PAOLO MORSELLI ENRICO POSTACCHINI FABIO RAFFAELLI PATRIZIA FARRUGGIA E CHIARA SEGAFREDO

Il punto sulla campagna di aiuto all’ospedale tibetano è stato fatto oggi all’Ascom di Bologna e qui  Paolo Morselli, presidente di Interethnos interplast Italy, che più volte ha partecipato a missioni mediche in paesi poveri, ha raccontato la sua esperienza di una settimana nell’ospedale con grande modestia. “Non c’è niente di eroico– dice- sto solo facendo la mia professione“. Durante la sua permanenza in Tibet, Morselli, ha svolto otto interventi ed esaminato molti altri pazienti venuti da tutto il paese. Sottolinea anche lui l’importanza della continuità, non solo come raccolta fondi, ma anche sul fronte della formazione, per permettere ai medici tibetani di portare avanti il loro lavoro ed eseguire anche operazioni complesse. Morselli aggiunge anche un rimprovero ai medici che non si rendono disponibili per missioni umanitarie; eloquente il suo paragone: “Le barche non sono fatte per stare nel porto”, ma per attraversale l’oceano e affrontare tempeste.

15 Giugno 2016
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