Toscana

Sesto Fiorentino, guida ragionata al ballottaggio più unico che raro

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FIRENZE – Se per il primo turno si è parlato di referendum sull’inceneritore di Case Passerini, il ballottaggio tutto a sinistra tra Pd e Si (caso più unico che raro) ne incarna l’essenza filologica. A Sesto Fiorentino, quando mancano quattro giorni dal voto, il dibattito si è cementificato. Una polarizzazione che ha polverizzato praticamente qualunque altro spunto di discussione. E’ evidente ed è anche inevitabile, visto che su quella manciata di ettari di terreno in cerca del proprio sindaco balla un pezzo di sviluppo di Firenze, dell’area metropolitana e della Toscana: l’inceneritore, certo, ma anche il potenziamento dell’aeroporto (nuovo terminal e soprattutto nuova pista) da mettere in asse con lo scalo di Pisa, ed infine il parco agricolo della Piana. Senza dimenticare la genesi di questa partita politica asprissima, lo strappo consumatosi un anno fa, la cacciata dell’ex sindaco Sara Biagiotti, le espulsioni dopo la sfiducia, la spaccatura profonda del popolo dem‘. Da quelle ceneri sono nate le sacche di consenso di un pezzo di Sesto che ha eroso voti al Pd. Lo dicono i numeri.

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Lorenzo Falchi festeggia la sera del primo turno

Il 19% di Maurizio Quercioli al primo turno è grosso modo il consenso ottenuto nel 2014; il M5s si è spostato in avanti ma di poco: da dentro il Pd a contro il Pd, i flussi si sono spostati in questa direzione. Tutto lì insomma. Ma è davvero tutto in ballo? Per Lorenzo Falchi, il candidato sindaco di Sinistra Italiana e della civica “PerSesto” sì. L’inceneritore, spiega nel confronto organizzato a Lady Radio con Lorenzo Zambini, il candidato del Pd, “non si deve fare per mille motivi”. La strategia è quella di “utilizzare tutti gli strumenti amministrativi e politici, finché c’è spazio, finché c’è tempo, per bloccare l’impianto”. Le armi? Una è “convincere la Regione a cambiare rotta sul piano interprovinciale dei rifiuti”.

C’è il precedente dello stop all’inceneritore di Selvapiana, storia di un anno fa, prima inserito nel piano e poi tolto. In quel caso il progetto finanziario non stava in piedi e “mi dicono- dice Falchi- che ci siano grosse difficoltà a sbloccare gli investimenti della Banca europea sull’impianto di Case Passerini”. Poi il ricorso al Tar, “il primo atto che farò da sindaco”, o meglio l’affiancamento del Comune di Sesto sui ricorsi già presentati dai comitati. “No- si inserisce Zambini-, ti sbagli. Il 12 luglio il ricorso va in discussione, l’11 giugno sono scaduti i termini per l’affiancamento”. “Sei tu- replica Falchi- che trascuri un passaggio del diritto amministrativo: il giudice può accettare l’affiancamento anche se scaduti i termini per la presentazione”. Il confronto non si fa mai cattivo, tuttavia Zambini attacca. E qui cala sul dibattito il fantasma di Gianni Gianassi: dieci anni alla guida di Sesto, legato agli 8 ex democratici che hanno ‘licenziato’ Sara Biagiotti, attaccato duramente dal Pd che lo dipinge come il sindaco ombra, il regista dell’operazione Falchi.

“Eri in quella maggioranza, in quel Consiglio. Voi avete inserito nel programma del 2009 il termovalorizzatore come opera strategica nel nostro territorio. Voi lo avete approvato, autorizzato, collocato lì quell’opera. Oggi invece Falchi, contro il se stesso di ieri, cercherà di bloccare l’impianto senza però ci abbia detto come”. Anche perché, continua, un come “non c’è: non si può tornare indietro, il sindaco non ha più strumenti da mettere in campo. Fosse per me lo metterei anche da un’altra parte ma chi ci dice che si può bloccare, dice una menzogna”. Palla a Falchi che risponde secco ai due affondi: “Dietro di me non c’è nessuno. Sui manifesti c’è la mia faccia, il mio progetto”. Sul passato da ‘inceneritorista’: “Nel 2012 l’inceneritore di Case Passerini è stato deliberato dal Consiglio provinciale. Io ero segretario provinciale di Sel e noi votammo contro mettemmo in crisi la maggioranza che sorreggeva l’allora presidente Andrea Barducci. Ricordo inoltre che nel 2012 il Comune di Sesto Fiorentino bloccò l’iter autorizzativo”. E le penali? Stoppare la realizzazione dell’impianto di Selvapiana costerà 2,2 milioni di euro ai cittadini. “Non mi sembra che nessuno si sia strappato i capelli per le penali”, sottolinea Falchi. “Quando una scelta è sbagliata dal punto di vista economico, ambientale e sanitario, si deve e si può tornare indietro. Il costo poi non è proibitivo: a Selvapiana tra le risorse messe dalla Regione e quelle che andranno in bolletta si parla di 2 euro circa l’anno, non credo sia una cifra che spaventi nessuno”.

di Diego Giorgi, giornalista

15 giugno 2016
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