Lazio

Dig.Eat, Lisi (Anorc professioni): “Formula con processi è stato un successo”

ROMA – “DIG.Eat 2018 è andato molto bene, si è confermato un evento su privacy e digitalizzazione conosciuto in tutta Italia. Anche la formula dei processi in cui i vari esperti hanno indossato una maschera è stata un successo, perché ha garantito una maggiore elasticità e verticalizzazione sui diversi temi e credo che il pubblico abbia gradito molto. All’uscita dell’evento le persone sorridevano”. A mettere il segno più accanto a DIG.Eat 2018 è Andrea Lisi, presidente di Anorc Professioni, tra gli organizzatori assieme ad Anorc, Aifag, [email protected] e Digital & Law Department, di uno dei più grandi eventi del Paese sui temi di digitalizzazione e privacy, che si è svolto lo scorso 10 maggio nel centro congressi Roma Eventi della capitale.

Una edizione numero XI che ha puntato su una formula originale, quella dei processi, dove gli esperti coinvolti in ciascuna sessione hanno interpretato i ruoli di accusa, difesa, giudice e giuria popolare, pronunciando il proprio ‘giudizio’, accompagnato dal voto del pubblico, su un case study (privacy e Gdpr, firme digitali, digitalizzazione e dematerializzazione dei processi, fatturazione elettronica, riuso nella PA, certificazioni, gestione documentale e atto notarile telematico).

“In un Paese in cui ci si espone poco, con questa formula abbiamo dato la possibilità a coloro che rivestivano un ruolo teatrale di dire in maniera schietta quello che si doveva dire, anche di contrapporsi- sottolinea Lisi- Il problema grosso è che su digitalizzazione e privacy si ripetono sempre le stesse cose. C’è uno storytelling istituzionale secondo cui va tutto bene, ma poi chi si sporca le mani tutti i giorni sa che ci sono dei problemi”. E i problemi, secondo il presidente di Anorc Professioni, sono sotto gli occhi di tutti: “In base alle classifiche Desi (Digitale Economy and Society Index, l’indice sulla digitalizzazione dell’economia in Europa, ndr) siamo 25esimi, tra gli ultimi nel perseguimento degli obiettivi dell’agenda digitale- spiega Lisi-. Basta entrare in una pubblica amministrazione per rendersi conto che la maggior parte dei procedimenti sono ancora cartacei e che i servizi online sono pochissimi. La sensazione è che il Paese sia in una fase di stagnazione rispetto ai processi di digitalizzazione”.

Un fenomeno che, secondo il presidente di Anorc Professioni, è da imputare alla carenza di formazione “nella pubblica amministrazione e nelle imprese”, che si traduce in un maggiore rischio rispetto al “cybercrime” e a peggiori performance in termini di “web reputation”. Il problema è che “l’approccio alla materia è ancora molto formale e poco sostanziale”.

Un aspetto che l’imminente adeguamento al General Data Protection Regulation (Gdpr)- il regolamento europeo in ambito di trattamento e protezione dei dati che diventerà pienamente esecutivo a partire dal 25 maggio- contribuirà a modificare. “Rispetto al codice il Gdpr è più elastico, più sostanziale e meno formale- sottolinea Lisi-. C’è molta strada da fare, c’è bisogno di alfabetizzazione, di formazione sulla materia. I principi del vecchio codice devono essere superati sulla base della creazione di obiettivi su misura. Per evitare le sanzioni dei garanti europei e italiani, che potrebbero essere salatissime, non basta più fare copia incolla, ma bisogna dimostrare di volta in volta tutte le scelte sviluppate dall’organizzazione in base ad una propria analisi dei rischi. Altrimenti il pericolo è di non centrare l’obiettivo dell’accountability (responsabilizzazione, uno dei pilastri del Gdpr, ndr)”.

Proprio il Gdpr è salito sul banco degli imputati in uno dei processi del DIG.Eat 2018: “Dal processo è emerso che questo regolamento è apprezzato- chiarisce Lisi- La sentenza finale è che si tratta di un cambio di rotta positivo“. Più che sul fronte degli investimenti in tecnologia la sfida del Paese sta nella “consapevolezza”: “L’emergenza maggiore in questo momento- spiega Lisi- è garantire quello che il Cad (Codice dell’Amministrazione Digitale, ndr) ripete da anni in maniera inutile, perché mai attuata. E cioè che i cittadini devono essere alfabetizzati, i dipendenti pubblici formati, e che ogni pubblica amministrazione deve avere un manager per la transazione digitale, per rendere i siti web non vetrine di servizi che restano cartacei, ma portali in cui si offrono reali servizi al cittadino. Per farlo però- ragiona- sono i cittadini a dover richiedere questi servizi, ma spesso sono proprio loro a non essere consapevoli dei propri diritti”.

E sul DIG.Eat 2019 Lisi anticipa: “Probabilmente la formula del processo sarà mantenuta, ma rispetto al Gdpr non si tratterà di un processo alle intenzioni come quello di questa edizione- conclude- ma a quanto si è concretamente realizzato”.

15 maggio 2018
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