M5S, riecco Di Battista: “Anche i rapper africani mi apprezzano”

Dopo mesi di silenzio, interrotto da qualche sporadico post sui social, l'ex deputato grillino riappare a un evento pubblico a Testaccio
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ROMA – “Non sono mai scomparso. Solo ho capito che non potevo andare in tv a dare la linea del Movimento Cinque Stelle senza essere al governo. Ho preferito farmi da parte. È quello che avrebbe dovuto fare Renzi”. Alessandro Di Battista è tornato (forse).

Dopo mesi di silenzio, interrotto da qualche sporadico post sui social, l’ex deputato grillino riappare a un evento pubblico a Testaccio, alla Città dell’altra economia. Si tratta della presentazione del libro di Fanny Pigeaud e Ndongo Samba Sylla ‘L’arma segrets della Francia in Africa. Una storia del franco Cfa’.

La moneta colonialista è un suo cavallo di battaglia. Dal palco Di Battista ricorderà almeno cinque volte che è stato lui a portare a galla la questione, in un’intervista con Fabio Fazio. “In tutta l’Africa- rivela- ci sono famosissimi rapper che postano il mio intervento in tv, ha milioni di visualizzazioni”.

Loda Trump, rivendica di aver detto “meno male che Putin c’è”. Cita Roger Waters e Roger Federer, “meglio di tanti intellettuali”.

Di Battista, giacca blu su maglione e camicia con sotto i jeans, racconta di viaggi passati e futuri. Alla platea snocciola aneddoti del suo lungo girovagare in America del Sud: “In un campo profughi al confine tra Costa Rica e Nicaragua ho incontrato degli africani, sono stati loro i primi a parlarmi del franco Cfa”. Racconta di una foresta boliviana troppo pericolosa da attraversare, “anche per me”. Del quartiere di Panama dove il figlio ha mosso i primi passi. 

Qua e là ci sono le stoccate a Salvini, ai suoi selfie, alle foto del cibo. Difende Fazio (“Dovrebbe guadagnare meno ma ha tutto il diritto di fare la sua trasmissione, noi non facciamo gli editti bulgari”). Non solo: “Io i contestatori li facevo salire sul palco e davo loro il microfono, non facevo sequestrare striscioni. Quella è la morte della democrazia”. 

Non esiste alcun allarme fascismo, assicura: “Non sono quattro fascistelli il pericolo numero uno, quelli sono dei cazzoni”. E le pagine filo Lega e M5S chiuse da Facebook perché veicolavano fake news? “Queste cose sono sempre esistite, solo che prima si chiamavano stronzate”. Di Battista si dice sempre “innamorato” del Movimento Cinque Stelle, delle sue politiche, delle sue scelte. A partire del reddito di cittadinanza. Anche quando si parla solo “di 250 euro, una cifra che consente di andare a mangiare una pizza, consente alle donne di andare dal parrucchiere, consente alle donne che non avevano quattrini per mettersi in ordine di ritornare in società in maniera più dignitosa.

I litigi con l’alleato leghista sono scaramucce d’amore: “Anche nella Prima repubblica gli alleati di governo litigavano sempre”. C’è spazio anche per un aneddoto, “questo non l’ho mai detto prima”. Eccolo: “Quando ero giovane e votavo sinistra andai a una festa dell’Unità e c’erano Santoro e Sandro Curzi. Io parlai di terzo mondo, di globalizzazione. Santoro mi liquidò con un gesto della mano, come si fa con i ragazzini. Ecco, ora quei ragazzini sono arrivati al governo”. E ora? Di Battista è di nuovo in campo o no? Il 24 maggio, assicura, sarà in piazza col Movimento per chiudere la campagna elettorale, “ma sotto il palco, non sopra”. Non è ancora il momento di prendere decisioni. Sul tavolo c’è ancora il viaggio in India: “Andrò in traghetto da Brindisi a Igoumenitsa, poi Grecia, Turchia, Iran ma il Pakistan no. È troppo pericoloso per andarci con un bambino piccolo…”.

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15 Maggio 2019
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