“Odio la Juve”, in un libro 13 ragioni contro i campioni d’Italia

ROMA – “Odio la Juventus”. E non è parola di un tifoso della Fiorentina, della Roma o del Napoli. No. David Peace è ‘solo’ uno scrittore britannico, uno che con le polemiche all’italiana sulla Vecchia Signora probabilmente non ha nulla a che vedere. Però lui la Juventus la odia e il suo pensiero lo ha sintetizzato in un libro, ‘Odio la Juve’, ovvero ‘Tredici ragioni per detestare il più forte‘.

Edito da Meltemi, è una raccolta di interventi e racconti firmati da scrittori, giornalisti, antropologi e ultras che si interroga in modo scherzoso (ma non troppo) sulle ragioni del fenomeno che accomuna gran parte delle tifoserie italiane: l’anti-juventinismo.

‘Odio la Juve’, quella squadra di cui “ricorderai il suo fetore, il suo tanfo, lo ricorderai per il resto dei tuoi giorni- sottolinea Peace-. Il fetore della corruzione, il tanfo del marciume. La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male. Non ti consola che la Juve venga poi battuta 1 a 0 dall’Ajax nella finale di Belgrado. Non ti consola che l’arbitro portoghese, Francisco Lobo, racconti alla Uefa del tentativo di corromperlo, dell’offerta di 5.000 dollari e una Fiat che ha ricevuto per farli vincere la partita di ritorno”. E “non ti consola un cazzo di niente. Non può esserci consolazione. La Juventus vi ha steso e derubato, vi ha sottratto con l’imbroglio al vostro destino, la Coppa dei Campioni. Questi episodi saranno sempre con te, non ti lasceranno mai”.

‘Odio la Juve’ “è un libro di parte”, racconta all’agenzia Dire Marco Duka Anastasi, che ha contribuito alla realizzazione del libro insieme a Davide Steccanella, Stefano Radice, Max Guareschi, Juri di Molfetta, Nicolò Rondinelli, Domenico Mungo, Enrico Astolfi, Duka, Angelo Petrella, Francesco Berlingieri, Andrea Ferreri, Marco De Rose, Giuseppe Ranieri e Bruno Barba, quest’ultimo l’unico tifoso juventino ammesso nel gruppo. Ma non solo. Perché ‘Odio la Juve’ “non è un libro-inchiesta sulle malefatte della Juventus, non svela complotti, non offre rivelazioni, non fornisce prove. Non vi si troverà la dimostrazione scientifica che il gol di Turone era regolare“.

I 13 scritti sono divisi in due sezioni. Nella prima, dal titolo ‘Storia e filosofia‘, trovano spazio contributi di carattere più generalista. La seconda parte, dal titolo ‘Geografi e‘, si sofferma invece sulle declinazioni locali dello spirito antijuventino. Volontariamente, si è deciso di concedere eguale spazio a tifosi di squadre grandi e piccole.

Nei contributi che danno al libro, “molti sono ironici ma altri sono incazzati neri- dice ancora Duka-. Il libro nasce per scherzo, Guareschi con una battuta ha detto ‘Perché non facciamo un libro contro la Juve?’. E così è stato. E non è stato neanche difficile trovare chi potesse collaborare, visto che nel giro di un quarto d’ora avevamo un elenco di nomi di persone che scrivono o hanno scritto di calcio. Ci abbiamo messo un attimo a prepararlo. E qui non accettiamo il diritto di replica”. È sì, è bastata la doppia parola magica…

“Quello dell’odio per la Juve riunisce tutte le tifoserie italiane- dice ancora Duka, tifoso giallorosso-. Questo è un libro in cui non stai a pensare troppo ai forti. Per esempio io nel mio pezzo parlo della Roma degli anni di Falcao e Liedholm, contro la Juve di Trapattoni, ovvero un gioco bello e sublime contro palla lunga e pedalare”. Chi ha scritto il libro odia la Juve, “e basta. Loro sono sempre stati la squadra del padrone che non concepisce la sconfitta”. C’è anche, spiega, “un capitolo in cui sono elencate le loro malefatte ma il libro vuole restare in un discorso da senso comune, nessun intellettualismo”. Anche se oggi “non è più come un tempo, parlando di Juve parli anche di potere, di servi del padrone” e di una squadra che non ha una propria identità sul territorio, ma è più un club ‘nazionale‘: “A Torino praticamente non esistono tifosi della Juve, ma ci sono più torinisti. È una squadra nazionale. La Juve è una squadra a cui del derby con il Torino non frega nulla, per loro è più importante quello con l’Inter. È una squadra-nazione. È l’antitesi di quello che è il calcio“.

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15 maggio 2018
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